giovedì 28 dicembre 2023

Marco Polo il curzolano croato

Oggi cercherò di raccontare come una storia locale inventata sta cercando di farsi spazio da anni in campo storiografico. Sto parlando della pretesa nascita di Marco Polo a Curzola e del suo corollario, per cui Marco Polo in realtà sarebbe croato.

Nei primi decenni del XIX secolo s'impose anche in Dalmazia la questione dell'autoidentificazione nazionale: un tema precedentemente ignoto. All'inizio le cose non erano chiarissime: una buona parte degli intellettuali dalmati dell'epoca si schierò a favore dell'ipotesi per cui esisteva una "nazione dalmata", data dalla felice commistione in loco di genti slave e latine. Sorse quindi una serie di pubblicazioni che celebrarono la "nazione dalmata".

Una di queste pubblicazioni fu un "Dizionario biografico degli uomini illustri della Dalmazia'', pubblicato a Vienna e a Zara nel 1836 e scritto dall'abate Simeone Gliubich (Cittavecchia di Lesina, 1822 - Ivi, 1896). Questo "Simeone Gliubich" dopo qualche anno cambiò idea, e da propugnatore dell'idea di "nazione dalmata" divenne un propugnatore dell'idea di "nazione croata comprendente la Dalmazia": non scrisse più in italiano e non si firmò più "Simeone Gliubich", bensì "Šime Ljubić".  In questo libro egli scrisse (pp. 255 ss.) una breve biografia di Marco Polo, che inizia così: "Polo Marco di Curzola, dove aveva preso stanza molto prima la sua famiglia. Alcuni lo vogliono veneziano, la ''Biog. Univ. An. e Mod.'', lo dice però d'origine dalmata". Questa è la prima volta in cui qualcuno mette insieme in un libro le parole "Marco Polo" e "Curzola", intendendo dire che questo fosse originario di quella.

La cosa rimane quiescente per moltissimi anni. E' vero che in alcune carte veneziane si parla della famiglia Polo come "dalmata", ma dette carte (potrei farne l'elenco: la prima è di circa due secoli posteriore a Marco Polo) affermano che questa famiglia sarebbe di "ascendenza dalmata", giungendo ad ipotizzare anche la città di origine: Sebenico. E' altresì vero che i Polo sono attestati a Venezia fin da duecent'anni prima di Marco, e - ancor di più! - tramite l'analisi dei documenti veneziani (alla Marciana sono conservati infatti fra l'altro i testamenti di Marco Polo, di suo fratello Matteo e dello zio Marco, detto "il vecchio" per differenziarlo dall'omonimo viaggiatore) si è riusciti a ricostruire l'albero genealogico di quel ramo dei Polo di Venezia cui appartenne Marco Polo. Da questi documenti appare inoppugnabile anche il fatto che i Polo di Venezia possedessero delle case in città (vengono lasciate in eredità), e addirittura le fondamenta della casa di Marco Polo sono state rinvenute durante alcuni scavi nel 2001.

Quand'è che i croati tornarono fuori con la storia di Marco Polo di Curzola? In realtà, i curzolani la tennero come buona per secoli, a causa del fatto che a Curzola vivevano e vivono tuttora delle famiglie "Polo" o "Depolo" o "De Polo" o ancora "Depollo". La storia della "casa natale di Marco Polo" è una tradizione locale. Essa viene mostrata a tutti quanti fin da quando esiste un minimo di turismo a Curzola. Piccolo particolare: Marco Polo nasce nel 1254: la casa che viene fatta vedere è del XVI secolo, ma se tu chiedi alle guide se quella è proprio la casa natale o è invece il luogo sul quale "sorgeva" la casa natale di Marco Polo, loro ti rispondono con assoluta certezza che quella è proprio la casa dove è "nato" Marco Polo!

Il primo che mise su un po' di belletto alla teoria di "Marco Polo curzolano" è un signore che si chiama Zivan Filippi. Chi è questo Zivan Filippi? Adesso dice d'essere ricercatore storico, ma all'epoca in cui scrisse i suoi testi era agente di viaggio. Non starò qui ad affrontare la lunghissima sequela di incredibili storielle che racconta questo Filippi: basti dire che ad un certo punto lui ipotizza addirittura che Marco Polo partecipasse alla congiura di Marin Boccon per uccidere il doge e rovesciare il governo aristocratico veneziano, non si sa in base a cosa. Lui afferma che "alcuni storici" avrebbero fatto questa connessione fra i due personaggi, ma la cosa non è vera. Credo che questa connessione derivi unicamente dal fatto che pare che alcuni dei congiurati fuggirono dall'altra parte dell'Adriatico... quindi - avrà pensato Filippi - non può che esserci lo zampino di Marco Polo! Fra le altre fantasmagoriche amenità tirate fuori da altri studiosi croati, ne cito una: un tizio afferma serissimamente che il cognome "Polo" deriverebbe da "pollo" (in croato "Pilić"), e da qui nasce quella parte di croati che pensa che il vero nome di Marco Polo fosse... Marko Pilić! Questi evidentemente non hanno nemmeno l'idea che a Venezia tuttora esiste un "Campo San Polo" con la "Chiesa di San Polo", e che i veneziani non intesero dedicare una chiesa a un pennuto: il nome "Polo" non è che la forma veneziana del nome proprio "Paolo".

La cosa sarebbe rimasta più o meno a livello di curiosità locale, se ad un certo punto non fosse arrivata l'indipendenza croata. Chi ha visto da vicino la cosa, avrà rilevato le vette di nazionalismo che si sono scaricate sul paese, con tutti i corollari. A suo tempo, il presidentissimo e "padre della patria" Franjo Tudjman in viaggio ufficiale in Cina nel 1993 affermò d'essere "compatriota di Marco Polo", e quindi di aver seguito le sue orme. Ad aprile del 2011 l'ex presidente croato Stipe Mesić è volato in Cina all'inaugurazione di un museo dedicato a Marco Polo, ribadendo d'essere croato così com'era croato Marco Polo. Uno scrittore della minoranza italiana in Croazia - Giacomo Scotti - ha scritto per il quotidiano della minoranza "La Voce del Popolo" un articolo che riassume non solo la questione di Marco Polo, ma tutto questo andazzo "tipicamente croato". La questione una volta tanto venne riportata anche dalla stampa nazionale, con un articolo di Gian Antonio Stella sul "Corriere" che mise in ridicolo questa teoria.

Va da sé che nella Wikipedia croata Marco Polo è classificato fra gli ''Hrvatski istraživači'' (esploratori croati).

Ciliegina sulla torta: nel 2010 l'Ente Turismo della Croazia ha prodotto 15000 pieghevoli più una serie di presentazioni in internet per il mercato estero dal titolo "Croatia - Homeland of Marko Polo".

Per qualche anno - quindi - si asisstette ad una "seconda fase" di questa "battaglia per la croatizzazione di Marco Polo", che è quella della penetrazione dell'idea di "Marco Polo il curzolano croato" in alcuni libri, magari pubblicati anche all'estero, come guide, resoconti di viaggio ecc. Tutto ciò ricevette però un brusco stop da parte di una studiosa dell'Università di Zagabria di nome Olga Orlić, che nel giugno del 2013 pubblicò sul "Journal of Marine and Island Cultures" un articolo dal titolo chiarissimo: "The curious case of Marco Polo from Korčula: An example of invented tradition". Quindi Marco Polo ha ritrovato anche per i croati (forse) la sua patria. Che poi è evidentissima da sé, se solo si leggono le prime righe del primo capitolo del Milione: "...questo vi conterà il libro ordinatamente siccome messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide". Come corredo a tutto questo racconto, inserisco una cartolina dell'editore Domenico Benussi di Curzola, viaggiata nel 1905, che mostra il cantiere di L.Depolo di Curzola. La cittadina di Curzola fu per molti secoli dominio veneziano; la sua tradizione cantieristica è notevolissima. I primi documenti che citano gli squeri curzolani risalgono al XIV secolo, mentre dei cantieri Depolo si parla fin dal XVII secolo.



Famiglia: Pocar

Sofronio Pocarini (Fiumicello, 5 febbraio 1898 – Grado, 4 agosto 1934), è stato un pittore, poeta e giornalista italiano, fratello del traduttore Ervino Pocar.

Sofronio Pocarini nacque a Fiumicello, terzo di quattro fratelli, da Giovanni Pocar, contadino. Si trasferì ancora bambino a Gorizia dove studiò nel locale ginnasio. Di sentimenti irredentisti, italianizzò il proprio cognome in Pocarini negli anni della prima guerra mondiale - al contrario del fratello Ervino - pur avendo dovuto combattere nell'esercito austroungarico nei reparti sanitari.

Animatore del Futurismo friulano, ebbe un ruolo di primo piano nell'arte e nelle lettere goriziane, dirigendo fra l'altro innumerevoli periodici locali, come: “El refolo gorizian”, “La voce di Gorizia”, “L'aurora”, “Squille isontine” e “L'eco dell'Isonzo”. Si iscrisse al Movimento e al Partito Futurista nel 1919, instaurando in seguito corrispondenze epistolari con i più alti esponenti di questa corrente socio-artistica. A Gorizia inaugurò dunque il Gruppo Futurista Giuliano, assieme a Mirko Vucetich, Giorgio Carmelich e Luigi Spazzapan.

Fondatore della Compagnia di Teatro Semifuturista - fortemente appoggiata da Marinetti, di cui era amico e al quale presentò Tullio Crali - autore di numerosi volumi di poesia e di diversi dipinti (pur essendo pittore pressoché autodidatta), morì annegato a Grado il 4 agosto 1934, durante la preparazione di una mostra di artisti futuristi.


Ervino Pocar (Pirano, 4 aprile 1892 – Milano, 17 agosto 1981) è stato un germanista e traduttore italiano.

Dalle scuole elementari iniziò a studiare il tedesco. Dopo i primi anni a Trasaghis si trasferì con la famiglia a Gorizia, dove studiò presso il Liceo tedesco dal 1903 fino al conseguimento del diploma di maturità (1911). Nel 1912 si iscrisse alla Facoltà di Filosofia dell'Università di Vienna, seguendo lo stesso itinerario di Luigi Visintin che gli fu amico; la prima guerra mondiale interruppe i suoi studi poco prima della laurea che, programmata per il 1915, fu conseguita nell'ottobre 1917; Pocar partecipò al conflitto mondiale, venendo fatto prigioniero e confinato nel 1915 perché irredentista. Tornato a Gorizia, insegnò per un breve periodo e, dopo aver fatto vari lavori (tra cui bibliotecario e impiegato), divenne traduttore dal tedesco. Nel 1934 divenne traduttore ufficiale dal tedesco per la casa editrice Arnoldo Mondadori. L'attività di traduttore lo accompagnò per tutta la vita: fra i numerosi riconoscimenti ricevuti per le sue opere vi è il premio della "Fédération Internationale des traducteurs", conferitogli a Stoccolma nel 1970.

Nel 1977 gli fu conferita la laurea honoris causa in lingue e letterature straniere dall'Università degli Studi di Trieste. Poco prima della morte era ancora attivo come traduttore, nonostante i quasi 90 anni. Fu anche presidente onorario dell'Associazione Italiana Traduttori e Interpreti e membro della giuria del Premio Monselice.

Le famiglie istriane prima dell'esodo pt.3

Pisino

Vediamo la situazione a Pisino antica località situata al centro dell'Istria, storica capitale della omonima Contea di pertinenza asburgica: assieme ad Antignana, Gallignana, Lindaro e Gimino, a differenza della maggior parte delle cittadine istriane, non fece mai parte della Serenissima, se non per brevi e frammentati periodi di occupazione, durante le diverse guerre tra gli Asburgo e Venezia. 

Anche in questo caso, indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel paese alla data del 31.12.1945. 

L'Esodo interessò il 90% dei residenti.

