In difesa dell'italianità dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia
giovedì 7 dicembre 2023
Famiglia: Ballovich
Anselmo Banduri
Anselmo Banduri (Ragusa di Dalmazia, 1671 – Parigi, 4 gennaio 1743) è stato un numismatico, bizantinista e antiquario italiano.
Divenne benedettino molto giovane, studiò a Napoli e fu inviato a Firenze, che allora era uno dei centri più indicati per gli studi superiori. A Firenze fece la conoscenza del famoso studioso benedettino Bernard de Montfaucon, che in quegli anni viaggiava in Italia alla ricerca di manoscritti per la sua edizione delle opere di San Giovanni Crisostomo.
Banduri gli rese servigi notevoli ed in cambio fu raccomandato al granduca di Toscana Cosimo III come la persona più indicata per la cattedra di storia ecclesiastica all'Università di Pisa. Al granduca fu anche suggerito di inviare il giovane a Parigi per un periodo di preparazione per formarsi agli studi delle antichità ed acquisire un miglior senso critico.
Dopo un breve soggiorno a Roma, arrivò a Parigi nel 1702 ed alloggiò come pensionato nell'abbazia di Saint-Germain-des-Prés, come pensionato del Granduca. Divenne un seguace della corrente dei Mauristi ed iniziò una edizione degli scritti anti-iconoclastici di Niceforo I di Costantinopoli, degli scritti di Teodoro di Mopsuestia e di altri autori ecclesiastici. Banduri non pubblicò mai questi lavori anche se annunciò che sarebbero stati dati alle stampe al massimo entro il 1722, in quattro volumi in folio.
Nel frattempo fu attirato dalla ricca collezione di manoscritti bizantini e da altro materiale della Bibliothèque Royale e della Bibliotheque Colbert.
Nel 1711 pubblicò a Parigi il suo "Imperium Orientale, sive Antiquitates Constantinopolitanae", etc., un lavoro estremamente documentato sull'Impero bizantino, basato su manoscritti medioevali greci, alcuni dei quali erano stati studiati per la prima volta da lui.
Nel 1718 pubblicò, sempre a Parigi, due volumi in folio sulla monetazione imperiale da Traiano all'ultimo dei Paleologi (98-1453), "Numismata Imperatorum Romanorum a Trajano Decio usque ad Palaeologos Augustos" (supplementi di Tanini, Roma, 1791). Tuttavia su questo lavoro Eckhel, il fondatore della numismatica moderna, scrisse (Doctrina Nummorum I, cviii) che conteneva pochi contributi importanti. Contemporaneamente elogiò la rimarchevole bibliografia che Banduri aveva anteposto al suo lavoro con titolo di "Bibliotheca nummaria sive auctorum qui de re nummaria scripserunt", e che furono ristampati ad Fabricius (Amburgo, 1719).
Nel 1715 Banduri divenne membro straniero onorario dell'Académie des Inscriptions e nel 1724 fu nominato bibliotecario del duca d'Orléans. Aveva invano sollecitato un incarico simile a Firenze dopo la morte del Magliabecchi.
Tullio Crali
Tullio Crali (Igalo, 6 dicembre 1910 – Milano, 5 agosto 2000) è stato un pittore italiano collegato al movimento futurista.
Autodidatta, aderì al futurismo in ritardo, non prima del 1929. È noto per le sue opere di tipo realistico, che combinano «velocità, meccanizzazione aerea e meccanica della guerra aerea», sebbene nella sua lunga carriera abbia espresso anche altri stili.
Di famiglia zaratina, nacque in un piccolo paese delle Bocche di Cattaro nell'attuale Montenegro, dove il padre lavorava temporaneamente. Visse a Zara fino al 1922, quando con la famiglia si trasferì a Gorizia. Scoprì il futurismo a quindici anni, mentre era studente all'istituto tecnico della città, e fu influenzato nei suoi primi lavori da Giacomo Balla e Enrico Prampolini.
Nel 1928 volò per la prima volta, e l'anno successivo - quello in cui nacque l'aeropittura futurista - si mise in contatto con Filippo Tommaso Marinetti ed entrò ufficialmente nel movimento futurista.
Dopo le sue prime mostre in Italia, Marinetti lo invitò ad esporre a Parigi, nella prima mostra di aeropittori italiani: era il 1932. Divenne poi amico personale di Marinetti.
