giovedì 2 novembre 2023

Gianni Brezza

Nato a Pola il 9 novembre 1937, nell’immediato dopoguerra si trasferisce con la famiglia a La Spezia divenendo anche lui esule. Dopo la perdita di entrambi i genitori decide di entrare nella Marina Militare. Durante il servizio viene scelto insieme ad altri colleghi di corso dal regista Francesco De Robertis. Lui cercava attori non professionisti per interpretare il film Ragazzi della marina nel 1958.


Abbandona la Marina dopo quattro anni di servizio e si trasferisce a Roma nei primi anni Sessanta per continuare l’attività cinematografica. Inizia anche a lavorare come danzatore. Riesce ad entrare nel corpo di ballo della Rai grazie al suo portamento atletico ed elegante. Lavora nei principali varietà a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta. Tra questi Canzonissima, Studio Uno, Doppia Coppia (1969), Ciao Rita (1971), Per un gradino in più (1971) e Milleluci (1974). Danza con Mina, Raffaella Carrà, Sandra Mondaini, Sylvie Vartan, Rita Pavone, Gisella Pagano, Lola Falana. 


Nella metà degli anni Settanta abbandona la professione di danzatore per raggiunti limiti di età e si dedica all’attività di skipper. La Rai nel 1979 lo convince a tornare in qualità di coreografo. I passi di Loretta Goggi nei numeri di ballo della trasmissione Fantastico sono i suoi.


Negli anni seguenti si dedica alla carriera della compagna: oltre a farle da coreografo, ne diventa anche manager e addetto stampa. È anche fotografo e curatore d’immagine. 


Sotto la guida di Brezza la Goggi raggiunge la piena maturità artistica diventando una delle presentatrici di maggior successo degli anni Ottanta in una serie di trasmissioni di grande popolarità dirette dal compagno. Dirige anche gli spettacoli teatrali di Loretta. 


Purtroppo ci lascia nel 2011 a 73 anni a causa delle complicanze di un tumore al colon. 


Riposa a Roma nel Cimitero di Prima Porta.

Roberto Soffici

Figlio del famoso compositore e arrangiatore Piero Soffici (di Rovigno) e di Agnese Ines Budicin, Roberto è nato a Pola il 29 ottobre 1946 ed inizia la carriera come autore di canzoni, firmando, tra le altre, "Non credere" per Mina, "Un pugno di sabbia" per i Nomadi e "Casa mia" per l'Equipe 84.


Nel 1969 incide il primo 45 giri a proprio nome, "Una parola/Possibile", per la Dischi Ricordi, casa discografica con cui incide altri due 45 giri ed un LP, senza raggiungere il successo.


Dopo il cambio di casa discografica ed il passaggio alla Fonit Cetra, ottiene la prima affermazione con "Invece adesso", il suo primo disco che entra in classifica.


Del 1980 è "Io ti voglio tanto bene", che rimane il suo singolo di maggior successo, risultando uno dei più venduti dell'anno in Italia. Nello stesso anno incide la sigla italiana dell'anime "The Monkey", dal titolo Monkey, con lo pseudonimo I Coccodrilli.


In seguito Soffici partecipa al Festival di Sanremo 1982 con la canzone "Strano momento", scritta con Andrea Lo Vecchio.


Nel 1987 torna alla ribalta collaborando con Adriano Celentano per la produzione dell'album "La pubblica ottusità" e scrivendo il brano omonimo, fortemente ambientalista, in linea con le idee di Celentano.


Tra gli altri suoi brani più noti si possono annoverare "Malinconia", "All'improvviso l'incoscienza", "Nel dolce ricordo del suo sorriso", "Tanto donna", "Dimenticare" e "Un taxi giallo".

Giuseppe Furlani

Nato a Pola il 10 novembre 1885 da Francesco e Luigia Damiani, Giuseppe Furlani si laureò in giurisprudenza nel 1908 e in filosofia nel 1913 all'università di Graz. In seguito soggiornò a lungo a Monaco, Berlino, Parigi e Londra, perfezionando gli studi di filosofia orientale.