Le famiglie erano 591, mentre gli abitanti censiti 2.236. 


Le più numerose:

FIORENCIS (16 famiglie);

PILAT (13 famiglie);

BUTTOLO (9 famiglie);

DORCI e DORCICH (9 famiglie);

GHERSETTI (12 famiglie);

GRUBISSA (9 famiglie);

LUSSI (7 famiglie);

BERTOSSA (6 famiglie);

MIZZAN (6 famiglie);

STOPPARI (6 famiglie);

UDOVICI (6 famiglie). 


A seguire le altre:


ALBONESE, ALMAN, ANDRIANI, ANDROSSI, ANTOLLOVICH, ANTONELLO, ANTONINI, ASCANI, AGOSTINIS, BABUDRI, BACCARI, BACCI, BACICH, BANCI, BANOVA e BANOVAZ, BARCI, BARLE, BARROCCI, BARTOLI, BARTOLICH, BASELLI, BASSA, BASON, BAZZANI, BELLI, BENASSI, BENCI, BENCO, BENCOVICH, BERNOBI, BLAGOVI, BLASCO, BIASI, BLANDINI, BONANO, BORSI, BOSIZIO, BOSCHI, BRAICO, BRATTULI, BRAVAR, BRAVIN, BRESSAN, BRESCIANI, BRESCHI, BERGLIAFFA, BRUMINI, BUBI, BUCCI, CABAS, CALZA, CAMUS, CAPPELLARI, CARBONI, CATENAR, CATTARINI, CIBORA, CIMADOR, CIPOLLA, CITTADINI, CLEMENTI, CLISELLI, COCCI, COGLIATI, COLOMBO, COMISSO, COSTANTINI, CONTENTO, COPETTI, COVERLIZZA, CERLIENCO, CIVITAN, CECCHI, CELLI, CERVAR, CHISSI, CHIUSSI, CLARI, CONTI, CORELLI, CORENI, COTTIGA, CRELIA, CRIVICCI, CUCCARI, CURELLI, DAMIANICH, DARCI, DECORTE, DEFAR, DEFRANCESCHI, DELLA GROTTA, DEMEO, DE MORI, DEPIERA, DEROSSI, DI DIO, DI MARIA, DOBRILLA, DENDI, DERNI, DOIMO, DUDICH, DUSSANI, DUSSI, DUSCONI, DUSMAN, ERDFELD, FEDEL, FELICE, FERENCI, FERESINI, FIORENZI, FILIPPI, FIORETTI, FLEGO, FORNARETTO, FORNASAR, FOSCO, FRANDOL(L)I, GABRIELLI, GASPARINI, GELLENI, GELSI, GEROMELLA, GERONI, GHERBASSI, GHERBAZ, GHERBETZ, GHERSI, GHERSINI, GIADRESSI, GIOVI, GIURMANI, GLAVAZ, GLAVANI, GLAVI, GLAVINA, GOITANI, GIORDANI, GIORGI, GIORGIS, GIORGETTI, GIOVANNINI, GIURADA, GRABELLI, GRABARI, GRACCO, GREBLO, GREGORI, GUIANO, GUSTINI, ILLICH, IVIS, KLIMANN, LADAVAZ e LADOVA, LADINI, LANZA, LAURINO, LEGHISSA, LENZONI, LIZZUL, LOCCHI, LONDERO, LORENZI, LUCCHI, LUCHINI, LUNGOBARDI, LUPETINA, MACCHI, MALISSA, MAGLIARINI, MARACCHI, MARCEGLIA, MARESSI, MARION, MARSI, MARTECHI, MARTICH, MARTINI, MATCOVICH, MATTEO, MATTIASSI, MECCHIA, MEDIZZA, MERIGGIOLI, MICHELINI, MILANOVICH, MILLEVOI, MILLI, MILLO, MILOS, MILOSSI, MILOTTI, MIGLIA, MERCONI, MIRAVI, MISSON, MOCCORINI, MOGOROVI, MOCOVICH, MONAS, MORANDI, MOTTA, NAZZINI, NADESSI, NANULA, NEFFAT, NICOSIA, NUVOLARI, OLIVI, OPASSI, OPATTI, ORBANI, ORLI, OTTOCHIAN, PALADIN, PANICO, PARISI, PAOLI, PAULETTI, PENSO, PERCUZZI, PERSI, PESLE, PETERZOLLI, PERTINI, PETROVI, PICCOLI, PIUTTI, PRIMOSSI, PRIORA, PUCCHERINI, PENSO, PUIA, PULLI, RABARIO, RADE, RADOLLI, RAFFAELI, RAICOVI, RANER, RAUNI e RAUNICH, RETTI, RIGO, RIGONATTI, RIMANI, RODELLA, ROSOLIN, ROZZE, ROSSI, ROVIS, RUNCO, RUSCA, RUSSIAN, RUSSO, RUSSI, SAFFI, SAICO, SARATTI, SARDELIN, SARTORI, SAULI, SAVICH, SBERLINI, SERLI, SCOFFI, SCRIVANI, SEGON, SEPUCA, SERGO, SESTAN, SFERCO, SICONI, SIDARI, SIMONETTI, SIMONI, SINCICH, SIRONI, SIROTTI, SLOCOVICH, SOLARI, SOLVINI, SPADONI, SPIVALO, STANI, STEFANUTTI, STELLA, STEMBERGER, STERPIN, STICCO, STILLI, STIVALO, STRANI, STOPPARI, STUPARELLI, SUPLINA, SURAN, TANCOVI, TERLE, TOMINI, TONCETTI, TOSOLIN, TROSTI, TURCINO, UCOTTI, UDOVICI, UGHETTI, UGUSSI, UICICH, ULIANI, URANI, URBANI, VALENTA, VALENTI, VALLI, VANZINI, VELICOGNA, VELLAN, VERDIN, VERSELLI, VEZZIL, VILLER, VITI, VLASSICH, VULLI, WATZEK, ZAGARIA, ZANELLO, ZANINI, ZAPPETTI, ZELESCO, ZOLLE, ZOVICH, ZUDETTI.

Laurana

Vediamo la situazione a Laurana, antica località sulla costa orientale della penisola istriana, celebre ed elegante stazione balneare e di cura nota per le numerose ville liberty costruite al tempo dell'Impero austro-ungarico. 

Anche in questo caso, indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel borgo alla data del 31.12.1945. 

L'Esodo interessò il 75% dei residenti.

Le famiglie erano 328, mentre gli abitanti censiti 996


Le più numerose:

TERDI (10 famiglie);

NEGRI (7 famiglie);

PALMI (7 famiglie);

MARTINI (8 famiglie);

FRAGNUL (5 famiglie);

TOMINI (5 famiglie);

MAUREL (4 famiglie);

BATTESTIN (3 famiglie);

GUASTAMACCHIA (3 famiglie). 


Ecco l'elenco:


ABRAM, ADRARIO, AGNELLI, ALLA, ANFUSO, ANDRETTI, ANICI, ARRIGONI, BARCO, BASSA, BASAN, BASSADONA, BATICICH, BATTAY, BENSA, BERGUGLIA, BERTI, BERTOLDI, BERTOLDI, BLASI, BORELLA, BRADETTI, BRADI, BUSSANI, BRAICO, BRAZZATTI, BUCCO, BUIATTI, BUTTIGNONI, CALCI, CALLEGARO, CAMPORELLI, CANCIANI, CANDOTTO, CARMINATI, CATNICH, CATTANARO, CAZIOL, CERESOLTA, CHERSOVANI CHITTER, CIUK, CIVITAN, CLARI, CODERMATZ, COPPINI, CORAZZA, COSSI, COSSOVI, COSSULI, COSSUTA, COVACCI, CREDENTE, CREVATIN, CRISMAN, CRISANAZ, CRUCI, CUMI, CUMER, CURELICH, DAGOSTINI, DAMBROSI, DE PERSICO, DE RENY, DEGLI ANGELI, DEL TIN, DEMOISES, DENARDO, DEVESCOVI, DI NAPOLI, DIONISIO, DIRAZZA, DOBRINI, DOSVALDO, DUIMO, ELLER, ERBEN, ERZEGOVI, ERICCO, FALAGUERRA, FAYENS, FESCH, FILAFERRO, FILIPUSSI, FONDA, FONTANOT, FRANCOVICH, FRANCESCHINI, FRANCI, FRISNIK, FÖRSTER, GALLO, GAMBRASSI, GASPARINI, GATTESCO, GELETTI, GEROMET, GHERSI, GHERSINICH, GIACOMINI, GIACOVANI, GIASSI, GIOVANUTTI, GIUGNO, GOBBO, GRANDI, GRISMIG, GROSSMANN, GROSILLA, GRESCO, GRUDEN, GRUMI, GUIDARELLI, HAMSA, HERLINGER, HORAK, HÖFFLER, IPPOLITO, IVIS, KAIN, KARNER, KAUSCHECK, KELEMEN, KNOLL, LENASSI, LEONARDI, LETTI, LEVI, LOIK, LONZARI, LUCHES, LUCCHI, LUPIS, MADRONI, MACORINI, MALANDRINI, MANDICH, MARCIANI, MARTINELLI, MARUSSI, MICALLI, MILETTI, MILLOVAZ, MISURACCA, MISCHIENI, MODUNI, MOROSINI, MUSINI, NAHODSKY, NICOLI, ODOR, OLGAY, ORLANDI, PERSICH PERUZZO, PESENTI, PETRANI, PETRICICH, PETRIS, PIGAZZINI, PIGLI, PINCHERLE, POPESCHI, PREMUDA, PRISCO, RACH, RANDICH, REDI, RIBICH, RIGO, RIGOSA, ROCCA, ROMAGNOLI, ROMANO, ROSSET, ROSSI, ROSOVICH, RUBINI, SALOMON, SALVADOR, SALVI, SANDALI, SANGIORGIO, SASS, SCOCONI, SCOZZANI, SEGNAN, SERZANTI, SFRISO, SIRIANI, SMAILA, SOMMARIVA, SORRENTO, STACCHETTI, STAJOLI, STASSI, STAVAGNA STAVER, STEINER, STEMBERGA e STEMBERGER, STOWASSER, STROBACH, STROLIGO, SUSANI, SEPPI, STANGER, STEFANI, STIGLI, SURIAN, TARUGGIO, TENCI, TESSITORI, TINOR, TOMASI, TOMICICH, TONON, TURCI, UICICH, URM, VALCI, VALENTIN, VANI, VARGLIEN, VEGLIA, VENIER, VERSICH, VILLANOVA, VIRTI, VISINTIN, VISCOVICH, VISCHIO, VLASSI, VOKURKA, VONCINA, VUCCHI, WACEK, WOOLDRIDGE, ZACCHEI, ZANELLA, ZAR, ZARDI, ZAZULA, ZEFRAN, ZEHENTNER, ZELICH, ZIPERA, ZMARICH, ZOCCHI, ZUANI, ZUBICH, ZUCCOLI, ZUPAR.


Colmo

Vediamo la situazione a Colmo, piccolo ma davvero delizioso borgo fortificato situato tra Pinguente e Pisino.

Anche in questo caso, indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel centro del paese alla data del 31.12.1945.

L'Esodo interessò il 70% dei residenti.

Le famiglie erano 17, mentre gli abitanti censiti 185.


Le più numerose:

GHERSINI (6 famiglie); COLBASSO (2 famiglie).


A seguire le altre:

BERNOBI, GRABAR, GIORGI, LEGOVICH, LUBIZZATTI, RABAK, SCRIGNA e SCRIGNAR, ZUBALLI.


Capodistria 

Vediamo la situazione a Capodistria, una delle più importanti città istriane, e uno dei poli culturali dell'alto Adriatico. Dopo il 1947, la bonifica del territorio circostante per la creazione del porto industriale ha cambiato radicalmente il paesaggio e la città, prima circondata quasi interamente dal mare, ora è quella che potete vedere in questa immagine.