Dopo la seconda guerra mondiale rimase fedele alla poetica futurista. Dapprima esercitò a Torino, si trasferì poi a Parigi (1950-1958, in quegli anni ideò le sassintesi), poi ancora al Cairo (1962-1966), dove insegnò alla scuola d'arte italiana. Dal 1958 al 1961 insegnò Disegno e Storia dell'Arte al Liceo Scientifico "Vittorio Veneto" di Milano.
Dal 1966 fino alla morte visse a Milano. Lì cominciò a raccogliere e catalogare le carte e i documenti che lo riguardavano; nel 1999 ha donato questo suo fondo all'Archivio del '900 del Mart di Rovereto. insieme a 41 opere, cui - nell'anno della morte - faranno seguito altre 48.
Tullio Crali, per sua espressa volontà, è sepolto nel cimitero di Macerata, città conosciuta nel 1943 quando era al fronte e che continuò a frequentare.
Opere:
Tra le opere più note, oltre alle già citate Sassintesi, si possono ricordare:
Le forze della curva, 1930 (Deposito a lungo termine. Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Rovereto)
Acrobazie in cielo - 1930 (Courtesy Galleria Arte Centro, Milano)
Bombardamento notturno - 1931
Ali Tricolori - 1932
In decollo - 1932
Ballelica - 1932
Rivoluzione di Mondi - 1934 (esposta alla Biennale di Venezia e distrutta subito dopo dallo stesso Crali)
Bombardamento Urbano - 1935
Battaglia aerea I - 1936
Aerocaccia II - 1936
Volo Agitato - 1938
Bombardamento di una fabbrica - 1938
Architectura - 1939
Incuneandosi nell'abitato - 1939 (noto anche come In tuffo sulla città, conservato al MART)
Prima che si apra il paracadute - 1939 (alla galleria d'arte moderna di Udine)
Assalto di motori - 1968
Macchine in cielo - 1980
Kamikaze - 1980
Le Frecce Tricolori - 1987
Monoplano Jonathan - 1988
Federico Crisogono
Federico Crisogono (in latino: Federicus Chrysogonus; Zara, 1472 – Zara, 1538) è stato un astronomo e matematico italiano.
Docente presso l'Università di Padova, scrisse diversi trattati scientifici, il più significativo dei quali fu quello riguardante le maree, dal titolo Tractatus de occulta causa fluxus et refluxus maris ("Trattato sulle cause ignote del flusso e del riflusso del mare").
Ottenuto nel 1507 il titolo di dottore in filosofia e medicina, rimase a Padova, dedicandosi all'insegnamento dell'astronomia e della matematica. Viene citato in un testo veneziano contemporaneo con queste parole: “Speculum astronomicum terminans intellectum humanum in omni scientia. Federici Crisogoni (!) Jadertini...Praemissa est Oratio clarissimi artium et medicinae doctoris Federici Chrysogoni Jadertini in Academia Patavina habita”. Fu tradotto, fra gli altri, da Giovanni Paolo Gallucci.
Federico Crisogono riprese probabilmente la teoria del Dondi, ma ritenne che l'effetto dei due astri fosse equivalente e che pertanto in occasione delle quadrature il fenomeno si sarebbe annullato. Considerò inoltre equivalenti le maree del plenilunio e del novilunio.
La teoria luni-solare proposta da Federico Crisogono nel suo corso universitario a Padova, e oggetto di libri pubblicati in vari paesi europei, per lungo tempo non riuscì né a prevalere sugli eclettici elenchi di cause tipicamente medievali, né a farsi prendere in seria considerazione dai massimi scienziati della prima età moderna.
Opere:
Speculum astronomicum terminans intellectum humanum in omni scientia Federici Chrysogoni Iadertini, Venetijs, Lazarum de Soardis, 1507.
(LA) Federici Chrisogoni ... De modo collegiandi: pronosticandi: & curandi febres: necnon de humana felicitate: ac denique de flexu & refluxu maris: lucubrationes nuperrime in lucem edite, Venetijs, Ioan. Anto. de Sabbio & fratribus, 1528.
Luigi Bauch
Adolfo Mussafia
Adolfo Mussafia (Spalato, 15 febbraio 1835 – Firenze, 7 giugno 1905) è stato un filologo e glottologo italiano della Dalmazia, nato da famiglia israelita.
