lunedì 27 novembre 2023

Giacomo Zammattio

Giacomo Zammattio (Trieste, 1855 – Trieste, 1927) è stato un architetto italiano.

Dopo essersi diplomato nel 1874 presso il ginnasio tedesco di Trieste e avere frequentato un corso serale di disegno, si trasferì a Vienna per continuare i suoi studi di architettura presso il Politecnico di Vienna, dove conobbe Enrico Nordio (amico di Friedrich von Schmidt) e fu allievo del professore Heinrich von Ferstel che insegnava il recupero dello stile rinascimentale italiano.

Conseguita la laurea in architettura, ritornò a Trieste dove prese parte alla vita culturale cittadina (fu tra i fondatori e primo segretario del Circolo artistico triestino) e iniziò a lavorare come capocantiere.

Nel 1881 realizzò il suo primo progetto rilevante: la casa di via Battisti 35, con una facciata neoclassica; in seguito, riprendendo gli studi viennesi, Zammattio predilesse il ritorno allo stile neorinascimentale e cinque-seicentesco italiano.

Nel 1884 avvenne la svolta della sua carriera, quando il sindaco di Fiume, Giovanni Ciotta, lo nominò direttore dei lavori per il Teatro comunale e progettista delle scuole maschile e femminile della città l'anno seguente.

Nel 1887 realizzò il palazzo Plök in stile neobarocco, mentre richiama lo stile cinquecentesco e palladiano il palazzo della Società Filoarmonica-Drammatica del 1889. Sempre in stile neobarocco realizzò le case in via De Amicis (1895) e in via Parini (1894-95), oltre al maestoso palazzo della Cassa di Risparmio Fiumana (1896).

In seguito iniziò a progettare le case d'abitazione in stile neorinascimentale toscano (casa in Corso Mussolini con ampie arcate basamentali del 1895), o con architetture lombardesche che richiamano le indicazioni di Camillo Boito (casa Whitehead in via De Amicis 4 del 1896).

Nel 1904 Zammattio tornò di nuovo a Trieste, proponendo edifici con stile storicistico neorinascimentale (in contrapposizione allo stile liberty di gran moda in quegli anni): villa Panfili (1907) e palazzo Dettelbach (1909), quest'ultimo decorato con motivi floreali da Pietro Lucano.

Tra gli ultimi lavori, si ricorda la sede INAIL del 1926, realizzata insieme ad Enrico Nordio, e gli interni della sala del Littorio (1926), mentre la Stazione marittima di Trieste (1926-1928), progettata in collaborazione con Umberto Nordio, fu l'unica opera in stile funzionale in cemento armato a vista.

Opere:

1881 - Casa in via Battisti 35, Trieste

1884 - Teatro comunale, Fiume

1885 - Scuole maschile e femminile, Fiume

1888 - Palazzo Ploech, Fiume

1889 - Palazzo della Società Filoarmonica-Drammatica, Fiume

1895 - Casa sul Corso Mussolini, Fiume

1896 - Sede per la Cassa di Risparmio Fiumana, Fiume

1896 - Casa Veneziana (nota anche come Casa Whitehead), in via De Amicis 4, Fiume

1907 - Villa Panfili, Trieste

1909 - Palazzo Dettelbach, Trieste

1926 - Sede INAIL, Trieste

1926-1928 - Stazione marittima di Trieste

Famiglia: Nordio

Federico Nordio, detto Enrico (Trieste, 24 settembre 1851 – Trieste, 3 dicembre 1923), è stato un architetto italiano.

Figlio dell'impresario edile Domenico e di Anna Maria Bertoja, Enrico Nordio si formò artisticamente presso il pittore berlinese Karl Friedrich Haase e l'architetto-ingegnere Giovanni Righetti; in seguito iscrisse alla Scuola di architettura dell'Accademia di belle arti di Vienna nel 1871 e diventò allievo di Friedrich von Schmidt, maestro del neogotico, con cui fece esperienza in grandi cantieri per il restauro del Duomo di Vienna, dell'abbazia di Klosterneuburg, il palazzo municipale di Vienna e l'Accademia croata delle Scienze e delle Arti a Zagabria. In seguito, collaborò nella capitale croata con Hermann Bollé per il restauro della Cattedrale di Zagabria e del santuario di Marija Bistrica.