Durante la prima guerra mondiale fu Segretario della Commissione governativa italiana a Londra; tale impegno diplomatico non gli impedì di frequentare assiduamente le maggiori biblioteche di quella città, né di ricavarne una gran quantità di materiali contenuti prevalentemente in poco noti manoscritti del Vicino Oriente.

Terminato il conflitto, trascorse un anno al Cairo come professore incaricato di lingua inglese e di lingua araba presso il liceo italiano; ebbe così modo di viaggiare ed esplorare l'Egitto, la Palestina e la Siria, tutti luoghi che suscitavano la sua appassionata curiosità di studioso delle civiltà antiche mediorientali.

Avendo ormai concretizzato in circa trenta contributi pubblicati su varie riviste i suoi studi storici e filosofici, Furlani nel 1922 conseguì, per titoli, la libera docenza in lingue semitiche presso l'università di Torino, che esercitò in quell'ateneo fino al 1925.

Intanto già nel 1924 venne chiamato all'università di Firenze per ricoprirvi, su incarico, l'insegnamento di arabo e civiltà islamica. Dal 1925 divenne, sempre a Firenze, professore non stabile di filologia semitica e civiltà dell'Oriente classico. Di questa stessa materia fu nominato professore stabile nel 1930 e professore ordinario nel 1931, dopo che, fin dal 1926, aveva definitivamente lasciato l'università torinese.

Nel 1932 l'Accademia d'Italia gli conferì il "Premio Mussolini" per le discipline storiche.

Nel 1933 diresse la prima ed unica campagna italiana di scavi in Mesopotamia.

Quando poi, nel 1940, l'università di Roma istituì la cattedra di assiriologia e archeologia orientale, ne divenne subito titolare, mantenendola fino ai raggiunti limiti di età (1960).

Dell'università di Roma diresse pure la Scuola orientale e l'Istituto di studi orientali, sostenendo, nel contempo, l'insegnamento per l'incarico di ebraico e lingue semitiche comparate.

La vastissima opera di Furlani (la bibliografia completa dei suoi lavori, escluse le voci enciclopediche, conta 610 titoli) si diffuse in un ampio arco di discipline, inoltrandosi in vasti e diversi settori di ricerca.

Furlani morì a Roma il 17 dicembre 1962.


Tra le opere principali, si segnalano:

- Contributi alla storia della filosofia greca in Oriente. I. Testi arabici. Pseudo Aristotele, Roma 1915;

- Contributi alla storia della filosofia greca in Oriente. II. Testi siriaci, Roma 1914;

- Contributions to the History of Greek Philosophy in the Orient, Syriac Texts, IV: A Syriac Version of the Logos Kephalaiodes*** of Gregory Thaumaturgus, Journal of the American Oriental Society 35, 1915, pp. 297–317;

- Contributi alla storia della filosofia greca in Oriente. III. Testi siriaci: Frammenti di una versione siriaca del commento di Pseudo-Olimpiodoro alle Categorie d'Aristotele, Roma 1916;

- Contributi alla storia della filosofia greca in Oriente. VI. Testi siriaci: Una introduzione alla logica aristotelica di Atanasio di Balad, Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei. Classe di scienze morali, storiche e filologiche V, 25, 1916, pp. 717–778;

- Il trattato di Giovanni Filopono sul rapporto tra le parti e gli elementi ed il tutto e le parti tradotte dal siriaco, Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 81, 1922, pp. 83–105;

- Uno scolio d'Eusebio d'Alessandria alle "Categorie" d'Aristotele in versione siriaca, Assisi, 1922;

- Le antiche versioni araba, latina ed ebraica del "De partibus animalium" di Aristotele, Roma, 1922;

- 'Sull'introduzione di Atanasio di Baladh alla logica e sillogistica aristotelica, Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1921-1922, pp. 635-644;