Il padre – Giovanni Amedeo – fu rabbino della comunità ebraica di Spalato, così come il nonno. Dopo aver terminato il liceo nella sua città natale, nel 1852 Adolfo Mussafia iniziò gli studi di medicina all'Università di Vienna, coltivando nel frattempo privatamente gli studi di filologia sui lavori di Friedrich Diez. Nel 1855 il comasco Giambattista Bolza - segretario del Ministero del Culto e della Pubblica Istruzione a Vienna - lo chiamò all'incarico di lettore d'italiano all'università.
La maturazione scientifica dell'autodidatta Mussafia ebbe del prodigioso, tanto che nel 1860 venne nominato professore straordinario di filologia romanza. Lo stesso anno si convertì al cattolicesimo. Nel 1867 divenne professore ordinario. Dal 1857 al 1877 fu amanuense (Skriptor) presso la Biblioteca di Corte, l'attuale Biblioteca Nazionale.
Ebbe una produzione scientifica ricchissima, nonostante una grave malattia che lo colpì nel 1867 e che lo afflisse fino alla morte.
Fu una personalità di notevole spicco nel mondo culturale e politico austriaco: venne eletto alla Camera Alta (Herrenhaus) dell'Impero e da qui caldeggiò sul finire del secolo l'istituzione di un'università in lingua italiana a Trieste.
Ai primi del XX secolo le tendenze irredentistiche della componente italiana dell'Impero si fecero più forti, e al Mussafia venne fatto divieto di svolgere una parte del suo insegnamento in italiano, una consuetudine invalsa dagli anni in cui era lettore della lingua e mantenuta "limitatamente al corso di letteratura italiana (che era) solito svolgere ogni semestre".
Il 10 luglio 1883 fu eletto socio dell'Accademia della Crusca.
Da Adolfo Mussafia nacque una vera e propria scuola di filologia romanza, e molteplici furono i suoi studenti che intrapresero degli studi significativi, seguendo il solco del loro maestro. Fra i giovani che frequentarono le sue lezioni, è da ricordare il poeta Hugo von Hofmannsthal, che fra il 1896 e il 1898 seguì due corsi di letture dantesche, una serie di lezioni intitolate "Grammatica storica dell'italiano" ed un seminario sulla "Lettura e interpretazione di scritti italiani del XIII secolo". Nonché il linguista rovignese Antonio Ive, autore di un fondamentale contributo alla riscoperta e allo studio delle parlate istriote ed in seguito ordinario presso l'Università di Graz della medesima cattedra del Mussafia.
Di Mussafia è da ricordare il carteggio con Graziadio Isaia Ascoli e le sue molteplici relazioni col mondo culturale dell'Ottocento italiano. Fra gli innumerevoli titoli ed onorificenze ricevute, Mussafia fu membro dell'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti di Venezia e dell'Istituto lombardo di scienze, lettere ed arti di Milano.
Pur avendo vissuto gran parte della propria vita lontano dalla Dalmazia, Mussafia rimase sempre legatissimo alla sua Spalato. Estremamente munifico, donò per anni parte dei propri guadagni in opere di beneficenza per i poveri spalatini, sovvenzionando costantemente la locale scuola italiana. In un articolo su Il plurale dei nomi di città, luoghi e villaggi scrisse "Io, che la piccola città che mi vide nascere amo di affetto, immagino Roma antichissima, ricca de' monumenti di una gloria di secoli, e la magnificenza sua e de' suoi tempi, riproduco e ripeto nella mia mente, e mi formo l'idea di Roma ben dieci volte, e mi esprimo: 'Ho più cara Spalato mia che non dieci Rome'".
Studioso della storia e della letteratura delle sue terre, scrisse il capitolo riguardante la letteratura italiana della Dalmazia (Italienische Literatur) nel volume Dalmatien (Dalmazia) dell'opera enciclopedica Die österreichisch-ungarische Monarchie in Wort und Bild pubblicata sotto gli auspici della casa imperiale.
La produzione di Mussafia fu enorme: centinaia di volumi, articoli e scritti vari. In particolare si ricordano gli studi:
Sull'antica flessione dell'indicativo e infinito presente -eggio e -iare, che ha lasciato tracce in una serie di verbi in -iare come aliare e aleggiare.
