mercoledì 8 novembre 2023

Personalità: Zanella, Zanghi, Zaninovich, Zannovich

ANTONIO ZANELLA

Nasce a Zara il 9 luglio 1913. Esule a Mantova, si dedica alla pittura ed alla fotografia artistica. Muore a Lodi nel 1976.


NEREO ZANGHI

Nasce a Zara nel 1913. Nel 1944, assieme al fiumano Adriano Host costituisce il primo Comitato profughi dall’Istria e dalla Dalmazia sorto nell’Italia allora ancora sotto il controllo delle truppe anglo-americane e, nel 1945, l’Unione comitati profughi. Collabora alle riviste “Zara” e “Arena di Pola” ed affronta la problematica della difesa dell’identità nazionale, storica e culturale delle genti dell’esodo. Muore nel 1988.


GIORGIO ZANINOVICH

Nasce a Spalato il 17 aprile del 1876, studia alla Scuola Industriale Superiore di Trieste e diventa “costruttore” del Governo marittimo triestino. Tra il 1895 ed il 1897 lavora a Ragusa, poi nuovamente a Trieste dove si perfeziona con l’architetto Enrico Nordio e con l’ingegnere Luigi Mazzorana. Nel 1898 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Vienna e progetta vari ponti (sullo Swarza a Payerbach, l’Hohebrücke sul Graben a Vienna ed uno a Varsavia). Nel 1901 vince il concorso per un progetto per l’Educandato Superiore Femminile a Zara e nel 1902 si laurea in architettura con un progetto per un casinò a Lesina. Si trasferisce a Trieste dove realizza vari progetti per case e ville. Nel 1915 è arruolato, come suddito austriaco, nell’esercito imperiale è inviato a Pola, Vienna, Mostar e Sarajevo. Presta servizio nell’imperial-regia aeronautica. Tra il 1918 ed il 1930 è attivo a Trieste, lavora nell’ambito di restauri e perizie

e brevetta un nuovo metodo di costruzione, senza ottenere il successo desiderato. Emigra quindi a Buenos Aires, da dove torna

varie volte a Trieste, città nella quale muore il 6 novembre del 1946.


STEFANO ZANNOVICH

Nasce a Pastrovicchio nelle vicinanze di Budua, nella Dalmazia montenegrina il 18 febbraio del 1751. È fratello di Stefano, Annibale e Marco, tutti e tre attivi presso le varie corti europee. I fratelli spesso vengono confusi l’uno con l’altro a causa dei loro nomi che spesso cambiano. Nella sua vita breve e burrascosa lascia una serie di componimenti letterari, quali poesie, novelle e discorsi politici e filosofici in lingua italiana e francese, tradotti in russo, tedesco e svedese. Compie gli studi a Venezia e si laurea a Padova, ma ben presto entra in contrasto con le leggi del tempo poste a salvaguardia della morale pubblica. Acquisisce una vasta cultura grazie ai frequenti viaggi in Italia, Francia, Germania, Olanda, Ungheria ed Austria e grazie alle amicizie strette con intellettuali di spicco quali Voltaire, D’Alambert, Rousseau, Casanova e diversi principi e re europei. Muore suicida nel carcere di Amsterdam il 5

maggio 1786, a soli 35 anni. Insieme ai fratelli Stefano e Annibale è ricordato da vari scrittori, tra i quali anche Giacomo Casanova che lo cita nelle Memorie.

Opere

La Didone: scena drammatica, Rotterdam, 1772.

L’anima: Poema filosofico, s. l., s. n., s. a..

Opere diverse, Parigi, Fr. Amb. didot, 1773.

Lettera a M. D’Alembert, s. l., s. n., s. a..

Il solitario al real parco di Versaglies: canzone, Parigi, Fr. Ambr. didot, 1773.

Pigmalione [Rousseau]; opera del conte Stefano Zannowich, Dalmatico, s.a..

Riflessioni filosofiche-morali, Parigi, Fr. Ambr. Didot, 1773.

Tuerkische Briefe des Prinzen v. Montenegro, Berlin, Arnold Wever, 1777.

La poesie et la philosophie d’un Turc: a 81 queues, a 3 plumes de heron, a 2 aigrettes et a 1 collier d’emeraudes, A Albanopolis, aux depens de l’Auteur, le tout se vend au profit des Pauvres, 1779. L’horoscope politique de la Pologne: ou se trouve le portrait caracteristique du Prince hereditaire de Prusse etc., Cinquieme edition, corigee, augmentee, revue & analisee par un ex. ministre d’etat, A Cetigne sur les bords du lac de Scutari, s. n., 1779.