Nel 1879 si trasferì a Trento, dove venne nominato direttore della Scuola professionale per la lavorazione della pietra (in seguito chiamata Scuola industriale), seguendo alcuni restauri fra cui quello per il duomo. Altri restauri riguardarono la chiesa parrocchiale di Villa Lagarina (1881-82), la ricostruzione del campanile di Roncegno Terme (1884), la facciata neoromanica della chiesa di Malé (1886-94), la chiesa di San Pietro a Cembra (1886) e Castel Tirolo. Durante il soggiorno decennale a Trento, sposò Luisa Tacchi (1863-1958) ed ebbero sei figli, tra cui Umberto, anch'egli celebre architetto.

Nel 1887 vinse il premio ex aequo nel secondo grado nel concorso internazionale per la facciata del duomo di Milano. Tornato a Trieste nello stesso anno per insegnare disegno presso la neocostituita Imperial-Regia Scuola di arti applica, partecipò alla vita culturale e politica cittadina entrando nel Circolo artistico e del curatorio del Museo "Revoltella". Nella città giuliana, progetta la sede per la Cassa di risparmio (1891-1894), caratterizzata da uno stile neorinascimentale italiano.

Nel 1902 venne nominato conservatore della Zentral-Kommission per i monumenti storico-artistici dal Medioevo all'età moderna per Capodistria, Parenzo, Rovigno e Trieste.

L'uso degli stili storici, da cui non si allontanerà lungo la sua carriera professionale seppur filtrata dall'esperienza viennese, lo porta a realizzare edifici in stile italiano con declinazioni cinquecentesche: la sede del Creditanstalt (1907-1910) e l'imponente Palazzo di giustizia (1912-1926). Alcune variazioni formali sono rinvenibili nella chiesa di San Vincenzo de' Paoli (1890) e nell'ingresso per l'ospedale di Santa Maria Maddalena (1900). Negli anni 1912-1913 progettò, con più discrete citazioni storiche, diversi complessi residenziali di case d'affitto. Poco prima di morire, collabora con Giacomo Zammattio per la realizzazione della sede INAIL (1923-1935), completata poi dal figlio Umberto.

Opere:.1872-1883 - Nuovo palazzo municipale di Vienna

1881 - Restauro del duomo di Trento

1882-1892 - Restauro dell'abbazia di Klosterneuburg (Vienna)

1890 - Chiesa di San Vincenzo de' Paoli, Trieste

1891-1894 - Sede della Cassa di risparmio, Trieste

1900 - Palazzina d'ingresso dell'ospedale di Santa Maria Maddalena, Trieste

1907-1910 - Sede del Creditanstalt (poi Banca commerciale italiana), Trieste

1912 - Primo recupero della Tor Cucherna, Trieste

1912-1926 - Palazzo di giustizia, Trieste

1923-1935 Sede dell'Inail, Trieste


Umberto Nordio (Trieste, 7 marzo 1891 – Trieste, 28 ottobre 1971) è stato un architetto italiano.

Dopo aver frequentato il ginnasio comunale italiano "Dante Alighieri" di Trieste, si laureò al Politecnico di Milano nel 1919, iniziando subito dopo un periodo di apprendistato a Trieste nei cantieri del padre Enrico Nordio, affermato architetto triestino, in particolare nella sede INAIL (1923-1935) e nel Palazzo di Giustizia (1912-1926). Tra le sue prime opere si evidenziano le case popolari ICAM in piazza Foraggi (1925-1926) e le case Incis in viale Miramare (1929), di impostazione ancora accademica, insieme a edifici più utilitaristici come la Stazione marittima di Trieste (1926-1928).

Umberto Nordio mantiene nelle sue opere un forte interesse per il gusto novecentista, ma tende a renderlo intercambiabile con soluzioni più funzionaliste o talvolta dagli accenti classicisti monumentali. Dopo l'originale Casa del combattente e mausoleo di Guglielmo Oberdan (1929-1935) disegna diverse e contrastanti soluzioni per l'adiacente Casa del Balilla (1934), oggi sede della Regione e per la sede della RAS (1934). Negli stessi anni si apre a composizioni architettoniche più dinamiche mentre dalla seconda metà degli anni trenta la ricerca di un'architettura eloquente per l'ufficialità del regime fascista lo portano a partecipare agli importanti concorsi di progettazione a Roma per il Palazzo Littorio (1934), il Palazzo della Civiltà Italiana (1937) e il Palazzo delle acque e della luce (1938). Ma è a Trieste che realizza la sua maggiore opera di rappresentazione retorica del regime, nella nuova sede dell'università (1938-1950).