Anche in questo caso, indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel centro alla data del 31.12.1945.

L'Esodo interessò quasi il 95% dei residenti che plebiscitariamente l'abbandonarono nel periodo compreso tra il 1943 e il 1957.

Le famiglie erano 1651, mentre gli abitanti censiti 6315


Le più numerose :

PAROVEL (35 famiglie); RAMANI (34famiglie); STEFFÈ (33 famiglie); DEPONTE (32 famiglie); RICCOBON (28 famiglie); ZUCCA (28 famiglie); LONZAR (25 famiglie); FAVENTO (22 famiglie); PERINI (22 famiglie); MARSI e MARSICH (21 famiglie); MINCA (20 famiglie); SANDRIN (20 famiglie); VATTOVANI (21 famiglie); DESTRADI (18 famiglie); COCIANI (18 famiglie); DESTRADI (18 famiglie); DEPANGHER (17 famiglie); APOLLONIO (16 famiglie); FONTANOT (16 famiglie); PADOVAN (16 famiglie); NORBEDO (15 famiglie); COCIANI (15 famiglie); DECARLI (15 famiglie); STRADI (15 famiglie); DERIN (14 famiglie); VASCON (14 famiglie); RIOSA (13 famiglie); ZAGO (13 famiglie); CORRENTE (12 famiglie); DELCONTE (12 famiglie); SCHIPIZZA (12 famiglie); ZETTO (12 famiglie); TREMUL (11 famiglie); GENZO (10 famiglie); LONZA (9 famiglie); GRIO (8 famiglie); MARIN (8 famiglie); SURIAN (8 famiglie); BURLINI (7 famiglie); CEPPI (7 famiglie); GERIN (7 famiglie); ROMANO (7 famiglie); ALMERIGOGNA (6 famiglie); BACCI (6 famiglie); BUSSANI (6 famiglie); PELLASCHIAR (6 famiglie); TAMPLENIZZA (6 famiglie);

A seguire le altre:


ABRAM, ALBANESE, ALESSIO, AMATO, ANGELI, ANGELINI, ANGELUCCI, ANTONINI, AUBER, AGOSTINI, BABICH, BABUDER, BAGUZZI, BALDI, BAN e BANI, BARBALI, BARILOGNA, BARTOLI, BASSA, BASSANESE, (de) BASEGGIO, BASSI, BASTIOTTO, BATTAGLIOLI, BAVIERA, BELÈ, BELLEMO, BENCI, BENEDETTI, BEMBI, BERANI, BERNARDIS, BERTON, BERNETICH, BERTOCCHI, BERTOLI I, BERSAN, BIAGINI, BIANCHI, BIASOLETTO, BIEDO, BILUCAGLIA, BISIACH, BLOCCA, BOERO, BOLIS, BOLOGNA, BONAZZA, BONIN, BONIVENTO, BORDON, BORRI, BORLIN, BORTOLATO, BOSSETO, BOSSI, BRAICO, BRAINI, BRANDOLIN, BRATUS, BRAULIN, BRAZZATTI, BREMEZ, BROVEDANI, BUBBINI, BUCALI, BUDICA, BUGNO, BULLO, BURANELLO, BURLIN, BUSSAN, BUTERA, BUSECCHIAN, CACIANI, CALDERAN, CALENDA, CAMUCCIO, CAMUS, CAPUDI, CARBONIO, CARINI, CARLI, CASTELLANI, CATALANO, CATTUNAR, CECCHI, CECCONE, CECOVIN, CELIGO, CEOL, CERGOL, CERNAZ, CERNECCA, CERNI, CERNIGOI, CERNIVANI, CESARE, CESCHIA, CHELLERI, CHERINI, CHIESURA, CIMADORI, CIOC, CLEMENTI, CLON, COBOLLI, COCEANI, COCEVER, COLLEDONI, COLOMBO, COLOMBIN, COLONELLI, COLMO, CONELLI, CONESTABO, CORDON, CORETTI, CORRADO, CORRADINI, CORTE, CORTI, CORVINI, COSLIANI, COSLOVICH, COSSETTO, COSSI, COSOLO, COSELLI, COSTANZO, CORVA, CRASSO, CREVATIN, CREVATO, CROVAT, CUSTENARO, DAGOSTINI, DAMBROSI, DANDRI, DANEU, DAMIANI, DEBERNARDI, DEGRASSI, DE CARLO, de FAVENTO, DECLEVA, DEL BELLO, DELLA SAVIA, DELLAVALLE, DELSABATO, de MANZINI, DEMORI, DE PALMA, DEPETRIS, DEPIERO, DEVECCHIO, DEVESCOVI, DINTIGNANA, DI MARCO, DIVIACCO, DIVO, DIVOLO, DIVORA, DIVITTICI, DOBRICH, DOBRIGNA, DOBRILLA, DRAGOVAN, DUDINE, FAFACH, FANNA, FANTIN, FARRA, FASSINI, FAVIA, FAVRETTO, FEDOLA, FILI, FIORANTI, FLEGO, FONDA, FORNASARO, FORZA, FOSSACECCA, FRAGIACOMO, FRANZA, FREDELLA, FURLANI, GABBAI, GALLO, GALLI, GANDUSIO, GAMBINI, GARBASSI, GARON, GASPARINI, GASPERUTTI, GAVINEL, GELLASCHIN, GELOS, GERETTI, GERMAN, GERMANI, GERON, GHERSI, GHERSINI, GIACOMINI, GIANCHÈ, GIASSETTI, GIASSI, GIORGINI, GIORMANI, GIOVANNINI, GIURISSEVICH, GHITTER, GIUDICI, GOLDONI, GOGLIA, GOBBO, GODINA, GONNI, GRANDO, de GRAVISI, GREGORI, GRINDEL, GUGNAZ, GRION, GRISONICH, GRUDEN, GUGLIELMI, HARTMANN, HERKSEL, HIRSCH, KALCHER, CARBONI, LAGO, LAGOVAZ, LANDI, LAPLACCA, LAURA, LEBAN, LEILER, LEVRI, LIVA, LONGO, LOVRECICH, LUCCIANO, LUGLIO, LUIS, LUXA, MACOR, MADDALENA, MAGGI, MACHNICH, MAIER, MALUSÀ, MANDATO, MANDOSSI, MANOLA, MANZATO, de MANZINI, MARIN, MARANZINA, MARANGON, MARANGONI, MARCIANO, MARCOLIN, MARINO, MARION, MARITI, MARCHESICH, MAROCCHI, MARTANGELI, MARTINOLLI, MARTISSA, MARUSSI, MARZARI, MARZI, MASSIMIANI, MASTROMARINO, MATOSSI, MAURO, MEDOS, MELÈ, MENIS, MIANI, MICHELI, MICOPULO, MIGLIORINI, MILLO, MILOSSI, MINATORI, MINUTI, MONDO, MONARO, MONELLA, MONTANARI, MANTANARIO, MONTANARO, MORGAN, MURATORI, MURGIA, MUSENI, MUSIZZA, NORDI, NICHELLI, NOCE, NOVACCO, NOVEL, OREL, ORALTI, ORSINI, OSSI, OSTI, PACCHIETTO, PACOR, PALO, PARENZAN, PARON, PARUTA, PASQUALIS, PAULATTO, PAULETIG, PAULETTI, PAVANELLO, PAULI, PAULICA, PAULIN, PECCHIARI, PECENCA, PEDICCHIO, PEDOSCHER, PELERIN, PELIZZAR, PELLARINI, PENCO, PENSO, PERCOLT, PERCOSSI, PERISSON, PERNI, PEROSSA, PESARO, PESCIZZA, PETRADI, PETRI, PETRONIO, PIANTA, PICCINI, PICCOLI, PIERGUIDI, PIERI, PILOT, PINELLI, PINNI, PIRNAT, PIROTTI, PISTAN, PISCHIANZ, PITACCO, PIZZARELLO, PIZZIGA, POBEGA, POGOREVAZ, POLI, POLO, PONIS, POROPAT, POZZETTO, POTOCAR, PREDONZAN, PREDONZANI, PRION, PRIVILEGGI, PUGLIESE, PULITI, PUZZER, PUTZOLU, QUARESIMI, RADESSI, RADIVO, RAMPIN, RAMPINI, RASMAN, RAVALICO, REICHSTEIN, RELLI, REVEN, RICCARDI, ROMANI, RIGOTTI, RITOSSA, RIZZI, RIZZUTI, ROCCO, ROSSETTO, ROVATTI, SABADIN, SALIS, SALVADOR, SALVAGNO, SALVI, SAMBO, SANDRI, SANGALLO, SANSON, SANTIN, SANTALESA, SARDOS, SARTORI, SAURO, SAVARIN, SEMI, SERGI, SERPAN, SERRI, SESTAN, SESSAREGO, SCALA, SCHER, SCHERL, SCAMPICCHIO, SCHIAVON, SCHLOIF, SCOCCHI, SELATTI, SIEGA, SIGNORETTO, SIGOLETTO, SILVANI, SILVESTRI, SIMEONI, SNAIER, SORCI, SOLNI, SOSSI, SPADARO, SPANGHER, STANCO, STEFANI, STENER, STERLÈ, STULLE, STYBIL, SUBAN, SUPLINA, SUPLICCO, SURIA, SUSSI, SEGULA, SERI, SCHERGAT, SERRI, SCHOLMAIER, TARLAO, FASSINI, TAVOLATO, TINTA, TOMMASI, TOMAT, TOMIZZA, de TOTTO, TOSCH, TRAPELLA, TREVISAN, de TULLIO, TULIANI, TUNTER, TURCO, TUTTI, UCCELLO, UDOVISI, ULCIGRAI, UMBERTO, UMER, URBANI, URLINI, VALENTE, VALENTI, VANNI, VANOSICH, VARDABASSO, VASCOTTO, VATTA, VATTOVAZ, VEGETTO, VENDETTI, VENIER, VENTURINI, VERGAN, VERGERIO, VERZIER, VESCOVO, VESNAVER, VIANELLI, VIDALI, VIDRI, VIGINI, VILLATORA, VINCENZI, VIOLA, VISINTIN, VISINTINI, VITTORI, VIVODA, VOGRIG, VOLPI, VOLTOLINA, VOUCH, ZACCHIGNA, ZADNI, ZALLACOSTA, ZAMARIN, ZAMPIERI, ZANCHI, ZANTON, ZARLI, ZANINI, ZECCHIN, ZECCHINI, ZERIAL, ZETTIN, ZOLFO, ZONTA, ZORZET, ZORNADA, ZORZENON, ZUBALLI e ZUBALI, ZUCCONI, ZELCO, ZOTTI.


Pirano

Vediamo la situazione a Pirano, una tra le più belle e conosciute città dell'Istria.

Anche in questo caso indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel centro alla data del 31.12.1945.

L'Esodo interessò il 94% dei residenti.

Le famiglie erano 1720, mentre gli abitanti censiti 5.160


Le più numerose:

RUZZIER (70 famiglie); PETRONIO (68 famiglie); FONDA (67 famiglie); FRAGIACOMO (66 famiglie); RAVALICO (40 famiglie); BENEDETTI (38 famiglie); BONIFACIO (38 famiglie); GIRALDI (36 famiglie); PITACCO (35 famiglie); VIEZZOLI (35 famiglie); PREDONZANI (34 famiglie); CONTENTO (31 famiglie); TAMARO (29 famiglie); PARENZAN (28 famiglie); BARTOLE (24 famiglie); TRANI (23 famiglie); FORNASARO (22 famiglie); CORSI (19 famiglie); ZANGRANDO (18 famiglie); BULLO (17 famiglie); MARASPIN (17 famiglie); APOLLONIO (15 famiglie); DOLCE (14 famiglie); PAGLIARO (14 famiglie); RADIVO (14 famiglie); VIDALI (14 famiglie); CUSMA (13 famiglie); LUGNANI (12 famiglie); SPADARO (11 famiglie); ROSSO (10 famiglie); VENIER (10 famiglie); DAPRETTO (9 famiglie); LAZZARI (9 famiglie); BONTEMPO (8 famiglie); CASTRO (8 famiglie); BENVENUTI (7 famiglie); DAVANZO (7 famiglie); MUIESAN (7 famiglie); TAGLIAPIETRA (7 famiglie); DESSARDO e DESARDO (7 famiglie); PETTENER (7 famiglie); PICCOLI (7 famiglie); PRINZ (7 famiglie); TORRE (7 famiglie).