L’orang-outang d’Europe ou le Polonois tel qu’il est : ouvrage methodique qui a remporte un prix d’histoire naturelle en 1779, s. l., s. n., s. a..

Le grand castriotto d’Albanie. Histoire, Paris, s. N., 1779.

La poesie et la philosophie d’un Turc: a 81 queues, a 3 plumes de heron, a 2 aigrettes et a 1 collier d’emeraudes, Nouvelle edition, ornee du Portrait de l’auteur & augmentee de quatre odes pythiques, d’une epitre du Prince de Prusse au prince Castriotto d’Albanie sur le danger d’aimer les Femmes & de deux Lettres originales du meme Prince, Amsterdam, s. n., 1779.

Epitres pathetiques adresses a Frederic Guillaume, prince-royal de Prusse le bienaime, Nouvelle edition revue, corrigee & augmentee de l’Epitre a la mort; avec plufieurs traductios nouvelles qui n’ont point encore parues; & une lettre du Prince de Prusse sur les femmes, Londres, Will. Adamson, 1780.

Pensees de steepan-Annibale, vieux-berger d’Albanie etc.: epilogue a Frederic-Giullaume, Prince de Prusse, le sage, le Magnifique, le Waillant le bien-aime: ecrites au milieu de la nuit dans le solitaire gouvernement de la Ville d’Ath, dans le hainaut-Austrichien, A Calcute, 1784.

Personalità: Dondini, Doudek, Dragazzo, Drago, Drasa

GUGLIELMO DONDINI
Nasce a Ragusa nel 1606. Appartiene all’ordine dei Gesuiti e lascia numerose opere in lingua latina. Muore nel 1678. 
Opere: 
Memnonius ad philosophicas Gulielmi Dondini Bonon. sem. rom. con. disputationesconcentus M. Antonio Gozadino card. ill. mo lucem amplissimam inferente excitatus atque editus in aula collegii rom. societatis Iesu, Roma, 1623.
Venetus de classe piratica triumphus, Roma, 1638. 
Orationes duae altera de Christi domini cruciatibus in sacello pontificum Vaticano. Die Parasceues, altera de Vrbani 8. P.o.M. principatu in aula collegii Romani anni a fundata societate centesimi postrema die habitae a Gulielmo Dondino societatis Iesu, Roma, 1641. 
Lustrale cosmi tertij magni hetruriae principis lauacrum, Roma, 1645. 
Vladislai 4. Poloniae ac sueciae regis laudatio funebris habita in sacello pontificum Quirinali ad s.D.n. innocentium 10. a Gulielmo Dondino Bonon. e soc. Iesu, 1650.
Lauretana domus aula coelestis oratio ad eminentissimos s.r.E cardinales in templo salutatae Virgini sacro collegij romani societatis iesu habita a Gulielmo Dondino Bonon. Eiusdem societatis, Roma, 1650.
Gulielmi Dondini Bononiensis e societate iesu carmina, Venezia, 1655.
Delphino Ludouici 13. Galliarum regis chistianissimi filio genethliacon Gulielmi Dondini Bonon. societate iesu. Dictum ad eodem in collegio romano. id. nou. 1638, Roma.
Gulielmi Dondini Bononiensis e soc. Iesu panegirici, 1661.
Essequie celebrate dalli padri della compagnia di Gesu del collegio romano a gl’eccellentissimi signori Nicolo’ Ludouisio prencipe di Piombino, e Costanza Panfilia sua moglie, Roma, 1667. 
Selecta heroum spectacula in amphitheatro fortitudinis eleganti poemate repraesentata accessit samson P. Guilielmi Dondini societatis Jesu, Monaco, 1669.
De rebus in Gallia gestis ab Alexandro Farnesio, Roma, 1673.

ALBINO DOUDEK
Dirigente di associazioni italiane di Zara, è citato nel rapporto del 1917 del capitano Neubauer degli i.r. servizi segreti austro-ungarici come irredentista pericoloso.

GIACOMO DRAGAZZO
Nasce nel 1451 a Traù, è vescovo della sua città, professore di diritto all’Università di Arles, consigliere di Carlo VIII. Muore a Roma nel 1499.

SILVANO DRAGO
Nasce a Pago nel 1924 e da giovanissimo inizia la carriera giornalistica. Lavora nella redazione del “S. Marco” a Zara e poi in quella del “Giornale di Dalmazia”. Esule da Zara, a Roma riprende l’attività giornalistica nel “Secolo d’Italia” ed alla RAI, dove svolge ruolo di Capo Servizio per l’estero. È consigliere della Federazione Nazionale della Stampa, fondatore e direttore della “Difesa Adriatica” e cofondatore e vice-presidente dell’Anvgd. È ricordato come un fervido patriota, giornalista nato e polemista brillante che fino all’ultimo difende l’italianità dell’Adriatico orientale ed i diritti e la dignità morale degli esuli fiumani, istriani e dalmati. Muore a Roma nel 1987.