Nel dopoguerra assume sempre più un ruolo di guida per i giovani professionisti triestini e diventa una figura di riferimento per le istituzioni culturali e amministrative. L'attività professionale è molto intensa soprattutto nel primo decennio di ricostruzione postbellica, in cui Nordio ripropone gli stilemi delle sue ultime opere degli anni quaranta. In questo clima si inseriscono i progetti per il nuovo quartiere dell'Ente Fiera di Trieste (1949) e soprattutto il ruolo di guida del gruppo costituito con Romano Boico, Aldo Cervi e Vittorio Frandoli per la progettazione degli allestimenti delle principali navi da crociera degli anni cinquanta. Sempre più spesso progetta in collaborazione con altri professionisti, come nel quartiere Ina-casa di Chiadino (1955-1965) o nella sistemazione degli interni nella foresteria del Palazzo del Governo di Trieste (1962-1963) e della sede del Consiglio regionale (1966).

Opere:

1925-1926 - Case popolari Icam in piazza Foraggi, Trieste

1926-1930 - Stazione marittima di Trieste

1927 - Garage Società esercizi automobili (Sea), Trieste

1929 - Case Incis in viale Miramare, Trieste

1929-1935 - Casa del combattente e mausoleo di Guglielmo Oberdan, Trieste

1934 - Casa del Balilla, Trieste

1934 - Casa della Ras, Trieste

1934 - Casa d'appartamenti Zelco, Trieste

1935 - Centro di assistenza materna "Maria Cristina di Savoia", Trieste

1935-1938 Banco di Napoli in Largo Riborgo, Trieste

1936 - Casa a torre in largo Riborgo, Trieste

1938-1948 - Completamento dell'isolato in piazza Oberdan della ex Casa del balilla, Trieste

1938-1950 - Nuova sede dell'Università di Trieste

1939-1942 - Casa-alta Albori, Fiume

1941-1971 - Chiesa del Sacro Cuore, Trieste

1947-1952 - Scuola Morpurgo a Sant'Andrea, Trieste

1949 - Nuovo quartiere dell'Ente fiera di Trieste, Trieste

1949-1963 - Allestimenti di navi da crociera: Conte Biancamano, Australia, Augustus, Asia, Africa, Homeric, Galileo Galilei, Guglielmo Marconi, Oceanic, Raffaello

1950 - Cinema Ritz, Trieste

1955-1965 - Quartiere Ina-casa di Chiadino (con Lucio Arneri, Paolo Scarpa, Dino Tamburini, Mario Zocconi), Trieste

1955-1971 - Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, Trieste

1962-1963 - Sistemazione degli interni nella foresteria del Palazzo del Governo di Trieste

1966 - Sede del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, Trieste

Vittorio Privileggi

Vittorio Privileggi (Parenzo, 13 novembre 1880 – Trieste, ... gennaio 1955) è stato un ingegnere italiano.

Vittorio Privileggi nacque a Parenzo il 13 novembre 1880, cugino del poeta irredentista Giuseppe Picciola.

Si laureò in ingegneria civile a Vienna nel 1903 e si iscrisse all'albo professionale nel 1926. Durante il primo conflitto mondiale fu imprigionato dal governo austriaco.

Dal 1904 lavorò come funzionario dell'Ufficio tecnico comunale, dove fu a lungo capo della divisione urbanistica, realizzando alcuni fra i principali interventi cittadini durante il Ventennio.

Nel 1930 progettò l'ingresso della necropoli monumentale di Sant'Anna a Trieste e una nuova galleria per il Teatro Verdi.

Progettò e realizzò in autonomia la nuova sede del Liceo ginnasio Dante Alighieri (1934-36) e l'ampliamento del palazzo municipale di Trieste in Largo dei Granatieri (1937-40). Nella costruzione di quest'ultimo, nel rispetto del principi autarchici dell'epoca, l'uso del ferro e del calcestruzzo armato viene limitato al massimo privilegiando l'uso di muratura in pietra e di mattoni, ove possibile.

Il progetto di maggior rilievo predisposto da Privileggi è la sistemazione del colle di San Giusto, sul quale nel 1933 si era prevista la realizzazione di un monumento ai Caduti; durante il cantiere, vennero portati alla luce i resti archeologici di una basilica e di un propileo di epoca romana. Il restauro del sito venne inaugurato nel 1935 alla presenza del re.

In occasione della visita del duce nel 1938, firmò il progetto ad opera del collega Camillo Jona (che a breve fu colpito dalle leggi razziali) e realizzò la fontana luminosa di Montuzza, collocata sul colle di San Giusto a coronamento della scala dei giganti.