A seguire le altre:


ABBOE, ACQUAVITA, AGOSTINI, ALBANESE, ALIGHIERI, ALT, AMBROSINI, AMIGONI, AMISINI, ANESI, ANTINORI, ANTONINI, ANTONAS, ARDESSI, ARGENTIN, BABICH, BACICCHI, BALANZIN, BALBO, BALDINI, BALDO, BANCHER, BARTOLOMEI, BARUT, BASA, BASILISCO, BASSANESE, BELLETI, BELICH, BELLEMO, BELTRAME, BENCI, BERANI, BERNARDI, BERNETTI, BERNICH, BERTOGNA, BERTOCCHI, BERTOLE, BEVILACQUA, BIANCHI, BIANCOROSSO, BIGATO, BINETTI, BIZZATTO, BOBICCHIO, BOCASSINI, BOEMO, BONETTI, BONIN, BORDON, BORSATTI, BOSICH, BRAGAGNOLO, BRAICO, BRATOS, BRAUNCHER, BRAZZATTI, BRAZZAFOLLI, BROCCARDO, BUBBA, BUBNICH, BUSDACHIN, BUSECHIAN, BUZZOLO, BUSDON, CALEGARI, CANTO, CAPELLINO, CAPPELLARI, CARAMONICI, CARBON, CARBONI, CARRIS, CARTA, CASALE, CATIGA, CENDACH, CERNELOGAZ, CERNETIG, CHEBAT, CHELLERI e CHELERI, CHERSICOLA, CHIEREGO, CHIERICO, CIRACI, CIROICI, CLAPEZ, COCIANCICH, COCOLINI, CODIGLIA, COLABILA, COLONELLO, COMBI, CONCINA, CONESTABO, CONNESTABILE, COREN, CORONICA, COSLOVICH, COSTERNARO, CARLI, CRASTICH, CREVATIN, CRISINA, CRISMAN, CUSCHIE, CUSMAN e CUSMANI, CEBOCH, CELIGOI, DALLOSTO, DAMBROSI, DAMBROSIO, DAMIANI, DANELON, DEBERNARDI, DECARLO, de CASTRO, DEGIORGI, DEGRASSI, DELBEN, DEL CONTE, DEL GIUDICE, DELL'ANTONIO, DELLORE, DELLOSTO, DELSENO, DELUISE, DELUCIO, DEMATTEO, DEMATTIA, DE MARTIΝΟ, DEMITRI, DERICH, DEROSSI, DESINA, DESONI, DI MATTEO, DINELLO, DONCICH, DONNARUMA, DUSLETO, EREGA, ERIANI, ERVATO, EUSTATIADI, FABO, FABRO, FACCHINETTI, FACHIN, FALCONIERI, FANTASIA, FARINOLA, FERRARI, FERRARO, FISTULIN, FINDERLE, FINELLI, FIORDELMONDO, FIUME, FLORIAN, FOLIN, FOΝΤΑΝΑ, FONTANOT, FORNARIN, FORTUNA, FRANCA, FURIAN, GABRIELLI, GAICIO, GAMBOZ, GARDINA, GAROFOLO, GELICI, GELSI, GHERBAZ, GEROMETI, GERUSSI, GHERBAVAZ, GHERNIZ, GHERSA, GHERSEL, GIACCHIN, GIAZZI, GILBERTI, GIOIA, GIUDICI, GIUGOVAZ, GIULIANI, GIURCO, GIORGETTI, GIURGEVICH, GIURINI, GIURISSI, GODAS, GOINA, GONNI e GONI, GREGORETTI, GRISANCICH, GRISONICH, GUARNIERI, GUERINI, INDRIGO, INSELLI, IORIO, ISERA, IURIZZA, GERBASSI, IUGOVAZ, GIURINI e IURINI, COCIANI, KOFOL, COVACICH, CRIVICI, CROTICH, LAGOTTA, LANGHER, LANZA, LA PASQUALA, LAURICA, LENZINI, LINDER, LION, LISI, LOCK, LORENZO, LORENZUTTI, LOZAR, LUBIANA, LUFT, LUGUIDI, LUINI, LUSA, MACHIARDI, MACHIONI, MACHINA e MACHNICH, MALUSAN, MAMILOVICH, MANCA, MANFREDA, MARASSI, MARCHESAN, MARICCHIO, MARIN, MARINI, MARTINI e MARTINCICH, MARTINUZZI, MARUSSICH, MASTROVITE, MAURO, MECCHIA, MEDIORI, MEDOS, MEDVESCEK, MEOLA, MERLUZZI, MERSNICH, METTON, MIANI, MICALISSIN, MICHELINI, MILANI, MILANOVICH, MILO e MILOS, MINUTTI, MINZOCCHI, MISTARO, MONARO, MONDO, MONTANARI, MONTICOLO, MORANO, MORESCO, MORON, MORSETTI, MOSINA, MOZZI, MUSARNONA, MUSKAS, MUSINI, NATALICCHIO, NEMAS, NEMAZ, NERI, NESICH, NOVARI, NOVELLO, OBERSIMER, OCOVICH, ODORICO, OPLANICH, OREL, ORLICH, PANZIN, PAOLI, PARCO, PAROLA, PASQUALIN, PAULETTI, PAVAN, PAVATICH e PAVATTI, PAVISATTO, PAVOLICH, PECCHIAR, PELLEGRINI, PELIN, PERENTIN, PERSOA, PESCATORE, PETRUCELLI, PETTAROSSO e PETTOROSSO, PIAZZA, PIEROBON, PIERUZZI, PILLER, PILUTTI, PISACH, PISETTA, PIUCA, PIVA, PIZUTTONI, PLAZZER, PLOSSI, POLI, POLTRONIERI, PORIN, POROPAT, PRELAZ, PRINCICH, PROIETTO, PUGLIESE, PUMA, LUZZER, RABACH, RADIANI e RADANICH, RADIN, RADOSSI, RAGGI, RAKER, RAPISARDO, RASMAN, RASPI, RAVIGNANI, RAVAN, RAVASINI, RAZZA, RAZZE, RIBUL, RICHTER, RIGUTI, RINALDI, RIOSA, RIVOLDINI, RIZZOTTI, ROBERTI, ROMANELLO, ROSICH, ROSSETTI, ROSSI, ROSTELIN, ROTER, ROTTA, ROVERE, RUCMA, RUPENA, RUSSIGNAN, RUSSO, SABADIN, SAIN, SAITZ, SALÓ, SALVAGNO, SALVETTI, SAMBO, SANMARIN, SAMSA, SANTIER, SANSON, SARTORI, SAVARIN, SAULE, SAVI, SCARPA, SCHIAVO, SCHIAVUZZI, SCHIZZO, SCHÜSSINGER, SECCHI, SEDEI, SEDOVICH, SEGALA, SEGUINI, SEMA, SENICH, SEPICH, SERABOT, SERGI, SERRI, SICURA, SILVANI, SIMONETTI, SIMONI, SIROTICH, SLATI, SOBER, SORACI, SPAGNO, SPESSOT, SPINELLI, SPIRANA, STEFAN ICH, STEMBERGER, STOPPER, STULLE, SUSSEL, SCHER, STOCCO e STOCOVAZ, STUBEL, TAMBURLINI, TERRAN, TERRAZZER, TOLARDO, TOMAT, TRENTIN, TROMBETTA, TROVI, TULIACH, TUREL, TURINI, UDOVICH, ULCIGRAI, URLI, XERNIGG, VALANNI, VALENTE, VALENTICH, VANICORE, VARAGNOLO, VARDABASSO, VATTA, VENTRELLA, VENTURINI, VENZI, VERCION, VERGINELLA, VERONESE, VESNAVER, VIVODA, VOCK, WEMAS, ZACCARIA, ZACCHIGNA, ZADRO, ZAMARIN, ZAMOLO, ZAMPI, ZANCH, ZANCOLA, ZANINI, ZANUSSI, ZANUT, ZARO, ZAROTTI, ZECCHIN, ZENNARO, ZOMARO, ZORATTI, ZORATTO, ZUCCHERI, ZUDICH.


Umago

Le famiglie più numerose:

GRASSI (41 famiglie); FAVRETTO (32 famiglie); SODOMACO (21 famiglie); ZACCHIGNA (20 famiglie); BERNINI e BERNICH (19 famiglie); MANZUTTO (11 famiglie); LENARDUZZI (11 famiglie); LATIN (9 famiglie); DAGRI (9 famiglie); MORO (8 famiglie); MILLO e SMILOVICH (7 famiglie); GIRALDI (7 famiglie); BALANZA (5 famiglie); NOVACCO (6 famiglie); GULIN (6 famiglie); COSLOVI O COSELLI O COSLOVICH (6 famiglie); MAIER (5 famiglie); SANSON (5 famiglie); ALESSIO (5 famiglie); CARLIN (4 famiglie); BESSICH (5 famiglie); ROSSI (4 famiglie); BRAICO (4 famiglie); MUGGIA (3 famiglie); BUROLO (3 famiglie); DESTE (3 famiglie); LANZA (3 famiglie); PICCIOLA (3 famiglie); POZZECCO (3 famiglie); ZATTERA (3 famiglie).


A seguire le altre:


BASSANESE ,BELTRAME, BENEDETTI, BENVENUTI, BERNARDIS, BIANCHI

BOSCHIN

BOSE

CARCIOTTI

DELLA GALA

DEL GIUDICE

DEL GOS

DIVARI

DOZ

DODICH

DONATI

EVA

FABRIS

FIFACO

FONDA

FELETTI

FERLUGA

GARUTTI

GENTILINI

GHIRA

GIANGRANDE

GIUSTO

GIURGEVICH

GODAS

GOTTARDO

GRANDO

GROSSO

GIUGOVAZ

CATTONAR

CHITTERO

COCIANI O COCIANCICH

CRISMAN

LASCHIZZA

LUBIANA

MADALEN

MANIN

MANZIN

MARTINCICH

MARTINELLO

MARZARI

MAURO

MEDIZZA

MESTRON

MILOCH

MIRELLA

MONTICOLO

NEGRI

NERRI

NESICH

NIGRIS

ORZAN

PASCALI

PAOLETTI

PESTRIN

PERICH

PETROVICH

PIPAN

POCCECAI

POROPAT

RAVASINI

ROTA

SCARAMELLA

SCRIGNER

SFORZINA

SIROTICH

SPROCHER

STURNEGA

SAIN

TIRELLO

TODERO

VENTURIN

VERSICH

VITTOR

ZOPPOLATO

ZUBIN


Petrovia

Vediamo il dettaglio del borgo agricolo di Petrovia, situato lungo la strada che da Umago conduce a Buie. Anche in questo caso indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel centro (con l'esclusione, quindi, delle 7 stanzie/villaggi circostanti di pertinenza) alla data del 31.12.1945.

L'Esodo dal borgo interessò il 91% dei residenti.


Le famiglie più numerose (in totale erano 139, gli abitanti censiti 697):

FACHIN (12 famiglie);

CRISMAN (8 famiglie);

COSLOVICH (6 famiglie);

ABRAM e ABRAMI (5 famiglie);

LONZARICH e LONZARI (5 famiglie);

GIURGEVICH (5 famiglie);

USCO (3 famiglie);

GIUGOVAZ o MERIGGIOLI (3 famiglie). 