- Uno scolio d'Eusebio d'Alessandria alle Categorie d'Aristotele, Rivista trimestrale di studi filosofici e religiosi, 3, 1922, pp. 1-14;

- Sul trattato di Sergio di Resh'ayna circa le categorie, Rivista trimestrale di studi filosofici e religiosi, 3, 1922, pp. 135-172;

- Il trattato di Sergio di Resh'ayna sull'universo, Rivista trimestrale di studi filosofici e religiosi 4, 1923, pp. 1-22;

- La versione e il commento di Giorgio delle Nazioni all'Organo aristotelico, Studi italiani di filologia classica, NS 3, 1923, pp. 305-333;

- Un trattato di Sergio di Resh'ayna sopra il genere, le specie e la singolarità, in Raccolta di scritti in onore di Giacomo Lumbroso (1844-1925), Milano, 1925, pp. 36-44;

- Il Manualetto di Giacomo d'Edessa (Brit. Mus. Manuscr. Syr. Add. 12.154): traduzione dal siriaco e note, Studi e materiali di storia delle religioni, 1, 1925, pp. 262-282;

- L'Introduzione di Atanasio di Baladh alla logica e sillogistica aristotelica, tradotta dal siriaco, Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti IX, 6, 1926, pp. 319-344;

- Due scolî filosofici attribuiti a Sergio di Teodosiopoli (Rîš'aynâ), Aegyptus, 7, 1926, pp. 139-45;

- La logica del Libro dei Dialoghi di Severo bar Shakkô, Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti IX, 11, 1926-1927, pp. 289-348.

Religione babilonese e assira, voll. I e II, Bologna 1928-29;

- Religione dei Yezidi. Testi religiosi dei Yezidi, Bologna 1930;

- Le Categorie e gli Ermeneutici di Aristotele nella versione siriaca di Giorgio Delle Nazioni, Atti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei, Serie VI, Memorie della Classe di Scienze morali, storiche e filologiche, vol. 5, fasc. 1, Roma 1933, pp. 5–68;

- Contributi sulla religione dei Cananei, degli Aramei e degli Hittiti in Storia delle religioni, a cura di Pietro Tacchi Venturi, Torino 1934-36;

- Il primo libro dei "Primi analitici" di Aristotele nella versione siriaca di Giorgio Delle Nazioni, Atti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei, Serie VI, Memorie della Classe di Scienze morali, storiche e filologiche, vol. 5, fasc. 3, Roma 1935, pp. 145–230;

- Il secondo libro dei "Primi analitici" di Aristotele nella versione siriaca di Giorgio Delle Nazioni, Atti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei, Serie VI, Memorie della Classe di Scienze morali, storiche e filologiche, vol. 6, fasc. 3, Roma 1937, pp. 233–287;

- Religione degli Hittiti, Bologna 1936;

- Il Secondo libro dei "Primi analitici" di Aristotele nella versione siriaca di Giorgio delle Nazioni, Roma 1937;

- Il proemio di Giorgio delle Nazioni al Primo Libro dei Primi Analitici di Aristotele, Roma 1939.

Scolii siriaci al "Perí ermeneias" di Aristotele, Roma 1945;

- Miti babilonesi e assiri, Firenze 1958.

Silvio Vardabasso

Nato a Buie d'Istria il 19 aprile 1891, Vardabasso completò gli studi giovanili a Capodistria e si iscrisse dapprima all'Università di Vienna - Facoltà di Scienze e Chimica, passando poi a Padova, dove si laureò in Scienze Naturali nel 1919. 


L'anno successivo divenne assistente di Giorgio Dal Piaz alla cattedra di geologia, e nel 1925 ricevette l'incarico di insegnamento di mineralogia e geologia alla Regia Scuola di ingegneria; nel 1928 conseguì la libera docenza in geologia. In quegli anni Dal Piaz lo coinvolse anche nel progetto Carta Geologica delle Tre Venezie, per la quale partecipò al rilevamento di vari fogli.