Fra gli altri progetti, curò la sistemazione della Biblioteca Civica, del Museo lapidario, della Galleria Revoltella; l'ampliamento del giardino pubblico, la ricostruzione del monumento a Verdi, il progetto dei pili in Piazza Unità d'Italia.

Fu a lungo socio della Società di Minerva, della quale fu anche revisore dei conti dal 1947 alla morte.

Opere:

1930-32 - Ingresso monumentale al Cimitero di Sant'Anna

1933-35 - Sistemazione del colle di San Giusto (con il soprintendente Ferdinando Forlati)

1934-36 - Liceo-Ginnasio Dante Alighieri, Trieste

1937-40 - Ampliamento del palazzo municipale, Trieste

1938 - Fontana di Montuzza

1953-54 - Sistemazione architettonica e urbanistica dell'area di Santa Maria Maggiore e di San Silvestro, Trieste

Giuseppe Picciola

Giuseppe Picciola (Parenzo, 26 settembre 1859 – Firenze, 18 giugno 1912) è stato uno scrittore e patriota italiano.

Di idee irredentiste venne per questo perseguitato dagli austriaci e nel 1878 andò esule a Pisa dove all'università si laureò in letteratura italiana.

Nel 1882 l'irredentista triestino Guglielmo Oberdan confidò a lui e a Salomone Morpurgo di essere l'organizzatore dell'attentato a Trieste per uccidere l'arciduca Carlo Ludovico, fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe.

Era estimatore e amico di Giosuè Carducci e amava il suo patriottismo.

Sposò nel 1891 Beatrice "Bice" Vaccaj, figlia del deputato e sindaco di Pesaro Giuseppe Vaccaj (1836-1912), da quel momento rimase sempre legato alla città marchigiana e fu anche presidente della sezione locale della Società Dante Alighieri.

Il 16 agosto 1896 pronunciò il discorso di inaugurazione ufficiale per l'inaugurazione del monumento a Terenzio Mamiani opera di Ettore Ferrari.

Insegnò nelle scuole di Pesaro, fu poi preside del Liceo-Ginnasio di Pesaro, poi di quello di Ancona e nel 1909 divenne preside al Liceo "Galileo Galilei" di Firenze.

Morì a Firenze nel 1912 a 52 anni; venne sepolto a Umago, non lontano da Parenzo.

A Pesaro sono state dedicate al Picciola una scuola media (ora dedicata a don Gianfranco Gaudiano) e una via.

Opere:

Stanze dell'Orlando furioso, 1883

Versi, 1884

Rime, 1899

Versi, 1890

Letterati triestini, 1893

Giosuè Carducci, 1901

Matelda, 1902

Antologia carducciana. Poesie e prose scelte e commentate da Guido Mazzoni e Giuseppe Picciola, Bologna, Zanichelli, 1907, pp. 85–86.

Poeti d'oltre confine, 1914 (postuma).

Società Canottieri Nettuno di Trieste

Tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900 nella Trieste asburgica si viveva un momento di sviluppo dell’irredentismo, come sentimento di identificazione all’Italia. Da qui nacque l’idea che portò alla fondazione della Canottieri Nettuno su iniziativa di un gruppo di Soci fondatori provenienti dal Rowing Club triestino, tuttora esistente con il nome di Società Canottieri Trieste, tra cui Marcello Zuculin, personaggio “irrequieto” e ben conosciuto nell’ambito cittadino per essere stato, precedentemente fondatore della Società Remiera Esperia.

Venne scelta la località di Barcola alle porte di Trieste dove un possidente Alessandro Cesare, divenuto uno dei soci fondatori fece iniziare una nuova costruzione ad un solo piano nella parte interrate a fianco del porticciolo, che divenne la Sede della Canottieri Nettuno e dove sino al 1991 rimarrà in affitto.

Sin dall’anno della sua fondazione 1904 inizia l’attività agonistica ottenendo spesso buoni piazzamenti.

Nel 1915, allo scoppio della guerra con l’Italia, al pari di altre società sportive triestine, il sodalizio venne sciolto di autorità con vendita del patrimonio sociale (barche ecc.), con occupazione della sede da parte dei soldati austriaci e con il risultato di ritrovarsi, nel 1919, nelle condizioni di dover ricominciare nuovamente.

La volontà ed entusiasmo non mancarono tanto che alla fine del 1920, sotto la presidenza dell’avv. Giulio Paolina venne ultimata la ricostruzione della sede. 