A seguire le altre:


ANTONIAZZI

BALOS

BEACOVICH

BENCICH

BERLINI

BLASEVICH

BRAICO

BREDA

CENATI

COMISSO

COTTOLONI

CODIGLIA

DELBELLO

DELBEN

DRAGAN

FABRIS

GIURISSEVICH

COVRA

MADALEN

de MARCOVICH

MARTINCICH

MAURICH

MILOS

MUGGIA

NESICH e NESSI

ORZAN

PIGATTI

POZZECCO

PUISSA

RADESSICH

SANTIN

SCHIAVUZZI

SIROTICH

SPADARO

SPETICH

STUPAR

SAIN

SEPPICH

TAGLIAPIETRA

TOMIZZA

VALENTICH

VERBICH

VESNAVER

VIDACH

VODOPIA

ZANCOLICH


Buie

Vediamo la situazione di Buie, la "sentinella dell'Istria" come si definiva, bella cittadina sorta su un colle circondato da fertili campagne di terra rossa e bianca, situata nella parte nord occidentale dell'Istria.

Anche in questo caso indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel centro alla data del 31.12.1945.

L'Esodo interessò oltre il 90% dei residenti, buona parte dei quali si stabilirono a Trieste.


Le famiglie più numerose (queste, in totale, comprese le 5 stanzie di pertinenza, erano 691, mentre gli abitanti censiti 2815):

BONETTI (36 famiglie); DAMBROSI (28 famiglie); DUSSI e DUSSICH (25 famiglie); MORATTO (23 famiglie); FURLAN (19 famiglie); ANTONINI (18 famiglie); POSAR e POSSA (17 famiglie); BORTOLIN (16 famiglie); BARBO (15 famiglie); MONICA (15 famiglie); MARZARI (13 famiglie); PAPO (13 famiglie); VARDABASSO (12 famiglie); VASCOTTO (11 famiglie); ZOPPOLATO (11 famiglie); ACQUAVITA (9 famiglie); CIMADOR (9 famiglie); VIDAL (9 famiglie); CASSELLER (8 famiglie); CASSIO (8 famiglie); CREVATIN (8 famiglie); LIMONCIN (8 famiglie); ZABBIA (7 famiglie).


A seguire le altre:


AGARINIS, ANGIORI, BAISSERO, BANCO, BARTOLI, BASSANESE, BELLÉ, BELETTI, BENCI, BENOLICH, BERNICH, BIBALO, BORRUSO, BURRA e BURRA-LUBIANA, BUROLO, BURSICH, BUSSIGNA, CALCINA, CARDACCIO, CARDONE, CAUZZO, CAVALLERA, CAVO, CERNICH, CESCHIA, CREVATO, CUSCHIE, CINI, DAMIANI, DEGRASSI, DELUCA, DENICOLAI, DENICH, DEROSSI, DESSANTI, DIVIACCHI, DRUSCONI, DUBAZ, DUDINE, EPIFANI, ERMAN, FAVRETTO, SIGNOROTTI, FRANCESCHINI, FRANCO, FUSILLI, GALLO, GARBO, GIACOMINI, GHIGLIANOVICH, GIURISSEVICH, GODAS, GRANDO, IVANCICH, IURCAN, CATTUNAR, CLAI, CHMET, CRAMERSTETTER, CARGNALI, CARINI, CODIGLIA, CRASTICH, CROSILLA, LAGANIS, LICUL, LISSIA e LISSIACH, LONZARI, LUBIANA, MADDALENI, MANFREDA, MANZIN, MARCHESICH, MAROCCO, MARSICH, MATTASSI e MATAS, MAUROVICH, MEDIZZA, MERSI, MIANI, MILANOVICH, MILO, MILOS e MILLOS e MILOSSA, MINIUSSI, MISDARIS, NANNINI, NESICH, PALADIN, PASQUALI, PENNA, PERICH e PERINI, PETRONIO, PIANELLA, PICCOLI, PITACCO, PITTINO, PIUCA, POICH, POTLECA, POTRATTI, PREGARA, PUZZER, RADANICH e RADIANI, RANIERI, RAVASINI, RITOSSA-MILOSSA, SAIN, SCARDACCIO, SELLIBARA, SINDELLI, SINCOVICH, SIROTTI, SCHERLICH, SORGO, SOSSA, SPIZZAMIGLIO, SREBRENICH e ARGENTINI, STAGNI, STEFANI, STOLFA, SABATTI, SEPPI, STOCCO e STOCOVAZ, SUGAR e RAGGI, TAGLIAPIETRA, TESSAROLO, TOMINZ, TRAVERSA, TREVISAN, TUPARI, TURSICH, UDERZO, UDOVICI, URBANO, URIZIO, VALENTI, VALIZZA, VIDA, VIDMER, VILLATORA, VISINTIN, VOIVODA, VUCH, ZAGRO, ZANCOLA, ZANON, ZATTIN, ZIGANTE, ZOBALLI, ZUDICH.


Canfanaro

Vediamo la situazione a Canfanaro, antica località sulla via Flavia all'incrocio con la direttrice verso Rovigno.

Anche in questo caso, indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel borgo alla data del 31.12.1945.

L'Esodo interessò il 70% dei residenti.

Le famiglie erano 127, mentre gli abitanti censiti 551.


Le più numerose:

CRISMANI (12 famiglie); POCARI (11 famiglie); BURI (10 famiglie); MEDEN (7 famiglie); BANCO (5 famiglie)


A seguire le altre:

BACCHIA, BIASIOL, BRAINA BRATULICH, BUZZIN, CERVAR, CHIUSSI, CUCCA, DEBELLI, DELTREPPO, DESSARDO, FERLIN, FERRI, FILLI, FRANINOVICH, FUNI, GELENI, GRABI, CARLOVICH, CLEVA, CRISMANI, LUSSI, MAGLIANI, MARI, MARUSSI, MILOTTI, MONANI, MOTTICA, NEGRI, PECCHI, PIZZIGA, PINZAN, PREDEN, PUZZI, RABARIO, REGI, REGLIA, RIOSA, ROSANDA, RUGGERO, SIRONI, STICCO, STEFANI, SIMETTI, SOVANI, TOMISSICH, VIDULIN.


Caschierga/Villa Padova

Vediamo la situazione a Caschierga (o Villa Padova), piccola e antica località situata al centro dell'Istria. 

Anche in questo caso, indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel borgo alla data del 31.12.1945. 

L'Esodo interessò il 65% dei residenti.

Le famiglie erano 34, mentre gli abitanti censiti 166. 


Le più numerose:

GIOVANNINI (8 famiglie);

IVANCICH (4 famiglie);

BOZZAN (4 famiglie);

BRAVAR (4 famiglie)


A seguire le altre:

BARCA, BATTOVAZ, BRAICO, CREVATIN, GIURINI, MAURO, MOCORI, PETECCO, SMOGLIANI, SQUILLA, SISSO.


Vermo

Vediamo la situazione a Vermo, antichissimo borgo situato al centro dell'Istria, celebre per la chiesa della Madonna alle Lastre, le cui pareti sono interamente ricoperte da affreschi medievali (danza macabra) attribuibili al maestro Vincenzo da Castua. 

Anche in questo caso, indichiamo il cognome e il numero di famiglie che lo portavano e che dimoravano ESCLUSIVAMENTE nel borgo alla data del 31.12.1945. 

L'Esodo interessò il 70% circa dei residenti.

Le famiglie erano 45, mentre gli abitanti censiti 236. 


Le più numerose:

GORTAN (7 famiglie);

BELLAZZI (4 famiglie);

FINDERLE (4 famiglie). 


A seguire le altre:

BACCIA, BUBBI, CERNECCA, COLOMBO, CRASTI, FARAGUNA, FORTUNA, FRANZEL, GOLOB, JURCICH, GIORGINI, LADAVAZ, LONDERO, MARTINI, MILOCANI, ORBANI, PAOLETTI, PERNAT, PILAT, RUSSICH, SIPRACCA, SORANI, VIVODA.



Quegli italiani scomparsi

Articolo del 7 agosto 1990.

Dagli archivi dell'OZNA, un parziale elenco di 113 giuliani deportati da Trieste a Lubiana durante i 40 giorni di occupazione slava nel maggio e giugno del 1945. I nomi, preceduti dal numero di identificazione del carcere e seguiti dalla data di nascita, sono divisi in tre blocchi, secondo la data e ora di scomparsa dal carcere: 23 Dicembre 1945, 30 Dicembre 1945, 6 Gennaio 1946. 

Nessuno è mai tornato.