Sulla formazione del condizionale
Sulle lingue spagnola, portoghese e francese
Sul napoletano, milanese, romagnolo e sul veneziano. La sua analisi del romagnolo, intitolata Darstellung der romagnolischen Mundart (1871), e basata sul Vocabolario romagnolo-italiano (1840) del faentino Antonio Morri, fu giudicata da Graziadio Isaia Ascoli «la prima analisi compiuta che di un dialetto italiano la scienza può vantare».
Sulla lettera h- in principio di parola nell'ortografia moderna a partire dal Settecento e che ha valore distintivo nelle parole omografe come hanno e anno, o serve nei digrammi che fanno fronte a carenze dell'alfabeto come aghi e agi
Sulla parola uomo come antico pronome
Assieme allo svizzero Adolf Tobler (ma contemporaneamente ed indipendentemente), Mussafia fissò una norma del volgare medievale – la cosiddetta Legge Tobler-Mussafia – per cui si deve avere enclisi (e cioè il fenomeno grammaticale che fa d'un'enclitica – morfema non accentato – un'unica parola accentata col termine che la precede. Es.: "Vennemi a mente", "Andò e ritornossi a casa") all'inizio assoluto della frase, dopo e, dopo ma e dopo proposizione subordinata esplicita.
Opere principali:
Adolfo Mussafia pubblicò oltre 350 scritti, il cui elenco completo si trova in:
Bausteine zur romanischen Philologie. Festgabe für Adolfo Mussafia zum 15. Februar 1905, Halle 1905
Fra di essi, si ricordano soprattutto (in ordine di pubblicazione):
Italienische Sprachlehre, 1860 (2ª ed., Wien, 1865: Google; 5ª ed., Wien, 1872: Google; 8ª ed., Wien, 1875; 9ª ed., Wien, 1877: Google) (Grammatica italiana, pubblicata in varie lingue, attualmente viene ancora riedita in nuove edizioni di lingua tedesca col nome di Der neue Mussafia - Il nuovo Mussafia)
Monumenti antichi di dialetti italiani, 1864
Altfranzösische Gedichte aus venezianischen Handschriften, Wien, 1864 (I: Google; II: Google)
Sul testo della Divina Commedia, 1865
Darstellung der romagnolischen Mundart, in «Sitzungsberichte der kaiserlichen Akademie der Wissenschaften. Philosophisch-historische Classe. Siebenundsechzigster Band», Wien, 1871, pp. 653–722 (Google), e da Separatabdruck, Wien, 1871 (Google)
Beiträge zur Kunde der Nord-Italischen Mundarten im 15. Jahrhundert, 1873
Mitteilungen aus romanischen Handschriften, 1884
Pietro Nachini
Pietro Nachini (noto anche con i cognomi di Nacchini, Nachich, Nachik, Nakik e Nanchini; Bulich, febbraio 1694 – Conegliano, 16 aprile 1769) è stato un organaro italiano.
Nachini, il più celebre costruttore di organi della scuola veneziana settecentesca, nasce in Dalmazia nel febbraio 1694; all'età di diciotto anni entra nel convento dei frati minori osservanti di Sebenico, prendendo il nome di fra Paolo. Alcuni anni dopo si trasferisce a Venezia, dove prosegue gli studi teologici, matematici e di architettura con padre Pietro Antonio Foresti e dove inizia a occuparsi di strumenti a canne. Nel 1729 chiede e ottiene che gli sia riconosciuta nulla la professione religiosa, diventando cosi prete secolare; nello stesso anno forma una società organaria con i sacerdoti Bortolo Peretti e Giovanni Pierantoni, ma pochi mesi dopo questo sodalizio si scioglie e Nachini inizia l'attività indipendente aprendo la propria bottega a Venezia in Barbaria delle Tole nelle vicinanze del convento di S. Francesco della Vigna.
Grazie alla sua attività e maestria nella lavorazione, riuscì a diventare nella sua epoca il principale costruttore d'organi a Venezia, in Istria e in Dalmazia e nei territori circostanti.