I risultati sportivi non tardarono ad arrivare sia in campo nazionale sia internazionale, conquistando a Milano nel 1938 il titolo di Campione d’Europa nella specialità del due di coppia con l’equipaggio formato da Giorgio Skerl ed Ettore Brosch. Non esistendo all’epoca un Campionato del Mondo tale risultato può essere senz’altro considerato di valore assoluto in campo mondiale, colto da due atleti che avranno modo di ripetersi in numerosi campi da gara nazionali e non, e che, nel 1939 ad Henley, giunsero a pari merito nella stessa specialità con gli Inglesi Campioni Olimpici a Berlino nel 1936.

Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale anche la Società Nettuno visse dei momenti difficili. In questa occasione il sentito spirito sociale dell’allora presidente Mario Loeffler riuscì a salvaguardare gran parte delle imbarcazioni nonostante alcune vennero distrutte durante un tentativo di fuga di alcuni soldati tedeschi dal vicino “Bunker” su delle jole. 

Nel periodo post bellico l’attività agonistica riprese raggiungendo traguardi sportivi complessivi di assoluto rilievo, tanto che nel 1962 la Canottieri Nettuno raggiunse il 6°posto in Italia tra quasi duecento società. Negli anni ’80 con la Presidenza di Corrado Davide e un rinnovato gruppo di collaboratori si ripartì dai giovanissimi e si ricostruì il gruppo sportivo. I risultati cominciano ad arrivare anche grazie alla preparazione fornita del valente allenatore Francesco Dapirane, nel 1981, venne vinto un Campionato d’Italia: Romeo Grbec e Giovanni Miccoli, timoniere Fabrizio Compare, vinsero a Piediluco il titolo del Due con timoniere juniores. Nel 1982 la SNC Nettuno ritirò la Stella d’Oro al Merito Sportivo del CONI, assegnata nell’anno precedente.

Nel 1983 il testimone della Presidenza venne raccolto da Fabio Bolcic che si trovò ad affrontare il lungo e travagliato percorso di acquisizione della sede portato a termine nel 2000.

Nel corso degli anni l’attività sociale ed agonistica è proseguita con soddisfazione e sbocciò anche il settore femminile che portò tra 1986 e 1987 alla conquista di cinque titoli Italiani della categoria Ragazze e Juniores.

Nel biennio successivo venne eletto presidente Marino Mengaziol, uno dei soci più rappresentativi della Nettuno, a cui si deve il merito di aver gestito la concitata trattativa della proprietà della sede sociale. Dal 1988 ebbe inizio la lunga Presidenza di Paolo Seganti che durò sino al 2000. Sulle basi costituite dal precedente, viene acquistato l’immobile e vengono svolti inoltre importanti lavori di adeguamento della sede sociale che vedono anche la costruzione di un piccolo terrapieno che porta alla scomparsa del mitico “ponte levatoio” che da sempre aveva caratterizzato la facciata della costruzione.

Negli anni 1990-1991-1992 la Nettuno con l’atleta Enrico Massari, si aggiudica ben 5 titoli italiani e un secondo posto nel 1991 con il quattro di coppia azzurro, ai Campionati Mondiali juniores di Banjoles (Spagna) ed un quarto posto nel 1992 con il due di coppia a Montreal (Canada).

Nel 1993 nasce alla Nettuno per iniziativa di un gruppo di soci la “Bavisela” manifestazione podistica che dopo alcuni anni si trasferisce presso altra sede.

Nel 2000 inizia la presidenza di Fabio Massari e l’attività agonistica prosegue con la collaborazione di un allenatore dello spessore di Gianfranco Bosdachin. Il gruppo agonistico riparte da zero con giovanissimi atleti che riportano in alto i colori bianco-verdi salendo numerose volte sul podio nazionale ed internazionale.

I risultati agonistici di quegli anni, hanno il loro culmine nell’anno 2008 quando la Nettuno si aggiudica ben 6 titoli Italiani in diverse specialità fornendo atleti alla squadra nazionale che partecipa ai Campionati Mondiali juniores di Ottensheim a Linz in Austria, e conquista un secondo posto con l’atleta Bernardo Miccoli nel quattro di coppia azzurro e partecipa con il doppio societario composto da Davide Sverko e Massimiliano Minca.

Nel 2009 diventa Presidente Giovanni Miccoli, tuttora alla guida del Sodalizio, allora anche vice Presidente della Federazione Italiana Canottaggio.

Altri tre titoli Italiani vennero conquistati dagli atleti della Nettuno e nel 2010 nel quattro di coppia l’atleta Zobec Mitia un quarto posto ai campionati mondiali Under 23 pesi leggeri a Brest (Polonia).