      23 dicembre 1945 - ore 2.00

      1787 Bagoreo Oronzo 6-4-1899,

      1721 Bastianini Armido 6-11-1925,

      1971 Battello Marino 7-12-1893,

      2177 Borrini Giovanni 14-3-1906,

      1729 Caloro Giuseppe 11-4-1891,

      1785 Cipolli Aldo 15-7-1918,

      1775 Criza Otocaro 7-8-1904,

      1730 De Fodero Giuseppe 24-6-1924,

      1750 De Galasso Antonio 5-7-1887,

      1748 Elisi Renato 4-3-1926,

      1718 Flabelli Stelio 29-3-1925,

      1759 Fidanza Giordano 14-4-1920,

      1791 Garaci Giovanni 16-4-1918,

      2461 Markocig (Markovic) Mario 10-10-1928,

      1761 Melli Lanciotto 26-8-1903,

      1933 Naule Eugenio 16-12-1898,

      1804 Orsini Vladimir 27-3-1901,

      1754 Pagliaricio Aristide 5-12-1915,

      1806 Paolone Francesco 16-7-1899,

      1724 Porcu Giuseppe 8-2-1903,

      1756 Racchi Pietro 21-11-1921,

      1720 Raineri Bruno 21-12-1926,

      1757 Revelli Claudio 21-5-1906,

      1723 Sciavon Bruno 22-5-1926,

      1780 Seranzio Ferruccio 31-8-1928,

      1719 Stancampiano Giuseppe 11-10-1925,

      1716 Suppani Mario 3-1-1921,

      1809 Ulrich Alfredo 1-11-1889,

      1960 Ventin Ivan 27-8-1879,

      1792 Ziso Gustavo 23-11-1900.


      Il 30 dicembre 1945 - ore 24

      1758 Arturi Luigi 19-10-1913,

      1763 Vlahovic - Biaggi 23-7-1896,

      1810 Bullelo Alberto 11-7-1904,

      1776 Costa Mario 27-1-1916,

      1741 Cucchiai Ivan 28-3-1915,

      1694 Cuomo Mario 24-5-1925,

      1713 De Franceschi Antonio 12-11-1926,

      1752 Paragi Isidoro 5-10-1917,

      1968 Gemchi Vito 20-7-1889,

      1773 Germani Alfredo 14-12-1903,

      1744 Giuffrida Francesco 21-1-1913,

      1962 Giusti Giuseppe 7-10-1906,

      1764 Locardi Luigi 2-6-1901,

      1095 Lorito Pasquale 25-1-1919,

      1968 Luciani Oscar 16-8-1900,

      1692 Mesenbello Romano 10-3-1912,

      1722 Merciari Giorgio 12-3-1927,

      1782 Mignacca Alessio 5-2-1919,

      1959 Moschi Vito 21-6-1879,

      1708 Nummis Filippo 27-11-1893,

      1799 Olivi Licurgo 7-3-1897,

      1966 Pagliano Mario 2-11-1907,

      1967 Panebianco Saule 14-2-1914,

      1952 Premutico Franco 12-12-1910,

      1743 Sales Giovanni 22-11-1922,

      1779 Sica Giuseppe 1-7-1916,

      1706 Silli Bruno 21-7-1903,

      1717 Steffanini Giuseppe 14-12-1925,

      1726 Sverzutti Augusto 10-10-1896,

      1765 Tarantino Vili 26-7-1896,

      1751 Taramino Pietro 15-2-1920,

      1712 Tricarico Luigi 8-10-1926,

      1747 Veltrissi Vezio 13-12-1893,

      1690 Vechiet Ezio 18-12-1923.


      6 gennaio 1946 - ore 24

      1704 Addis Ugo 22-5-1893,

      2182 Ali Schamtom 31-10-1898,

      1773 Antoniani Amedeo 22-6-1895,

      1701 Atardi Salvatore 10-5-1906,

      1695 Battista Giovanni 15-7-1908,

      2179 Benvenuti Giuseppe 10-5-1907,

      1753 Sinetti Corado 19-2-1920,

      1714 Biotta Pasquale 30-1-1895,

      1802 Boldrin Menotti 19-7-1886,

      1734 Bonora Dario 14-8-1911,

      1709 Boschetti Bruno 28-7-1915,

      1760 Bruneo Antonio 13-5-1913,

      1789 Burzacchecchi Giovanni 25-2-1906,

      1807 Cagiali Romeo 27-11-1898,

      1803 Carsonini Antonio 11-5-1902,

      1896 Carpine Giuseppe 20-12-1922,

      1777 Cassanego Emilio 22-5-1900,

      1762 Cassanego Gino 22-5-1897,

      1741 Catani Roberto 24-11-1904,

      1798 Contento Mariano 9-9-1906,

      1703 Costa Giovanni 1-8-1923,

      1736 Elsi Vincenzo 19-1-1895,

      1788 Grieco Pasquale 20-5-1901,

      1790 Gugliemotti Cesare 23-6-1892,

      1801 Longo Salvatore 21-1-1895,

      1702 Lubiana Bruno 12-1-1925,

      1710 Maozo Giovanni 26-9-1905,

      1795 Marini Guglielmo 26-4-1897,

      1727 Miccolini Antonio 23-8-1885,

      1711 Milano Gaetano 24-7-1915,

      1740 Minetti Giuseppe 28-10-1903,

      1808 Montanari Stelio 21-5-1917,

      1784 Morelli Nedo 13-5-1923,

      1609 Nardella Giuseppe 17-10-1908,

      1800 Mocentini Ernesto 3-10-1890,

      1811 Oliva Engilberto 5-2-1910,

      1736 Orsi Federico 10-8-1922,

      1761 Polidoro Eduardo 12-7-1922,

      1697 Poli Giusto 15-5-1896,

      1786 Romano Gaetano 25-5-1920,

      1705 Roselli Angelo 9-2-1918,

      1715 Rossanda Matteo 21-10-1917,

      1725 Rubino Italo 28-7-1912,

      1792 Rupeni Furio 23-10-1910,

      1793 Stregola Cosimo 29-11-1906,

      1700 Tavolato Pietro 31-8-1901,

      1742 Testore Ettore 20-8-1898,

      1792 Veronese Paolo 7-4-1904.


Reclusi nelle Carceri Centrali dell'OZNA di Lubiana deceduti qualche settimana prima dei massacri

      Francesco Oberti (manca la data del decesso),

      Giovanni Fattutto (30-8-1945),

      Giordano Cristofoli (12-12-1945),

      Remo Lombrani (2-11-1945),

      Enrico Ottolini (30-7-1945),

      Giovanni Fonda (11-12-1945,

      Giovanni Minas (22-9-1945).

Wilhelm Oberdank o Guglielmo Oberdan?

Una delle vulgate che sono state diffuse, senza alcun fondamento storico, riguarda l'origine del suo nome e cognome che, dalla nascita e fino ad una certa età (ma quale, età?), secondo alcune sedimentate, faziose e mai documentate ricostruzioni, il personaggio si sarebbe chiamato Wilhelm Oberdank, mutando egli stesso successivamente il proprio cognome in Oberdan, per renderlo "più italiano".

Ebbene, come sempre, abbiamo voluto vederci chiaro ed abbiamo incaricato alcuni archivisti di verificare anche tale circostanza. Dove? Negli archivi asburgici di Gorizia e di Trieste, naturalmente.

E fatta ogni verifica, anche sulla madre dell'irredentista, che come noto gli diede il cognome, possiamo affermare che non corrisponde al vero quanto finora propinato da certa parte, ovvero che Guglielmo Oberdan, prima di "tradire" le sue origini tedesche, si chiamasse Wilhelm Oberdank.

Ovunque, infatti, sui magnifici, precisissimi e ben conservati registri dell'anagrage della popolazione dell'epoca austro-ungarica, il suo nome e cognome viene sempre e solo indicato come GUGLIELMO OBERDAN, e quello della madre GIOSEFFA OBERDAN (sposatasi poi con Francesco Ferencich) e quello del nonno FRANCESCO OBERDAN.

Faceva comodo, allora, a tutte e due le parti la "k" finale al cognome Oberdan. Alla parte italiana e filoitaliana, per esaltare il fatto che un suddito austriaco fosse di sentimenti italiani, ed alla parte austriaca per evidenziarne il tradimento. Negli archivi storici riferiti alle iscrizioni anagrafiche, non esiste alcuna traccia del cognome Oberdank riferito a Guglielmo, alla madre Gioseffa ed al nonno Francesco. Questo è il dato oggettivo di cui disponiamo.

Sfatiamo quindi, una volta per tutte, questa errata informazione che riguarda il personaggio in questione, anche se non cambia nulla della sua storia: eroe o bombarolo, a seconda delle posizioni.

Foto: estratto dalla "Anagrafe della popolazione di Trieste" del 15.2.1876, conservata nell'Archivio generale del Comune di Trieste.



mercoledì 27 dicembre 2023

Il martirio della Dalmazia

Il modello federativo asburgico prevedeva il dominio di Vienna su ogni regione, la quale tuttavia poteva contare su una Dieta provinciale le cui leggi, dietro approvazione austriaca, diventavano valide e vincolanti per la Regione o Provincia. La Dieta aveva un organo esecutivo: la Giunta provinciale che amministrava la provincia e controllava i municipi. Il domi­nio di una provincia austriaca era dunque nelle mani del partito che disponeva della maggioranza dietale, la quale eleggeva la Giunta che soprastava ai Municipi. La Dieta dalmata del 1864 era composta da 32 rappresentanti autonomisti filo-italiani e 9 croati: una composizione emblematica del consenso popolare. Nel 1867, un anno dopo il famigerato decreto del 1866 il peso del partito autonomista si ridusse a 26 eletti contro 15. Ma fu nel 1870 che Vienna iniziò concretamente la politica di snazionalizzazione.

Il governo austriaco puntava a consegnare la maggioranza dietale in Dalmazia ai deputati di parte croa­ta. Siccome lo scopo non si poteva raggiungere lasciando libertà di voto agli elettori, che avrebbero optato per il partito autonomista (quello italiano, che nonostante un orientamento verso l'Italia, diventerà dichiaratamente irredentista quando la snazionalizzazione sarà reale e violenta), le elezioni si svolsero con un sistema che diventò in breve tempo molto famoso come "sistema dalmata". 

Si assistette a liste truccate, brogli di ogni genere, voti doppi e tripli, annullamenti e alterazioni di voto, morti votanti, sostituzioni di personale e punizioni per chi denunciava le irregolarità, il tutto con l'aiuto del clero, dichiaratamente a favore della "cattolicissima" Austria e avverso agli autori della breccia di Porta Pia. Un esempio per tutti i brogli che vennero compiuti: in un corpo elettorale di Macarsca di 260 elettori iscritti, in 290 votarono a favore del partito croato. Sicuramente un record di unanimità.

Il caso simbolo fu quello della città di Signo. Dopo 8 giorni di voto (tempo lunghissimo dovuto alla costante superiorità del partito autonomista), di notte venne fatto un rapido conteggio: i risultati non quadravano. Nonostante tutto, il partito autonomista filoitaliano era sempre in maggioranza, benché centinaia di voti fossero stati annullati o addirittura conteggiati a favore del partito croato. Si ricorse così a mezzi estremi: un telegramma del luogotenente barone Rodic, ordinò al commissario governativo di terminare le votazioni, e due compagnie di cacciatori tirolesi giunte a dare manforte alla gendarmeria (che faticava nel contenere lo sdegno degli autonomisti per i brogli), sgomberarono la sede elettorale, caricando con la baionetta inastata circa 200 votanti filoitaliani che dovevano ancora depositare il voto. Le votazioni vennero dichiarate concluse, e una volta falsati i risultati, i candidati vennero proclamati eletti. Il copione fu lo stesso in tutta la Dalmazia. La maggioranza dietale andò così al partito croato, 25 eletti contro 15, che elesse a sua volta una giunta provinciale croata.

Il sistematico ricorso a brogli elettorali venne attuato con il preciso scopo finale di diseredare un popolo dalla propria terra natale, ponendolo sotto il governo di un partito che aveva come obiettivo la distruzione della sua cultura e della sua civiltà, retaggio millenario della Dalmazia intera. Il dominio croato sulla regione dalmata, si origina da questa violenza. E per mezzo di questa violenza inizierà la cancellazione dell’italianità della Dalmazia.

La maggioranza ottenuta dal partito croato nella Dieta della Dalmazia uscita dalle elezioni-farsa del 1870, fu di fatto l’imposizione di una minoranza, voluta dagli austriaci e raggiunta con brogli ed espedienti di ogni sorta, in spregio dell'opinione popolare. La dieta elesse una giunta provinciale croata, la quale con l’appoggio di Vienna, demolì ogni municipio autonomo. Vennero modificati i territori dei comuni, accorpando o separando al bisogno frazioni dai centri cittadini, in modo da alterare la composizione dell’elettorato al fine di favorire il partito croato, specialmente nei comuni come Spalato, Sebenico, Traù, dove la conquista era impossibile in maniera legittima. Tuttavia, nonostante gli artifici, la maggioranza risultava andare sempre a favore del partito autonomo filoitaliano, e l’autorità slavo-asburgica decise di ricorrere al "sistema dalmata" attuato a Signo per truccare il voto.

Vennero respinti legittimi reclami sulle liste elettorali sfacciatamente partigiane, venne rifiutato l'uso del diritto di voto a centinaia di elettori autonomi una volta constatata la loro identità personale, si accettarono a favore dei candidati croati voti di morti e di assenti, malgrado ci fossero le relative attestazioni ufficiali, e dove tutto questo non fu sufficiente, si giunse ad usare il terrore, come a Spalato. Qui inoltre avvenne un caso emblematico della situazione: un tale Colombatovich, membro della commissione elettorale croata, nel corso dei brogli per assegnare il comune al partito croato, rifiutò addirittura di riconoscere suo padre, poiché di parte autonoma filoitaliana.

A tutto questo va aggiunta forse la truffa più grande, quella che privò gli italiani della Dalmazia di ogni rappresentanza al Parlamento di Vienna. Fino al 1884 i deputati al Consiglio dell'impero venivano eletti dalle Diete, metodo che venne cambiato con il regolamento elettorale del 1885 che prescrisse l'elezione diretta. Le elezioni col nuovo regolamento vennero indette per il giugno del 1885. I croati della Dalmazia promisero all’allora Ministro Presidente austriaco conte Taoffe, corrotto e corruttore, il loro pieno appoggio, a patto che i propri candidati venissero eletti deputati. Fu stipulato un vero e proprio patto, garantito dal luogotenente Jovanovic, che non fu nemmeno tenuto troppo segreto.

Il copione fu identico a quello delle elezioni dietali. Nella compilazione delle liste elettorali fu legge l'arbitrio. Frazioni comunali furono staccate dai propri comuni ed aggregate ad altri, dove il partito dei croati era in pericolo. Emissari croati corsero in tutta la provincia per diffondere l'ordine del governo di Vienna, ossia che nessun candidato italiano riuscisse ad essere eletto deputato. I reclami esposti dagli elettori autonomi al ministero, per denunciare le alterazioni delle liste elettorali, vennero girati dal connivente governo austriaco alla luogotenenza (ricordiamo, garante del patto Taoffe-croati) affinché risolvesse la questione. 