Nel 1931 fu designato titolare della cattedra di geologia all'Università cagliaritana e si trasferì con la famiglia in Sardegna, dove egli diede nuovo impulso agli studi geologici sull'isola, sulla scia delle ricerche pionieristiche di Alberto Lamarmora, a cui fecero seguito tra tutti Domenico Lovisato (anch'egli istriano) e Michele Gortani. 


In oltre un trentennio di ricerche egli acquisì approfondite conoscenze della Sardegna, dal Cambriano al Quaternario, poi riversate nei suoi studi d'insieme. 


A lui si deve la riorganizzazione dell'Istituto di Geologia e del Museo geominerario di Cagliari, quest'ultimo danneggiato pesantemente dai bombardamenti nel 1943. 


Tutta la sua carriera accademica si svolse presso l'ateneo cagliaritano (di cui presiedette anche la facoltà di Scienze) sino al suo collocamento a riposo avvenuto nel 1961, con contestuale nomina a professore emerito.


Fu professionalmente impegnato nella questione giuliano-dalmata per la definizione del confine nazionale orientale; fece infatti parte della Commissione italiana delegata alla Conferenza di pace di Parigi del 1946, su nomina dal Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi. La questione lo coinvolse profondamente anche dal punto di vista umano, e si adoperò per l'accoglienza dei profughi nel centro di Fertilia.


La sua corposa produzione scientifica abbracciò varie discipline specialistiche (geologia stratigrafica e regionale, tettonica, magmatismo e metamorfismo, geomorfologia, carsismo, e idrogeologia, geologia applicata e risorse minerarie). 


Nella parte iniziale della carriera Vardabasso lavorò in Istria, nelle Prealpi venete e nelle Dolomiti, in particolare sul distretto magmatico di Predazzo e dei Monti Monzoni, di cui continuò comunque ad occuparsi per un quarto di secolo. 


Gran parte dei suoi lavori vertono sulla Sardegna: stratigrafia dal Paleozoico sino al Quaternario, tettonica e orogenesi, vulcanismo, geomorfologia, risorse minerarie. Produsse anche alcuni contributi sulla Calabria, sull'Africa settentrionale e sui Balcani. In gioventù si confrontò con le allora recenti teorie di Alfred Wegener, delle quali seppe intuire la grande portata innovatrice, pur nutrendo forti perplessità sulle non dimostrate cause delle mobilità dei continenti.


Viene ricordato per sue notevoli capacità didattiche e divulgative, nonché per la sensibilità riguardo alla scienza applicata alla gestione del territorio, molti anni prima che il ruolo professionale del geologo venisse formalmente riconosciuto. In Sardegna prestò la sua consulenza per opere pubbliche di rilevante interesse, quali interventi di bonifica e bacini idroelettrici, in primis quello del Flumendosa.


Fu socio della Società geologica italiana, di cui fu presidente nel 1952, membro del Comitato nazionale per la geologia del C.N.R., presidente della sezione sarda dell'Istituto italiano di paleontologia umana, presidente dell'Ente provinciale per il turismo di Cagliari, fondatore del Centro speleologico sardo, socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei, membro della Geologische Gesellschaft di Vienna. 


Ottenne la medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte (1961) e la medaglia d'oro di benemerenza dell'Università di Cagliari (1966). 


Vardabasso morí a Vicenza, dopo breve malattia, il 16 dicembre 1966.


A lui sono intitolate strade di Predazzo, della sua cittadina natale, Buie d'Istria, di Sassari e Cagliari, un'aula dell'Istituto geologico dell'Università di Cagliari e una targa apposta dal CAI cagliaritano lungo la passeggiata di Nebida (Sulcis- Iglesiente).

Odorico Borsatti

Giovane istriano, volontario nelle forze armate tedesche, impegnatosi a contrastare i partigiani comunisti titini e ucciso proditoriamente.