VINCENZO DRAGO
Nasce a Cattaro nel 1770 ed è storico insigne. Scrive storia della Grecia antica in sei volumi, edita a Padova nel 1820, ed uno studio su Alessandro il Macedone. Muore a Spalato nel 1836.

COLLANE NICCOLO' DRASA
Nasce ad Ossero e vive nel ’500, discendente da una antica e nobile famiglia della Dalmazia quarnerina che si estingue nel ’700. 
Nel 1571 è sopracomito della galea chersina “San Nicola con la corona” sulla quale, assieme ad altre 10-11 galee istriane e dalmate, aggregate alla flotta veneziana, partecipa alla battaglia di Lepanto e porta un contributo determinante alla vittoria veneziana e cristiana.

Personalità: Devetak, Devich

GIOVANNI DEVETAK

Dirigente dei ciclisti zaratini ed esponente della Lega Nazionale, è citato nel rapporto del 1917 del capitano Neubauer degli i.r. servizi segreti austro-ungarici come irredentista pericoloso.


GIOVANNI DEVICH

Nasce a Spalato nel 1830. È canonico, storico erudito, archeologo e paleografo. Allievo di Francesco Carrara, lascia molti scritti di carattere storico-archeologico, in particolare su Salona. Quale archivista di Spalato scopre vari manoscritti di alta importanza paleografica su frasi di grafia latina e reperiti in vari strati di civiltà romana in Dalmazia. Uno dei manoscritti da lui scoperti è la cronaca salonitana di Tommaso Arcidiacono ed il celebre Evangelistario spalatene, del quale scrive in seguito una memoria. Nel periodo di inasprimento dei rapporti tra i dalmati italiani e slavi provocati dall’Impero austro-ungarico, partecipa attivamente alla vita della città ed è tra i più importanti collaboratori di Antonio De' Bajamonti, Podestà italiano di Spalato. La sua attività pubblica gli procura notevole popolarità e simpatia tra cittadini. In seguito agli avvenimenti verificatisi all’inizio del 1880, quando il partito autonomista dalmata viene forzatamente estromesso dalla guida del Comune spalatino, si ritira in solitudine e si dedica agli studi. Muore a Spalato nel dicembre del 1904, all’età di 77 anni. Tra i suoi scritti ricordiamo vari articoli pubblicati su La rivista Dalmatica.

Opere:

Pel sesto centenario di Dante Alighieri, discorso del prof. ab. Giovanni Devich letto agli alunni della scuola reale superiore in Spalato il di 20 maggio 1865, Spalato, 1865.

Programma per l’istituzione d’una cassa di mutuo soccorso : pegli artieri della città e dei sobborghi di Spalato, Spalato, 1867.

Canzone a spalato per la festa di S. Doimo del 1870 dell’abate Giovanni Devich. Memoria della traslazione del santo del 1770 di Giulio Bajamonti, Spalato, 1870.

Museo di antichità in Spalato, s.l., 1872.

Prima conferenza dei Maestri popolari del distretto scolastico di Spalato tenuta nei giorni 14 e 15 ottobre 1873, Spalato, 1874.

Giovanni di Ravenna e Lorenzo Dalmata arcivescovi di spalato, Spalato, 1882.

Ad Adolfo Mussafia gli studenti italiani della Dalmazia: 1855-1904, Spalato, Tipografia sociale spalatina: Società degli studenti italiani della Dalmazia, 1904. [raccolta degli atti contenente scritti di Paolo Mazzoleni, Antonio Cippico, Giuseppe Fabbrovich, Giorgio Wondrich, Lorenzo Benevenia, Edgardo Maddalena, Giacomo Marcocchia, Giuseppe Sabalich, Gaetano Feoli, Carmelo Scrivanich, Alessandro Dudan].

L’evangeliario spalatense dell’archivio capitolare di Spalato, Spalato, 1893-94, i documenti per la storia di Spalato, Zara, 1934.

Personalità: Gagliazovich, Gagliuffi (Ivanovich), Galasso, Galateo

MARINO GAGLIAZOVICH
Nasce a Ragusa, vive nel ‘500, appartiene all’ordine dei francescani. Studioso di Storia patria è ricordato da Francesco Maria Appendini come il primo poeta di stocavo nella versione parlata a Ragusa. Tuttavia, scrive prevalentemente in lingua latina e nel 1540 pubblica a Venezia l’opera De recta hominis ad pietatem institutione, oggi perduta.