Nel 1737 acquista a Corno di Rosazzo una casa di villeggiatura oggi nota con il nome di villa Nachini Cabassi; nella vecchiaia, affidata la conduzione della bottega all'allievo Francesco Dacci (1712-1784), si stabilisce assieme alla sorella Anna in maniera più stabile a Corno, facendo costruire nel 1761 anche un oratorio privato. Nel 1763, росо tempo dopo la morte del patriarca Daniele Dolfin suo protettore, vende ai nobili cividalesi Pontotti la villa di Corno di Rosazzo e tutti i possedimenti terrieri, abbandona il Friuli esi trasferisce a Conegliano, dove muore il 16 aprile 1769.
La sua produzione artistica comprende 2 clavicembali e oltre 500 organi, numeri ragguardevoli che documentano un'attività intensa, raggiunta con la collaborazione di validi operai e collaboratori. Gli organi superstiti sono vivi testimoni dell'alto livello artistico raggiunto dal maestro dalmata: come rileva lo studioso Renato Lunelli, la fonica. dei suoi organi risulta orientata verso il completamento della famiglia dei registri con. canne di diametro largo, con l'inclusione ormai definitiva del registro chiamato Cornetta. Si deve al Nachini l'introduzione del sistema di collocare le ance davanti alle canne di prospetto: è questo un accorgimento che fa parte delle sue semplificazioni, introdotte nella struttura meccanica dell'organo, concretato in un sistema perfetto di catenacciature.
Nel giugno 1751 concede in uso a Francesco Dacci i propri attrezzi per la lavorazione degli organi, lo delega a firmare contratti e a dirigere la bottega veneziana; dall'anno seguente i contratti e le iscrizioni poste sopra le tastiere portano le firme di entrambi gli organari. Con il 1763, a causa delle precarie condizioni di salute, termina la sua partecipazione diretta nella costruzione e montaggio degli organi; nei suoi ultimi anni di vita si limita a sostenere gli allievi (Dacci, Callido, Da Re) fornendo loro consulenza e protezione, senza comparire in alcun contratto o riscuotere somme di denaro.
Le sue opere ancora esistenti nelle diocesi friulane si trovano a San Giorgio al Tagliamento (fabbricato intorno al 1738), Lusevera (1743, numero d'opera 84, proveniente da un convento di Farra d'Isonzo e transitato per Cormons), Reana del Roiale (1746 op. 101, da un convento trevisano), Pozzo di Codroipo (dalla chiesa udinese di S. Spirito), Piano d'Arta (da S. Lucia di Udine), nel duomo di Pordenone (1749 op. 137), a Muzzana del Turgnano (1750 op. 158, da S. Maria Maddalena di Udine), Madrisio di Fagagna (1752 op. 174, da Tricesimo), Nogaredo di Corno (1755, dal duomo di San Daniele), Latisana (1758) e Fogliano (1763, dal convento udinese di S. Francesco della Vigna e transitato per Romans d'Isonzo). Di notevole interesse storico, per la presenza dell'originale organo tergale, è il grande strumento in cornu evangelii del duomo di Udine. portato a termine nel 1751; l'organo contrapposto in cornu epistolae (1745 op. 100, già in origine a due tastiere), danneggiato durante la prima guerra mondiale, è stato modificato da Beniamino Zanin nel 1920 e ricostruito da Franz Zanin nel 1969.
Uno dei suoi primi organi (1734) si trovava nella chiesa dei Domenicani a Cividale:
acquistato nel 1810 dal parroco di Brazzano é in seguito andato disperso. A Udine gli si può attribuire il piccolo organo della chiesa di S. Maria di Castello, forse proveniente dalla parrocchiale udinese di S. Giacomo, mentre risultano dispersi gli organi del monastero di S. Maria dei Sette Dolori in borgo Pracchiuso (1744) e della chiesa domenicana di S. Pietro Martire (anteriore al 1753). Per la cittadina di Tarcento aveva costruito con Dacci due organi, compiuti nel 1761: il più piccolo si trova nella chiesa della Madonna del Giglio e dopo i gravi danni sofferti per il sisma del 1976 è stato restaurato e ampliato dalla ditta Zanin di Codroipo con l'aggiunta di un organo tergale. L'altro organo, di più ampie dimensioni, si trovava nel duomo tarcentino e dopo essere stato trasferito nella parrocchiale di Flaipano è stato distrutto dal terremoto. Uno dei suoi ultimi strumenti era quello del duomo di Tolmezzo (1763), dove una parte delle canne ancora esiste, inserita in uno strumento a trasmissione elettrica della ditta Zanin.