A favore dei candidati croati scesero in campo il clero, le autorità comunali, politiche, finanziarie e giudiziarie: tutto l’imponente sistema amministrativo asburgico. Per assicurare la vittoria, che in maniera legittima non sarebbe mai arrivata, si fece ricorso a frode, corruzione, violenza. La gendarmeria venne autorizzata a fare uso delle armi, nel caso gli autonomi avessero osato opporsi alla violenza croata. Le commissioni elettorali, composte all’uopo da compiacenti commissari governativi con maggioranza croata, e presiedute da fidi complici, fecero strage di elettori autonomi italiani, non ammettendo al voto addirittura le personalità più importanti e conosciute, col pretesto che non si poteva provare la loro identità personale.

Un esempio per tutti fu quanto accadde a Zara, che riportiamo citando testualmente una testimonianza dell'epoca: 

"A Zara era capo della commissione elettorale, pel collegio dei maggiori censiti il sacerdote Danilo, le cui risorse nel creare pretesti per respingere gli elettori italiani dureranno a lungo nella memoria degli zaratini. Egli fu lo strumento del governo provinciale, dal quale fu poi largamente ricompensato. Mentre egli nella sala elettorale commetteva tutte le possibili e, per dire così, anche impossibili trufferie, la città di Zara era posta in stato d'assedio, sapendo bene il luogotenente, che l'eccesso delle illegalità avrebbe potuto provocare una violenta reazione da parte dei cittadini privati del loro diritto. Le vie principali della città e la piazza del Duomo furono sgombrate dalla gendarmeria a baionetta innestata, fu requisito il militare, fu perfino proibito a signore e fanciulli di affacciarsi alle finestre, fu intercettato l'accesso alle abitazioni e l'approvvigionamento alle famiglie. Le persone non potevano andare a casa propria, molti genitori reclamavano i figli, questi reclamavano i genitori, non sapendo come rincasare prima della notte che presentavasi minacciosa, malgrado gli estesi provvedimenti presi dalla polizia, perché durante la notte doveva seguire in tutta la provincia lo spoglio dei voti deposti pel deputato dei maggiori censiti, e già si prevedeva che nello spoglio si sarebbero perpetrate le più sfacciate trufferie.

"Neppur uno!" ripeteva il luogotenente Jovanovic. E questo "neppur uno" echeggiava in tutta la provincia a terrorizzare i commissari governativi che, per adeguarsi al categorico ordine imperiale di non permettere l'elezione di alcun candidato italiano ed evitare ogni responsabilità, si fecero comunicare telegraficamente dai colleghi i risultati dei rispettivi atti elettorali, e così seppero regolarsi nell'annullare i voti favorevoli al candidato autonomo e nell'aggiungere voti a favore del candidato croato.

Lo scambio dei telegrammi continuò per tutta la notte, e in tal modo risultò eletto il candidato croato con una maggioranza di quattro voti."

In questo modo, gli italiani della Dalmazia cessarono d'avere una rappresentanza al Parlamento di Vienna.

Dopo le truffe elettorali che lo portarono al potere in Dalmazia, il partito croato iniziò subito la politica di repressione, snazionalizzando tutte le scuole popolari e medie, che da italiane divennero croate.

La croatizzazione delle scuole era obiettivo necessario per mantenere saldo il potere. In pochi anni, le scuole impregnate di nazionalismo croato anti-italiano, avrebbero stravolto l'anima dalmata, da sempre avversa alla componente slava, facendo leva sulla malleabilità delle giovani menti, specialmente in un contesto eterogeneo come quello dalmata. Agli italiani non rimase che la scelta tra subire la snazionalizzazione, o tentare di mantenere la propria identità.

Ai "resistenti" venne in aiuto la Lega Nazionale, nata nel 1891 dalle ceneri della Pro Patria che era stata sciolta nel 1890 per decreto imperiale. Gli italiani, che con le proprie tasse finanziavano indirettamente le scuole croate, si sottoposero volontariamente ad una nuova tassa per sostenere le scuole italiane in Dalmazia. I croati, spalleggiati dagli austriaci, posero in atto tutti i provvedimenti possibili per impedire l’apertura delle scuole e il regolare svolgimento delle lezioni.

Durante la sessione dietale del 1909, l’on. Ziliotto, futuro sindaco di Zara italiana, fece la seguente proposta: "La Dieta dia incarico alla Giunta provinciale di rivolgersi all'autorità scolastica provinciale perché assuma: i rilievi occorrenti per fissare i luoghi della provincia in cui sussistono le premesse legali per la istituzione di scuole popolari con lingua d'istruzione italiana, e di provvedere perché nel prossimo preventivo scolastico, da sottoporsi all'approvazione della Dieta, sia compresa la somma necessaria per l'istituzione ed il mantenimento delle relative scuole". La Dieta, a maggioranza croata, respinse la proposta.

Agli inizi del 1900 quindi, il dominio croato sulla Dalmazia si faceva sempre più saldo, ma nonostante tutto persisteva il rifiuto di riconoscere alla popolazione italiana dalmata, (purtroppo in costante diminuzione a causa delle persecuzioni) i più elementari diritti. Come l'assassino cancella ogni traccia del delitto commesso ed ogni cosa che glielo ricordi, cosi il partito croato parve non trovare pace finché non avesse cancellato dalla Dalmazia ogni traccia di italianità, al fine di evitare qualsiasi possibilità di risveglio italiano nella regione. Dove non c'è la vittima, manca il delitto e non c’è da temere la punizione. Una politica identica a quella attuata tra il 1943 ed il 1945.

Per perseguire questo preciso disegno di cancellazione di ogni traccia di italianità dalla Dalmazia, i croati organizzarono una vera e propria "caccia" all'italiano. Iniziò in questo modo, il vero esodo degli italiani di Dalmazia. La plebe venne aizzata ed ebbe l'incarico di esercitare per le vie ogni tipo di violenza contro gli italiani, con la garanzia dell’impunità. Nelle scuole i ragazzi italiani subirono ogni sorta di vessazione, ricevendo con motivazioni assurde cattive valutazioni, al punto da costringerli ad abbandonare la scuola. Gli studenti che al contrario si dichiaravano croati, vennero favoriti in tutto. Nell'opera di snazionalizzazione, giocò un ruolo importante anche il clero croato, (che oltre al chirurgico lavoro di slavizzazione dei cognomi), rinnegando il messaggio di Cristo in favore del più becero nazionalismo anti-italiano, malediceva pubblicamente chiunque fosse italiano o di cultura italiana, e lo additava alle masse di croati analfabeti, facilmente manovrabili, come nemico di Dio e dello Stato.

La Dieta croata giustificava e approvava tutto. I pubblici funzionari che non si prestavano alla persecuzione contro gli italiani, mantenendosi imparziali, non facevano carriera. La pubblica amministrazione veniva terrorizzata, mentre la polizia dei vari municipi divenne il braccio armato del partito croato e principale artefice del martirio italiano. A Spalato un poliziotto del Comune uccise senza motivo con un colpo di rivoltella un pescatore chioggiotto. A Sebenico, un altro poliziotto tagliò di netto la testa a un cittadino. A Traù sempre un poliziotto, tale Macovan, all’uscita di un’osteria freddò con due sciabolate un povero operaio di partito avverso a quello croato.

Le violenze si diffusero a macchia d’olio in tutta la regione, e fu così che molti italiani della Dalmazia presero la via dell'esilio.

Il partito croato giustificava tutte le violenze e le persecuzioni, adducendo il fatto che gli italiani rifiutavano di riconoscere il carattere nazionale croato della Dalmazia. In sostanza, per sfuggire a questo stillicidio fatto di vessazioni, atrocità e omicidi, per aver diritto di cittadinanza in quella che era la propria Patria, gli italiani avrebbero dovuto rinunciare alla propria identità, alla propria cultura, al legittimo diritto italiano sulla Dalmazia. 

A testimonianza di quanto detto, riportiamo ciò che disse l'on. Macchiedo, deputato croato della Dieta dalmata (notare il cognome), nella seduta dietale dell’ottobre 1909: "Soltanto nel caso che gli italiani si pongano dal punto di vista culturale, abbandonando quello nazionale, è possibile la pacificazione. Riconoscano essi il carattere croato di questa terra e c'intenderemo facilmente". Parole eloquenti.

Questa era la linea guida del partito croato. Il loro diritto nazionale sulla Dalmazia non aveva solidità né fondamenta, non poteva sostenere un esame critico oggettivo, e per questo perseguitavano un popolo per carpirgli, in una crisi di dolore, lacrime e sangue, la rinuncia ai propri diritti in quella che era la propria Patria, ed imporre l’accettazione dello straniero.

Il 1909 fu uno degli anni in cui la repressione croata giunse a livelli inauditi. Il dominio croato non era oramai in discussione, al punto che nella Dieta si giunse a proclamare: "La maggioranza (croata) è padrona di spender il denaro della provincia come le pare e piace", sottintendendo che i croati si potevano permettere persino lo sperpero del denaro pubblico, tanta era la loro potenza. Tuttavia il processo di cancellazione dell'italianità dalmata non solo non si attenuò, ma raggiunse il culmine.

Di seguito, riportiamo una breve cronologia di alcuni degli eventi di quel triste anno, che segnò un ulteriore decisivo passo verso la snazionalizzazione della Dalmazia.

8 marzo 1909 - A Zara alcuni studenti croati sputano platealmente sul tricolore italiano deposto sopra una corona mortuaria.

6 aprile,15 aprile, 30 ottobre 1909 - Le scuole della Lega Nazionale a Spalato sono fatte bersaglio da alcuni croati che ne infrangono i vetri a sassate. 

Fine di aprile 1909 - Gli studenti croati delle scuole medie di Spalato fanno una clamorosa dimostrazione anti-italiana alla presenza dei professori e sotto gli occhi della polizia. 

9 giugno 1909 - Viene arrestato dalle guardie della polizia municipale e senza alcun motivo il signor Merighi, un anziano cittadino italiano. Essendo piuttosto avanti con gli anni e malato alle gambe, il signor Merighi fatica a camminare, e viene mandato avanti a spinte e insultato. In carcere viene picchiato e maltrattato, per poi essere bandito dal territorio dell’impero.

27 giugno 1909 - Il "Veloce Club zaratino" progetta di fare una gita a Spalato, dove viene diffuso un feroce proclama contro gli italiani stampato clandestinamente. La gita viene vietata dall’autorità.

31 luglio 1909 - arriva a Zara la banda croata di Sebenico e, malgrado il divieto dell'autorità, suona marce provocatrici. I cittadini reagiscono e molti di essi finiscono in carcere.

15 agosto 1909 - I membri del “Sokol” (ginnasti croati) tentano un assalto al gabinetto di lettura italiano e feriscono numerosi cittadini. Alcuni giorni prima, gli stessi si erano resi responsabili della devastazione di un piroscafo della “Dalmatia”.

15 agosto 1909 - A Zara otto marinai croati pestano selvaggiamente un italiano.

5 settembre 1909 - Alla presenza delle guardie comunali, alcuni croati picchiano violentemente due italiani, uno dei quali riceverà anche una coltellata.

29 settembre 1909 - A Metcovich alcuni marinai italiani di ritorno dal caffè vengono aggrediti da dieci croati e colpiti con pugni e bastoni. 5 feriti, fra i quali Ernesto Cunegotto, che riporterà una grave frattura del cranio. 

30 settembre 1909 - A Zara il congresso degli studenti italiani viene sciolto violentemente, e nel pomeriggio alcuni soldati scagliano delle grosse pietre contro gli studenti che si erano recati a Borgo Erizzo (scuola della Lega Nazionale) a tre chilometri dalla città. La gendarmeria arresta chiunque osi protestare.