MARCO FAUSTINO GAGLIUFFI (IVANOVICH)
Nasce a Ragusa il 15 febbraio del 1765 in una antica famiglia di commercianti, originariamente conosciuta come Ivanovich, che nel corso del ‘500 viene denominata Gagliuffi (dal soprannome poco onorevole di Gaglioffo). Studia a ragusa, si laurea in teologia a Roma, insegna retorica ed acquista notorietà per i suoi discorsi in lingua latina. Religioso appartenente alla congregazione delle Scuole Pie è nominato Primo scrittore apostolico e poi Scriba di papa Pio VI. membro dell’Arcadia con il nome di Chelinto Epirotico, nel 1798 ricopre la carica di Presidente del Tribunale della Repubblica Romana giacobina nel 1798. Uscito dall’ordine sacerdotale, si trasferisce a Genova dove insegna retorica e diritto civile e dal 1831 ricopre la carica di bibliotecario. È spesso perseguitato a causa della sua attività politico-rivoluzionaria, per quindici anni vive in diverse citta italiane ed europee. In questo periodo scrive l’opera Specimen de fortuna Latinitatis nella quale illustra la bellezza, l’utilità ed il primato della lingua latina. Nel 1819 scrive il poema idilliaco Navis ragusina su richiesta dell’ultimo console della repubblica di Ragusa a Genova, Giovanni A. Kazancich, in occasione del varo di una nave nei cantieri del porto di Gravosa, seguito dal dibattito sul nome dell’imbarcazione, risolto dal poeta clarissimus, Bernardo Zamagna. Marco si definisce “Sorte ragusinus, vita Italicus, ore Latinus”. Viaggiando per l’Europa si fa conoscere come un eccezionale improvvisatore di versi latini e valente poeta. Muore a Novi Ligure il 16 febbraio del 1834. Un suo busto viene collocato il 27 luglio 1834 nella villetta di Negro a Genova.
Opere
De laudibus Andreae corsinii cardinalis oratio M.F. Gagliuffi schol. Piar, Romae, typis Salomonianis, 1796.
Discorso del cittadino Faustino Gagliuffi recitato il giorno 23. febr. (5 ventoso) anno 6. repubblicano 1. della repub. romana. Eroi della repubblica francese. Discours prononcé par le citoyen Faustino Gagliuffi le 5. ventose (23 fevrier) an 6. e rep. et 1. de la republique romaine. Heros de la republique francoise, 1798.
In effigiem Petri Fainardi Parmensis in imperiali Genuae curia praesidis titulus a professore Gagliuffo in Latinum ex tempore redditus, Parmae, typis Bodonianis, 1812.
Alcuni versi latini estemporanei del signor abate Faustino Gagliuffi, raccolti in Milano dai suoi amici, Milano, G. Silvestri, 1817.
Navis ragusina eidyllium Marci Faustini Gagliuffi, hetruscis versibus redditum a Lazaro Papio, Lucca, dalla tipografia di Francesco Bertini, 1819.
Philothea pronuba edyllium, Lucae, typis F. Bertini, 1820.
Quae rerum haec species ? ..., Prato, nella Stamperia Vestri, 1822.
Scherzi estemporanei latini del sig. avvocato don Faustino Gagliuffi in occasione di viaggio per la Svizzera, Monaco e Verona, Verona, tipografia di Paolo Libanti edit., 1826.
Scherzi poetici latini del signor avvocato d. Faustino Gagliuffi in una bella campagna del signor conte Marco Lomellini Tabarca cominciati il 3 settembre e terminati il 5 ottobre 1828, Milano, dalla tipografia del dottore Giulio Ferrario, 1829.
Lodovico Joannis Planae et Alexandrillae Lagrangiae filiolo ad caelites vocato Elegia, Aug. Taurinorum, ex officina regia, 1832.
Faustini Gagliuffi specimen de fortuna latinitatis; accedunt Poemata varia meditata et extemporalia, Augustae Taurinorum, ex officina Favale, 1833.
M. F. Gagliuffi ragusini inscriptiones cura et diligentia Joannis Antoni scazzola primum in lucem editae, Alexandria, A. Capriolo, 1837.
Versi estemporanei latini detti in Alessandria dall’avvocato Don Faustino Gagliuffi e raccolte dall’avv. Giovanni Allora, Alessandria, Luigi Capriolo, s.d..

PIETRO GALASSO
Dirigente di associazioni italiane di zara, è citato nel rapporto del 1917 del capitano Neubauer degli i.r. servizi segreti austro-ungarici come irredentista pericoloso.