Nello stesso anno l’atleta iridato Bernardo Miccoli, passato alle Fiamme Gialle, partecipava a 6 Campionati Italiani e nel 2012 conquistando l’argento nel 4 di coppia ai Mondiali Under 23 a Trakai (Lituania).

In data 11 novembre 2013 un grave incendio mise in ginocchio il prosieguo dell’attività sportiva e societaria. Furono distrutte 28 imbarcazioni e altre 11 risultarono danneggiate, oltre alla perdita di remi e attrezzatura sportiva. Grazie all’impegno di tutti, la società nell’arco di poco tempo riesce a recuperare nuova attrezzatura e nel corso di diversi anni riesce a ripristinare il proprio parco imbarcazioni senza mai interrompere o sospendere l’attività giovanile di promozione sportiva.

Negli anni successivi il testimone per la guida tecnica è passato in una prima fase al tecnico Luca De Marchi, e successivamente con il più titolato Claudio Cristin proveniente dalla società monfalconese Timavo, dove vantava la conquista di oltre 50 titoli italiani.

Con i suoi 118 anni di storia la S.N. Canottieri Nettuno A.S.D. continua la sua attraversata dei secoli navigando ad oggi in acque tranquille, sempre alla ricerca di nuovi atleti e atlete da far competere con i colori sociali bianco e verde.



Società di canottieri Esperia di Trieste

La Società fu fondata nel 1879 da Marcello Zuculin (1853-1931), atleta ed esponenete dell'alta borghesia triestina. La Società, con una forte connotazione anche irredentistica, ebbe grande prestigio sportivo in ambito nazionale e internazionale.

Dei due rami triestini della famiglia Zuculin, originaria di Basaldella di Vivaro (Pordenone), uno fissò la sua dimora nel rione di Roiano aprendo una fabbrica di asfalti; presero in seguito la cittadinanza austriaca. L'altro ramo abitò in un palazzo delle Assicurazioni Generali in piazza dei Negozianti n. 2, poi Tommaseo, di fianco al Teatro G. Verdi, dove gestiva, al pianoterra, un ufficio di cambiavalute con succursale pure a Udine. Questo ramo "regnicolo" della famiglia, da cui traspaiono manifeste dimostrazioni d'italianità, faceva parte dell'alta borghesia triestina.

Dopo un primo tentativo nel 1873, Marcellino Zuculin fondò la Società di canottieri "Esperia" nel 1879 e la resse fino a poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, quando essa si estinse per "fisiologico esaurimento". Pochi giorni prima dello scoppio del conflitto Marcellino e la moglie. si recarono a Vienna a trovare il figlio Roberto studente di medicina. E li, come cittadini italiani, vennero bloccati per tutto il periodo bellico.

Roberto Zuculin (1883-1962) si laureò in medicina e chirurgia a Padova nel 1922. Nel 1930 sposó Anna Zanini ed andò a risiedere nella casa di via Belpoggio 16; alla fine degli anni Trenta nasceva la figlia Letizia che, come padrino di battesimo, ebbe l'architetto Arduino Berlam, primo cugino di Roberto (i Berlam erano imparentati con gli Zuculin già da tre generazioni). Il dottor Roberto Zuculin fu particolarmente impegnato in campo culturale: socio della Società di Minerva e del Circolo Artistico Triestino, rifondatore e presidente del Circolo Fotografico Triestino; in campo sportivo fu un abile spadaccino e canottiere; da giovanissimo lo troviamo al timone delle imbarcazioni dell'"Esperia" sulle quali vogava il padre Marcellino (come si può rilevare dalle foto presenti in questo fondo). Tra i nipoti, Roberto era il prediletto del nonno paterno; questi mori a Venezia mentre si trovava presso una figlia, e li venne sepolto come da sua volontà: forse non a caso troviamo nella busta n. 13 ("Famiglia Zuculin") un "santino" dedicato a San Cristoforo con sullo sfondo uno scorcio del cimitero di Venezia. Il dott. Roberto Zuculin ebbe un fratello, Aurelio, coniugato ma senza prole, una sorella rimasta nubile ed un'altra sorella coniugata Battino.

Il padre Marcellino sposò Emma, una delle sorelle Roediger, nipote dell'architetto Corti ben noto a Trieste agli inizi dell'Ottocento, ed imparentata con una famiglia Camilleri di Malta.