2 novembre 1909 - viene ritrovata deturpata la tomba di Antonio Bajamonti, storico podestà italiano di Spalato, sulla quale era stata deposta in precedenza una corona di metallo con la scritta "Al martire santo - La gioventù italiana", anch’essa vilipesa. 

14 Novembre 1909 - Le squadracce croate di Spalato danneggiano un caffè e picchiano sotto gli occhi delle guardie alcuni italiani.

17 ottobre 1909 - A Sebenico un soldato croato, certo Baranovic, dopo una "discussione politica", uccide con una baionettata nella schiena il non ancora ventenne Riccardo Zanella. Il fatto destò enorme impressione in città. Alle esequie del giovane ci fu partecipazione generale. L'epigrafe dedicata alla vittima, sintetizza in poche parole le condizioni degli italiani della Dalmazia, il loro animo, e il loro martirio:

Lagrime e fiori — Donate concittadini — A — Riccardo Zanella — Che nel rigoglio degli anni — Da ferro omicida — Barbaramente — Ebbe spezzate le calde speranze i vagheggiati ideali — E dolorando — Nell'estrema amarezza dell'anima disconsolata — Non ancora ventenne — Fu tolto da violenza efferata — Alla Patria ai parenti agli amici — Uscito di popolo, dal forte intemerato popolo nostro — agli affetti gentili — La carità del natio loco — Generoso congiunse — Sicché alle corruttrici lusinghe agli adescamenti follaci — Oppose costante la virtù dei ricordi — E fra gli stenti delle sudate fatiche — Con sacrificio di sè — Non maledì all'avito linguaggio — Disdegnando — in mezzo a tanta accolta servile — I facili applausi i disonesti guadagni — Concessi al tradimento — Oggi — XX Ottobre MCMIX — Nello strazio comune — Fra le zolle fiorite dei dalmatici autunni — Scende prematuro sotterra — Perdonando — A coloro che non sanno ciò che si fanno — agli iddii tutelari — Pace chiedendo — Per i traviati fratelli — E desiderando ai futuri — Che il sangue suo senza colpa versato — Sia seme fecondo — Di giustizia e di rimorso — Fonte perenne — Di fede e di amore.

La violenta repressione croata imperversò in tutta la Dalmazia in quel tristemente noto 1909. Alcune testimonianze affermano che a Cittavecchia i croati furono particolarmente violenti. Riportiamo alcuni eventi degni di nota:

6 gennaio 1909 - Croati assaltano la sede della società italiana "Unione" (a distanza di 7 giorni dal primo assalto), scagliando pietre, pezzi di ferro, bottiglie, mentre le guardie comunali arrestano quegli italiani che osano protestare. 

11 giugno 1909 - Bortolo Boglich viene aggredito e ferito all'orecchio. Non guarito ancora da quella ferita, il 27 luglio, viene picchiato sotto gli occhi delle guardie comunali da un influente membro del "Sokol" (ginnasti croati). La stessa sera il giovane Serafino Pavich viene picchiato e ferito, senza che le forze dell’ordine intervengano. 

28 luglio 1909 - il giovane italiano Tanascovich viene preso a sassate, stessa sorte che subirà il 6 settembre il giovane G.G.Botteri, colpito da pietre lanciate da ignoti.

18 luglio 1909 – A Salona alcuni operai croati minacciano sei operai del Regno, che si rifugiano ritirandosi in fabbrica. I croati assaltano il complesso a sassate e vengono fermati appena in tempo dalla gendarmeria.

6 settembre 1909 – A Curzola venti studenti croati pestano violentemente due artigiani italiani. 

24 luglio 1909 – A Signo le tabelle dei negozi italiani vengono insudiciate dagli studenti croati venuti da Spalato in vacanza. 

30 giugno 1909 – A Bibigne i contadini, radunati ed aizzati da un sacerdote croato, scagliano pietre contro 28 cittadini di Zara, andati in gita di piacere con un piroscafo. 

28 agosto 1909 – A Sebenico Pietro Addobbati e Giovanni Graovaz-Brunelli vengono aggrediti e picchiati da suonatori in divisa della banda municipale. 

31 dicembre 1908 - A Traù il podestà Madirazza, di parte croata, tiene un discorso aizzando la gente alla caccia contro l'italiano, passando poi a realizzare una dimostrazione antitaliana al grido "abbasso la cavra di Dante!" lanciando sassi contro il gabinetto di lettura italiano.

10 gennaio 1909 – A Traù due operai croati aggrediscono e feriscono alla testa un marinaio di una barca anconetana.

8 febbraio 1909 – Ancora Traù le tabelle italiane dei negozi e del gabinetto di lettura vengono insudiciate con letame e i vetri delle finestre della sede della Società italiana vengono rotti a sassate.

22 febbraio 1909 – Sempre a Traù i soci della società croata "Berislavic" fanno una dimostrazione antitaliana. Vengono assolti dal giudice perché "tali scenate sono d'uso paesano".

Emblematica questa motivazione: se tali piazzate violente furono dichiarate da un giudice operante nel nome dell’imperatore di uso paesano, e quindi impunibili, è chiaro che non ci sia molto da aggiungere sull'orientamento dell'amministrazione asburgica nei riguardi degli italiani. 

Agli italiani di Dalmazia, non rimase altra via che l’esilio per difendere la propria identità dalle continue persecuzioni. Una strada che intraprenderanno in molti, dando concretezza ad un lento esodo causato dalla violenza croata, che puntava alla completa snazionalizzazione e croatizzazione della regione. 

Per più di cinquant'anni in Dalmazia si assistette a questo inarrestabile processo persecutorio per mano austriaca e slava, mirante ad annientare l’intero popolo dalmata italiano, la sua storia e la sua cultura.

Morirono gridando "viva l'Italia", otto tristi storie di patrioti seviziati ed uccisi dai titini

Tante storie di passione italiana si sono rincorse ed incrociate nelle terre d’Istria, Carnaro e Dalmazia. Ho voluto raccoglierne alcune, scendendo idealmente lungo le strade d’Istria, per passare poi a Fiume e raggiungere Zara, unite dallo stesso filo: storie di donne e uomini, sconosciuti a più, che hanno legato i loro ultimi momenti terreni al tricolore, il simbolo dell’identità del proprio popolo, o al grido antico di “Viva l’Italia”! 

La prima è di un’eroina istriana, di cui poco o nulla si sapeva fino a poco tempo fa. A quasi sessant’anni di distanza dal fatto, un partigiano yugoslavo raccontò al direttore del Museo di Albona – era il 2001 − di aver assistito alla morte di Odda Carboni, scomparsa nel marzo 1944 da quella città. La donna era un’impiegata trentanovenne. Un giorno non si presentò al lavoro e da allora fu semplicemente classificata come “scomparsa”. In realtà era stata prelevata dai partigiani e trascinata a Vines. Quella che veniva chiamata poeticamente “foiba dei colombi”, perché dalla sua grande imboccatura uscivano i colombi che entro le sue pareti trovavano riparo e nidificavano, era divenuta un lugubre inghiottitoio di persone. Odda conosceva bene il luogo e la fama sinistra dello stesso visto che, nell’ottobre dell’anno precedente, i vigili del fuoco di Pola avevano recuperato 84 corpi di infoibati. Ed infatti, come raccontò il partigiano, “portata sul ciglio della foiba, cosciente di quel che l’attendeva, non volle dare ai persecutori la soddisfazione di spingerla, ma vi si gettò dentro di propria iniziativa con il grido di “Viva l’Italia”.

La storia sembra ricalcarne un’altra, accaduta alcuni mesi prima, nel settembre del 1943, sempre alla foiba di Vines. Alberto Picchioni, di Firenze, era impiegato presso il pozzo carbonifero di Stremazio. Nel 1937 il regime fascista aveva fondato in Istria la città mineraria di Arsia e da vari luoghi d’Italia erano giunti ingegneri e impiegati minerari. Picchioni, arrestato dai partigiani e portato sul luogo dell’esecuzione, si gettò nella foiba gridando “viva l’Italia” prima che i titini facessero fuoco.

Anche il maresciallo dei carabinieri di Parenzo, Torquato Petracchi fu infoibato a Vines: nel 1954 fu la Repubblica Italiana a conferirgli la Medaglia d’Argento al Valor Militare riconoscendolo “strenuo assertore e difensore della sua italianità”. La motivazione così recita: “legato ai polsi col filo di ferro spinato e fatto precipitare in una foiba dai feroci aggressori suggellò con la morte, al grido di “Viva l’Italia” la sua inestinguibile fede nei destini della Patria”. 

Anche Giovanni Sommaruga era un carabiniere, vicebrigadiere del presidio di Dignano: nel settembre del ’43, attaccato dai titini, difese fino all’ultimo la polveriera a cui era assegnato respingendo ogni proposta di resa. Catturato al termine del combattimento, fu a lungo interrogato e torturato ma non proferì parola: la sua unica risposta fu gridare “viva l’Italia” prima di essere ucciso con tre colpi alla nuca. La sua salma, rinvenuta dopo due settimane e con le mani amputate, fu composta al cimitero di Dignano ove venne sepolto con gli onori militari. 

Risalendo il Carnaro verso Fiume si incontra Abbazia, una cittadina incantevole, famosa dall’’800 per i suoi hotel e stabilimenti balneari. Nel 1889 il governo austro-ungarico la definì prima località climatica balneare dell’Adriatico. Per tutti, allora, era semplicemente “la Perla del Quarnaro”.

Occupata dai titini nel maggio 1945 fu teatro della strage di sessantasei italiani passati per le armi senza processo. Direttore didattico di Abbazia era Giuseppe Tosi, un maestro istriano, fieramente italiano, religioso, amato dai suoi allievi. Fu convocato per un interrogatorio che si rivelò una tortura disumana. Bastonato e ferito, chiese da bere ma gli fu dato dai partigiani un bicchiere riempito del suo stesso sangue che scendeva copioso dalle ferite. Ne bevve un sorso e con un sorriso disse: “È buon sangue italiano”. A quel punto lo uccisero. Si raccontò che morendo avesse pronunciato parole di perdono per i suoi assassini.

Anche Fiume era in mano ai titini dal 3 di maggio. Il custode dei giardini di piazza Verdi si chiamava Adolfo Landriani. Veniva affettuosamente chiamato “Il Maresciallino” per via della sua piccola statura. Era arrivato a Fiume al seguito di d’Annunzio nel ’19, con un reparto di Arditi, e vi era rimasto. I partigiani lo presero e lo portarono in caserma intimandogli di gridare: «viva Fiume jugoslava», ma lui gridò: «viva Fiume italiana» e continuò a farlo, finchè ebbe voce, prima di morire con la testa spaccata contro la parete dove si divertirono a lanciarlo, come fosse un sacco da buttare.

In Dalmazia, a Zara distrutta dai bombardamenti, il 31 ottobre 1944, poco prima dell’arrivo dei partigiani jugoslavi, il tenente dei carabinieri Ignazio Terranova, che era membro del comitato per la lotta ai tedeschi, salì di corsa sul campanile della cattedrale di Sant’Anastasia, scampata alle bombe, e spiegò un grande bandiera tricolore, a ribadire l’italianità della città. Venne arrestato dai titini e sottoposto a continui interrogatori. Fu poi tradotto a Spalato, quindi a Sebenico. Finì il suo peregrinare nelle carceri jugoslave a Ragusa di Dalmazia dove venne giudicato e condannato a morte da un tribunale militare titino. Terranova fu fucilato, proprio a Ragusa, nel mese di marzo del 1945.

Anche nelle isole di Dalmazia si moriva per quello stesso Tricolore. Guido Rocchi Luchich e sua figlia Dora, dirigente della scuola italiana di Lesina, vennero catturati dai partigiani, portati al cimitero di Lissa, messi al muro e fucilati: morirono abbracciati gridando “Viva l’Italia!”.

(dal libro di R. Menia, "10 Febbraio. Dalle Foibe all'Esodo)