PIETRO GALASSO
Nasce a Zara nella seconda metà dell'Ottocento ed è ricordato come medico e ricercatore specializzato nella micropolarimetria applicata alla biologia. È anche un valente scrittore. È direttore responsabile de La luce (edito dalla premiata tipografia E. Vitaliani) che esce a Zara in 47 numeri dal 17 luglio al 23 settembre nel 1905. Accanto alle numerose presentazioni ed introduzioni di vari volumi, scrive l’opera Le radiazioni degli elementi chimici e degli organi animali pubblicata nel Fascicolo 1, edito dall’Istituto organo-terapico di Trento nel 1942. Muore in esilio a Trento nel 1959.

ANTONIO CLAUDIO GALATEO
Spalatino, vive nel ‘700 e passa alla storia come un grande colonnello del genio per la costruzione a Padova del primo ponte in Italia costruito e sostenuto da funi di ferro. La sua invenzione sarà in seguito sviluppata da Fausto De’ Veranzio.

Personalità: Zanotti, Zaro, Zavoreo, Zech

GIOVANNI ZANOTTI Tanzlingher
Nasce a Zara nel 1651, da padre tedesco e madre dalmata. Religioso, ricopre l’ufficio di canonico. Lessicografo e traduttore, traduce Virgilio in ciacavo e lascia le opere Vocabolario di tre lingue, italiano, illirico-latino, con l’aggiunta di termini militari, e cronaca ecclesiastica della diocesi di Zara. Entrambe le opere sono custodite nella Biblioteca del Seminario di Zara e sono rimaste tuttora inedite in versione cartacea.
Opere
Exorcismarivm in duos libros dispositum: qvorvm annvale altervm, altervm sanctvarivm dicimvs conivrationvm: Qvibvs pro totivs anni feriis, apposita materia ad Dei hostes a corporibvs pellendos, exorcistae non deest. Auctore P.D. Hilario Nicvesa ex Theatinorum regularibus, Venetiis, Apvd Ivntas, 1639.
Eneide Virgilia kgniga drugga nouo u slouynski yexik istomacena i u piesmah sloxena po ivannv Zanottv, Venezia, 1688.
U prvu nedilju Prišašća Gospodnja evandelje po Luci, gl. XXI. u dacki složeno po, a sada nanovo po Ivanu Zanotti ili Tanzlingeru u slovinski jezik istoma ceno, Venezia, 1690.

GIROLAMO ZARO
Nobile e conte di Arbe. Per i suoi meriti militari acquisiti in qualità di sopracomito della Galera Arbesana ed in riconoscimento dell’impegno profuso anche impegnando il proprio patrimonio nella Guerra di Candia, nella quale perde quattro figli, viene nominato dal doge Silvestro Valier Cavaliere di San Marco con delibera del Senato della Serenissima repubblica di Venezia del 29 aprile 1700 e seguente motivazione: “Nell’inseguimento di galere corsare riesce a catturare due navi dulcignotte insieme ad una fusta montata dal corsaro rinnegato Sanovich, che fa prigioniero”. riceve con il titolo anche una collana d’oro del valore di trecento ducati.

DOMENICO ZAVOREO
Nasce a Sebenico intorno al 1540. La famiglia Zavoreo, imparentata con varie famiglie illustri di Dalmazia, è una delle più importanti del ‘500 sebenicense. Il padre, Giovan Battista, è notaio di Sebenico, la madre Polissena discende dalla celebre famiglia traurina De’ Vitturi e la nonna materna dalla famiglia De' Stafileo. Domenico sposa Chiara De' Veranzio, sorella di Fausto, scienziato ed inventore. La nonna paterna di Chiara e Fausto De' Veranzio, Marietta De' Statileo è discendente della famiglia imparentata con quella di Giovanni Lucio, insigne storico traurino. Questi legami di parentela indicano l’alto livello che la famiglia occupa nella vita culturale, umanistica ed amministrativa. Le notizie della sua vita sono scarse. Sappiamo che svolge a Sebenico vari uffici pubblici e comunali e che esercita l’incarico di esaminatore e giudice della Curia maggiore di Sebenico (honorabilis iudex curiae maioris et examinator). La tradizione vuole che sia stato rappresentante del ceto nobiliare cittadino nostalgico dei privilegi concessi dai re d’Ungheria ed in contrasto con la nascente classe mercantile filo-veneziana. L’imperatore Rodolfo II d’Asburgo lo iscrive nella nobiltà ungherese quale riconoscimento dei numerosi servizi pubblici resi alla Corona. Studia le fonti storiche della Dalmazia e scrive una storia dalmata in lingua latina divisa in dieci volumi. Nel 1598 sei di questi libri vengono trafugati da un falso studioso inglese, tale Roberto Bonaventura, che era riuscito a conquistare la sua fiducia. Per evitare che altri si approprino del suo lavoro, incoraggiato dell’arcivescovo di Sebenico Tommaso Iuricevich riscrive l’intera opera ora in otto libri, che intitola De rebus dalmaticis e la dedica al cognato, Fausto De' Veranzio. dopo 200 anni, Alberto Papali di Spalato traduce il suo manoscritto latino in lingua italiana e lo intitola Istoria dalmatina di Domenico Zavoreo, nobile di Sebenico, 1603. I due scritti più importanti del Zavoreo, la Storia della Dalmazia e la Storia di Sebenico, trascritta nel '700, sono tuttora inediti. Muore a Sebenico il 5 ottobre del 1608 e precede di più mezzo secolo la storia di Giovanni Lucio.