Da una prima analisi dei documenti emerge la figura di Marcellino Zuculin, fondatore, atleta appassionato e tutore, forse anche per le sue possibilità economiche, della Società di canottieri "Esperia", che più tardi invece si esauri per un mancato trapasso generazionale supportato da un concreto impegno nel filone irredentistico, manifestato invece da altre società sportive triestine di fine Ottocento.

Dal materiale conservato si evidenza come il canottaggio triestino fosse, all'epoca, in primo piano a livello internazionale ed avesse quindi a pieno titolo il diritto di fondare a Torino, nel 1892, attraverso la "Società delle Regate", a fianco delle federazioni nazionali di Belgio, Francia, Svizzera ed Italia, la Federazione Internazionale (FISA) che tuttora gestisce ufficialmente il canottaggio mondiale.

Un quesito che viene spontaneo riguarda il momento in cui il materiale, ora raccolto in 13 buste, venne portato dalla residenza di piazza Tommaseo in via Belpoggio 16, dove si trovava da ultimo, al momento della donazione all'Archivio di Stato. Probabilmente ciò avvenne alla morte di Marcellino o forse dopo, in concomitanza con l'abbandono della residenza da parte della figlia nubile per i programmati lavori di restauro dell'edificio da parte dei proprietari, le Assicurazioni Generali.

Pur sembrando scarso il materiale cartaceo in alcuni settori, per la sua eccezionale compattezza questo archivio sociale rappresenta un fondo di grande importanza storica e sportiva per Trieste e per il canottaggio mondiale.

Il fondo è stato donato all'Archivio di Stato nel 1994 dalla nuora di Marcellino Zuculin, Anna Zanini, nata a Trieste il 12 febbraio 1906, che lo conservava nella sua abitazione. (I dati sulla famiglia sono stati tratti da un'intervista di Franco Stener con la stessa Anna Zanini vedova Zuculin: Trieste. 13.2.1998).

Il fondo è stato riordinato tra il 1997 e il 1998. La documentazione comprende, oltre a materiale proprio della Società "Esperia", anche documentazione prodotta dalla Società delle Regate", della quale Marcellino Zuculin fu componente del direttivo dalla costituzione (1884) al 1900. Lo stesso Marcellino ospitò per un periodo nella sua abitazione di piazza Tommaseo la sede della "Società delle Regate".

Nel lavoro di riordinamento si è innanzitutto ricreata la distinzione tra questi due nuclei di provenienza diversa. Per il materiale, essenzialmente formato da stampati e fotografie a carattere sportivo, che non è stato possibile attribuire all'una o all'altra Società, si è creata una sezione apposita, collocata di seguito alla documentazione di sicura attribuzione.

All'interno del materiale della Società "Esperia" si sono collocati, nell'ordine, gli atti di carattere costitutivo e direttivo, quelli legati all'attività sociale, quelli connessi alla gestione economica e tecnico-sportiva e, infine, vari stampati non compilati e oggetti di proprietà della Società che sono stati tramandati insieme all'archivio.

Gli atti della "Società delle Regate" sono stati disposti in un ordine analogo a quello adottato per la documentazione dell'"Esperia".

Loris Premuda

Loris Premuda (Montona, 4 gennaio 1917 – Trieste, 17 aprile 2012) è stato un medico e storico della medicina italiano.

«La Storia della medicina non è la dottrina dei morti, come taluno ingenuamente e fornito di scarsa informazione può ritenere, ma è disciplina viva, che, accanto alla custodia delle antiche e gloriose reliquie del passato, intende svolgere una funzione altrettanto nobile in sede teorica, propedeutica, critica e proiettare i semi di un passato fecondo verso l’avvenire, partecipando all’ evoluzione progressiva della medicina, non certo al suo regresso».

Nel 1936 consegue la maturità classica al liceo "Petrarca" di Trieste, dove fu allievo del filosofo Giorgio Fano e del filologo Emilio Bidoni. Nello stesso anno si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia presso l'università di Padova, dove il 29 giugno 1942, si laurea con una tesi in "Clinica dermosifilopatica su ricerche cliniche sulle bartoliniti gonococciche e forme similari" con il professore Mario Truffi.

Il commissario dell'Ospedale Regina Elena gli assegna l'11 luglio 1942 l'incarico di assistente praticante. Premuda era destinato alla 2ª Divisione medica, ma per carenza di personale fu spostato dal direttore Pietro Gall alla sezione uomini della 1ª Divisione medica, diretta dal professor Introna, che si occupava soltanto dei malati di tubercolosi.