Odorico Borsatti di Pola, classe 1921, fu uno dei tanti soldati che decisero di continuare a combattere con l’Asse e che vennero uccisi da partigiani in seguito a processi sommari ad opera dei cd. “Tribunali del popolo”, predisposti per eliminare i nemici sconfitti a guerra conclusa. La particolarità è che fu tenente di un gruppo a cavallo delle SS composto da volontari italiani, comandando la caserma “Piave” di Palmanova e dedicandosi con grande energia alla lotta anti-partigiana con metodi duri ed efferati. Prima di essere fucilato il 5 maggio 1945, a guerra finita, l’accusa mossegli fu proprio l’aver colpito partigiani e civili coinvolti in attività di rappresaglia ma cosa avrebbe dovuto fare, porgere l’altra guancia a banditi responsabili di sevizie anche peggiori? Nella sua attività di duro contrasto al banditismo partigiano Borsatti stipulò una sorta di "accordo" con alcuni partigiani della Brigata Osoppo per contrastare i garibaldini comunisti affiliati ai partigiani jugoslavi. Rifiutò di aderire alla RSI ma divenne volontario delle SS, questa sua scelta, seppur suscettibile di critiche, lo rendeva in ogni caso un soldato regolare che sarebbe dovuto essere sottoposto a regolare processo giuridico per valutare suoi crimini di guerra. 


Venne invece ucciso sommariamente: questo è il prezzo della giustizia dei vili.


"Borsatti viene processato da un Tribunale del Popolo e quindi condannato a morte. Contro il parere degli inglesi, viene ucciso in cella nel corso di una irruzione di un commando partigiano nel carcere di via Spalato a Udine. Forse una esecuzione non casuale perché, se Borsatti era un violento torturatore, era anche il custode di troppe cose scomode sulla Resistenza."

Tommaso Ponzi

Nato a Pola il 25 settembre 1921, Ponzi fondò a 27 anni d'età la "Mercurius Investigazioni", che l’anno dopo venne ridenominata "Tom Ponzi investigazioni". 


Ebbe subito un rapido successo, anche in campo internazionale: egli lavorò, tra gli altri, per Nelson Rockefeller, gli Agnelli, Enzo Ferrari, l’Aga Khan, accompagnando la vita italiana del dopoguerra, raccontando o indagando – soprattutto negli anni Sessanta e primi anni Settanta – i cambiamenti nella sfera privata, nella vita delle famiglie e nella società più in generale di un paese che sarebbe rapidamente diventato una delle maggiori potenze industriali.


Tom Ponzi fu per molti versi il primo in Italia a fare delle investigazioni una professione ad alto livello, passando negli anni dalle investigazioni matrimoniali a più complesse indagini industriali, patrimoniali e finanziarie: coadiuvato dal fratello Vittorio, la sua agenzia diventó ben presto l’occhio privato più famoso del paese e d’Europa.


Il suo primo incarico di rilievo fu per conto di Vittorio Valletta, l’allora amministratore delegato della FIAT, che gli affidò il compito del recupero crediti e il controllo della solvibilità dei clienti che acquistavano le prime automobili.


Un settore molto importante è sempre stato quello delle indagini a carattere privato e, fra i clienti di Tom Ponzi, si può annoverare anche l’Aga Khan III, il nonno dell’attuale Karim Aga Khan IV, che dubitava fortemente della fedeltà della sua quarta moglie.


Il fatto di aver lavorato per uno degli uomini più ricchi del mondo accrebbe notevolmente la popolarità dell’agenzia investigativa nel campo del jet set internazionale.


Nel 1949, gli viene affidato il primo caso importante da una grossa azienda e la stampa cominciò a interessarsi veramente di lui. La Star si era accorta che i suoi dadi da brodo venivano contraffatti, allora assoldò Ponzi che si mise a pedinare personalmente il furgone che consegnava ai negozi i dadi “truccati” e smascherò in breve tempo i truffatori.