FRANCESCO ZAVOREO
Nasce a Sebenico e vive a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo. È geografo e cartografo, pubblica Carta topografica della Dalmazia di Melchiori e Zavoreo edita a Venezia nel 1787 e scrive Memoria statistica della Dalmazia, Venezia, 1821.

NICOLO' ZECH MISSEVICH
È eletto Guardian Grande della Scuola dalmata dei Santi Giorgio e Trifone di Venezia nel 1812.

Personalità: Tochich, Tocigl, Tocilj, Tognatti, Tolentino, Tolimero

ANTONIO TOCHICH
Nasce a Spalato e studia a Loreto. È Canonico, professore del seminario di Spalato di cui diventa rettore. Nutre una profonda venerazione per la Dalmazia che serve con le parole e le opere. Le sue lezioni di filosofia e chimica sono molto considerate dagli studiosi stranieri. Muore in miseria.

GERMANO TOCIGL
Firma le sue opere con lo pseudonimo Germano Valerio. Pubblica su Il Dalmata numerosi articoli di agricoltura, commenti politici, trattati letterari ed appendici. Segue per il giornale la produzione letteraria nazionale e mondiale e scrive numerosi interessanti saggi tra i quali ricordiamo alcuni: Letteratura e civiltà in Italia (il Dalmata, 1908) nel quale analizza la letteratura italiana dal punto di vista nazionale, estetico ed etico, Il riso ed il sorriso nell’arte e nella vita (il Dalmata, 1/03/1913) tratta l’argomento del sorriso nella letteratura della Penisola, mentre nel saggio La poesia delle tombe (il Dalmata, 31/10 - 1/11/1913) riporta esempi degli autori ispirati dalle tombe.
Opere
Il problema etico-estetico nell’opera di Manzoni, ne il Dalmata, 03/09/1927.
L’idealità di madonna Laura, ne Il Dalmata, 02-04/10/1928 - 1/11/1929.
Le opere drammatiche di S Benelli, ne il Dalmata, 1-2/02 - 5/02/1910.
Il pensiero e l’arte di Leone Tolstoj, ne Il Dalmata, 3/12/1910.
L’idealità dell’arte di Antonio Fogazzaro, ne Il Dalmata, 24-25/03/1911.
Il pensiero laico in Italia, ne Il Dalmata, 12/08, 16/08/1911.
Le due Rosmunde, ne Il Dalmata, 7/02, 10/02/1912.
Il cinque maggio, ne Il Dalmata, 18/08/1912.
Un cenno sull’Estetica di Benedetto Croce, ne il Dalmata, 8/06, 15/06/1912.
The stones of Venice, ne Il Dalmata, 21/05/1913.
Il grande dolore, ne Il Dalmata, 30/01, 3/02/1915.
La Ginestra e la campana, ne Il Dalmata, 17/07, 21/07/1915.

ERMINIO TOCILJ
Figlio di Germano, nasce l’8 novembre del 1903 a Spalato. Dal 1938 al 1942 è assistente di economia corporativa alla “Sapienza” a Roma e pubblica vari saggi critici sull’economia marxista e sugli aspetti positivi della funzione dirigista dello Stato sull’andamento dei prezzi nel sistema economico corporativo. Capitano di Fanteria, partecipa a vari combattimenti della Seconda guerra mondiale. Dopo l’8 settembre del 1943 scompare sul fronte albanese-bulgaro.
Opere
Il salario corporativo, Milano, Bocca, 1938
Aspetti obiettivi e soggettivi dell’indagine economica, Milano, Vallardi, 1941
Il controllo corporativo dei prezzi strumento della politica della congiuntura, Milano, F.lli Bocca, 1941
Limiti alla produzione e alla distribuzione in regime collettivista, Milano, 1941
Moneta e credito in regime collettivistico, Roma, Tip. Sograro, Soc. Grafica romana, 1943.

CARLO TOGNATTI
Atleta della Società Canottieri di Zara nel 1911 ed esponente della Lega Nazionale, è citato nel rapporto del 1917 del capitano Neubauer degli i.r. servizi segreti austro-ungarici come irredentista pericoloso.

LEONE TOLENTINO
Appartiene ad un’importante famiglia ebrea insediata da secoli a Ragusa, che ha espresso, oltre a lui, anche altri esponenti che hanno retto la locale Sinagoga.

ELIO TOLIMERO
Nasce a Sebenico e vive nel XVI secolo. Poeta, è precettore nelle lettere greche e latine di Antonio Veranzio.

Famiglie: De Veranzio

ANTONIO DE' VERANZIO
Nasce nel 1504 a Sebenico che lascia giovanissimo per studiare a Padova, Vienna e Cracovia per poi trasferirsi in Ungheria dove passerà la maggior parte della vita. In qualità di Segretario del re d’Ungheria Giovanni Zápolya, compie varie missioni diplomatiche in tutta Europa ma, dopo uno scontro con i cortigiani, si trasferisce a Vienna e riceve l’investitura di Vescovo di Pecs e la nomina di consigliere dell’Imperatore Ferdinando I d’Asburgo, rivale di Giovanni d’Ungheria. Nel 1553 per quattro anni è ambasciatore a Costantinopoli e lavora per l’accordo di pace con il sultano Selim II. Quale riconoscimento per il successo della sua missione, il re lo consacra nel 1560 Vescovo della diocesi ungherese di Eger e Consigliere della corte reale. Nel 1576 presiede all’incoronazione di Rodolfo II d’Asburgo a Sacro romano Imperatore. Nel corso delle numerose missioni compiute in vari paesi dei Balcani, de’Veranzio trova e trascrive numerose iscrizioni romane e lapidi antiche. Durante il soggiorno quadriennale nell’Impero ottomano rinviene ad Ancara, in collaborazione con il celebre umanista fiammingo B. Busbecqom, lo scritto autografo di ottaviano Augusto, res gestae divi Augusti. Il documento sarà in seguito intitolato Monumentum Ancyranum, monumento di Ancara, conosciuto anche con il titolo di codex Verantianus, in omaggio al De’ Veranzio che è stato il primo a pubblicarlo. Accanto all’attività ecclesiastica e diplomatica, studia storia, geografia, filologia classica e varie lingue moderne. Scrive inoltre poesie e racconti di viaggi, redige trattati ed intrattiene una fitta corrispondenza con i più eminenti intellettuali del tempo, tra i quali Erasmo da Rotterdam. Muore nell'odierna Slovacchia, ma al tempo e per 9 secoli Ungheria, a Preslov, il 15 giugno del 1573 a 69 anni.
Opere
Antonii Wrantii Dalmatae Elegiae, Cracoviae, Apud hieronymum Vietorem, 1537 
De situ Transylvaniae, Moldaviae et Transalpinae (Posizione geografica di Transilvania, Moldavia e Valacchia) 
Vita Petri Berislavi (Vita di Pietro Berislavo) 
De rebus gestis ioannis, regis hungariae (Gesta di Giovanni, re Ungheria)
De itinere et legatione sua constantinopolitana cum fratre Michaele dialogus (discorso con il frate Michele sul viaggio ed ambasceria a Costantinopoli) 
Iter Buda Hadrianopolium (Viaggio da Buda ad Adrianopoli).