La sua reputazione si consolidò ulteriormente in tutti gli ambienti, e non solo in quelli investigativi, con un’altra indagine condotta a regola d’arte sempre nel campo della contraffazione, in questo caso dei medicinali Squibb ad opera di una banda che operava sia in Italia che fuori da essa. In seguito si occupò, sempre con successo, di un caso di contraffazione del profumo N. 5 di Chanel.


Fra gli altri clienti illustri, è da segnalare, negli anni settanta, il senatore Vittorio Cini, mentre una squadra della Tom Ponzi era sempre presente ai box della scuderia Ferrari, per controllare eventuali sabotaggi. 


Nel 1982, in occasione del ventennale della testata Diabolik, le sorelle Giussani assoldarono Ponzi per ritrovare Zarcone, il disegnatore che illustrò il primo numero del fumetto (Il re del terrore) per poi sparire misteriosamente.


Ma è già nel 1956 che egli viene alla ribalta delle cronache italiane per il suo intervento nella scuola elementare di Terrazzano dove due balordi avevano sequestrato un centinaio di alunni e tre maestre: assieme all'operaio Sante Zennaro, riuscì a penetrare nell'edificio e a disarmare i malviventi. La vicenda si concluse però con l'uccisione di Zennaro, colpito per errore dalle forze dell'ordine. Zennaro fu insignito della medaglia d'oro al valor civile, mentre Ponzi non ottenne alcun riconoscimento. Ponzi affermava inoltre di essere stato testimone delle manomissioni della scena da parte dei poliziotti, che intendevano occultare le loro responsabilità attorno alla morte dell'operaio ucciso.


Nei primi anni Settanta fu coinvolto in un vasto scandalo giudiziario con l'accusa di aver pianificato una vasta rete di intercettazioni non autorizzate ai danni della Montedison e di alcuni esponenti politici. Tom Ponzi riuscì a fuggire a Nizza prima dell'arresto, dove rimase sei anni. Tornato in patria, fu assolto con formula piena. In quell'occasione, tuttavia, gli fu ritirata la licenza di investigatore e non riuscì più a riottenerla; lo stesso Ponzi dichiarava di essere vittima di una persecuzione a causa della vicenda di Terrazzano. Poté in qualche modo continuare a occuparsi della sua agenzia investigativa intestandola ai figli.


Tom Ponzi ebbe anche un ruolo di attore nel piccolo schermo: nel 1970 interpretò il commissario Sciancalepre nella miniserie RAI "I giovedì della signora Giulia", ispirati all'omonimo romanzo di Piero Chiara.


Dopo la sua morte, avvenuta a Busto Arsizio nel 1997, si aprì tra gli eredi una lunga vicenda giudiziaria per la guida della società investigativa, oggi amministrata dal nipote Luciano Tommaso Ponzi, fondatore di Federpol.

Giovanni Soglian

Nato il 3 marzo 1901 a Cittavecchia nell'isola di Lesina, Dalmazia. Insegnante e linguista italiano. Frequentò il Ginnasio Liceo di Zara. Si laureò in lettere all'Università di Bologna nel 1925. Direttore del quotidiano dalmata “San Marco” di Zara. Ottenuto la cattedra di docente di italiano presso l'Università di Varsavia nel 1934. Direttore dell'Istituto di cultura italiana a Sofia, Bulgaria nel 1937. Direttore del Liceo Classico di Bressanone nel 1939. Provveditore agli Studi a Spalato nel 1941. Rifiutò di abbandonare la città di Spalato durante la sua occupazione da parte degli Jugoslavi nella Seconda Guerra Mondiale. Pubblicò due opere sulla lingua dalmata. Assassinato dai partigiani jugoslavi a Spalato il 23 settembre 1943.

Poco prima di essere arrestato e assassinato dagli jugoslavi, Giovanni Soglian scrisse in una lettera a Roma il 30 agosto 1943:

Mi sia lecito premettere che nessuno più di me, che per l'italianità della Dalmazia ho lottato e duramente sofferto in un quarto di secolo ormai, desidera e spera che nonostante tutto questa terra rimanga congiunta alla Madre Patria”.