FAUSTO DE' VERANZIO
Glottologo, storiografo, politico, ingegnere esperto di fortificazioni, e letterato, Fausto De’ Veranzio è il tipico rappresentante della cultura enciclopedica dalmata degli intellettuali del Seicento. Dotato di un notevole spirito innovativo e pratico, contribuisce al progresso scientifico e tecnico. Grazie allo stile chiaro e preciso dei suoi scritti, è considerato uno dei primi divulgatori del pensiero scientifico. 
Nasce a Sebenico nel 1551 in una famiglia forse originaria dalla Bosnia. Studia e si laurea in giurisprudenza a Padova ed accoglie l’invito dello zio, reggente d’Ungheria, di trasferirsi prima a Buda e poi a Praga. Alla corte di Rodolfo II di Boemia è nominato comandante della fortezza di Veszprém dove apprende le tecniche militari e prende dimestichezza con le macchine belliche. In seguito svolge importanti incarichi a Praga e a Vienna e nel 1591 gli viene assegnato il castello e la signoria di Jablacz nell’Erzegovina. Nel 1594, in seguito alla morte della moglie, si ritira in un monastero. Viene eletto vescovo in partibus di Canadium in Ungheria, ma non potrà mai prendere possesso della diocesi a causa dell’invasione dei Turchi. Si trasferisce a Sagh ed a Lelesz, ricevendo dall’Imperatore importanti nomine ecclesiastiche. 
Spirito irrequieto, dopo un anno lascia il seggio vescovile e si reca in Italia per continuare la vita di libero letterato. Realizza una serie di opere filologiche, storiche e letterarie, ed esegue precisi disegni delle sue invenzioni e tracciati dei viaggi compiuti tra roma e Venezia. A Venezia inventa il paracadute ed attira l’attenzione dei contemporanei lanciandosi da un campanile. Nel 1595 a Venezia esce il suo Dictionarium quiunque nobilissimarum Europae linguarum: Latinae, italicae, Germanicae, Dalmaticae et ungaricae che è uno dei primi lavori filologici del genere. In questo libro, per la prima volta viene descritto il lessico della lingua ciacava parlata in Dalmazia. Nel 1606 pubblica persino un libro in lingua ciacava: Storia di alcune vergini valorose. Il suo capolavoro resta però le Machinae novae, addita declamatione Latina, Italica, Gallica, hispanica et Germanica, nel quale illustra con disegni dettagliati le sue invenzioni. Il libro, uscito a Venezia nel 1616, ha avuto varie edizioni e traduzioni, e le sue invenzioni sono citate e riprese da molti autori del tempo. Si tratta di 68 invenzioni e tra queste: modi di cuocere il pane senza forno e di lessare carne senza pignata, orologi a sole, a fuoco ed acqua, dragaggi, impianti militari, macchine da guerra, ma anche un ponte sospeso (ancora non costruito) e l’homo volans, cioè il paracadute (idea che enne anche a Leonardo). Inoltre, mulini, segherie, ponti, traghetti, setacci per l’agricoltura, telai, torchi per il vino, “mola per li stampatori” utile per alleviare la fatica degli addetti all’attività editoriale. Inventa una serie di oggetti ad uso quotidiano, come la cintura di salvataggio, le turbine ed alcuni mezzi di trasporto allora sconosciuti, migliora una serie di macchine agricole ed utilizza la forza motrice dell’acqua e del vento. Salvo il paracadute, molte delle sue invenzioni non sono state mai realizzate.
Nel 1616 pubblica a Venezia, sotto pseudonimo, l’opera Logica nova suis ipsius instrumentis formata et recognita, nella quale critica il luteranesimo. Il libro gli procura critiche velenose da parte di Marco Antonio De' Dominis e lo porta in contatto con Tommaso Campanella. In quell’anno lascia Roma per stabilirsi a Venezia, dove si ammala e muore nel 1617. Secondo le sue ultime volontà è sepolto in una valle vicino a Sebenico insieme al libro che scrive nell’ultimo periodo della sua vita, Storia della Dalmazia. Rimangono inedite tre opere storiografiche: Storia della Dalmazia, Regulae cancelleriae regni hungariae e Dodici Vergini sante. Il libro storiografico Illyrica historia è andato perduto.
Altre opere
Venetiisapud Ambrosium, & Bartholomeum Dei, Venetiisex typographia Ambrosii dei, 1616.


MICHELE DE' VERANZIO
Fratello di Antonio e padre di Fausto, nasce a Sebenico nel 1507, studia a Padova, Vienna e Cracòvia. Diplomatico, compie numerose missioni ed ambascerie per le corti europee. Tornato a Sebenico, è amministratore dei possedimenti del fratello Antonio e si dedica alla poesia, prosa, storia ed alla trascrizione dei testi letterari, tra i quali ricordiamo una Passione di cristo e la Passione di santa Margherita, un frammento relativo all’anno 1536 della storia d’Ungheria, oggi perduta, ed il suo componimento poetico giovanile Laus Dalmatiae.”
Lascia alcuni componimenti poetici in lingua latina. Muore a Sebenico nel 1571 ed il suo nome viene in seguito croatizzato in Mihovil Vrancic...
Opere
Divi regis hungariae Joannis i epicedion per Michaelem Wrantium Dalmatam, in urbe Cracovia, per hieronymum Vietorem, 1540
Elegia in obitum maximi antistitis ... Petri Tomitii, episc. Cracovien. et regni Pol. cancellarii, Cracoviae, in officina hieronymi Vietoris, 1535
Epithalamion serenissimi Joannis hungariae regis et Isabellae reginae per Michaelem Wrantzium Dalmatam, Cracoviae, Per hieronymum Vietorem, 1539
Poematum recentiorum volumen in quo continentur epigrammata, elegiae et carmina eroica, Viennae Austriae, Typ. Nicolai Pierii, 1591.