Nel febbraio del 1943, a Bologna, sostenne l'esame di stato per l'abilitazione all'esercizio professionale con i docenti Antonio Gasbarrini, Gerardo Fogni e Luigi Bacialli. Tra il 1942 e il 1943 frequentò a Padova, come medico interno, l'istituto di anatomia e istologia patologica.

Il 7 aprile 1943 inaugurò il suo studio privato in via Ugo Foscolo 27, in un appartamento al secondo piano. Durante la sua attività di medico privato ebbe l'occasione di entrare in amicizia sia con famiglie prestigiose triestine, che con uomini e donne di basso livello sociale e modeste condizioni economiche.

Il 9 giugno 1944 consegue il diploma di specializzazione in malattie dell'apparato respiratorio presso la clinica medica dell'università di Padova, diretta da Pio Bastai, con una tesi "Sull'uso di alcuni metalli nella cura della tubercolosi polmonare".

Nel 1946 partecipa al concorso, bandito dalla commissione ospedaliera per titoli ed esami, per un posto di assistente di medicina, classificandosi al 1º posto su 41 concorrenti con un punteggio di 197 su 200 così suddiviso: nell'esame dei titoli, 97 su 100; nella prova scritta, 50 su 50; alla prova orale, 50 su 50. Tra i titoli presentati oltre a quelli del professor G.B. Zanetti e del primario Enrico Ferrari, vi era anche quello del primario Adriano Sturli che lo aveva definito in questo modo:

«diligente ed intelligente osservatore al letto degli ammalati, avente ampia possibilità di perfezionarsi sempre più nei moderni metodi di indagine sia clinici che di laboratorio, così da riuscire molto abile tanto nella diagnosi che nella terapia degli infermi affidati alle sue cure».

(Adriano Sturli)

Partecipa anche al concorso per titoli e per esami per la posizione di aiuto di medicina generale piazzandosi al 3º posto su 17 concorrenti, con un punteggio di 186,5 su 200 così suddivisi: nell'esame dei titoli 86,5 su 100, nella prova scritta di cultura che riguardava l'angina pectoris e altre forme simili, 30 su 30, nella prova clinica sul malato, 50 su 50, nella prova di anatomia patologia e laboratorio, 17.5 su 17.5 e nella prova orale di igiene ospedaliera voti 2.5 su 2.5. Fu nominato, dopo nemmeno 5 anni di laurea, aiuto di ruolo in medicina generale con effetto 15 maggio 1947. Divenne così aiuto di Adriano Sturli e fu affidato alla 2ª Divisione medica.

Dal luglio 1945 al febbraio 1946 fu chiamato a svolgere la funzione di tisiatra, cioè specialista in malattie polmonari, presso l'ambulatorio specialistico della Cassa provinciale in via della pietà 5. Per l'anno scolastico 1946-1947 presentò domanda per il servizio di medico scolastico e dal 1º novembre 1946 iniziò a svolgere questa attività.

Cultore della figura di Augusto Murri iniziò ad appassionarsi all'antropologia criminale di diritto penitenziario e di letteratura sul mondo carcerario. Iniziò a prendere contatto con l'istituzione penitenziaria, per conoscerla non solo teoricamente. Si specializzò all'istituto di medicina legale a Padova il 15 novembre 1948 con il professore Rinaldo Pellegrini e il 26 giugno del 1950 e fu inserito nell'albo dei consulenti tecnici del tribunale di Trieste.

Dopo quasi un decennio di attività ospedaliera nel 1952 Loris Premuda decide di abbandonarla per dedicarsi alla libera docenza in Storia della medicina. La decisione di tale cambiamento è dovuta soprattutto a stimoli di natura intellettuale: in lui non si erano mai spenti tutti quei richiami alla cultura classica e ad un'investigazione filosofica che si portava dietro dal liceo classico. Così giustificò tale cambiamento:

«Spunta ora apertamente la mia seconda esistenza intellettuale, già convissuta in fase embrionale fin dal terzo anno di università quando si era palesata con prepotenza alla mia mente l'esigenza di conoscere le radici dell'impianto storico-scientifico della patologia e pertanto di esplorare i meccanismi attraverso i quali i medici fin dai tempi più remoti avevano interpretato il concetto di malattia, di infiammazione, di tumore, di febbre e via dicendo. Fu davvero galeotto questo impulso, questa vigorosa aspirazione che mi rese prigioniero di ogni spazio di tempo che avrei potuto strappare all'esercizio della professione medica. Ovviamente non si erano mai spenti nel cervello tutti quei richiami dalla cultura classica e da una investigazione filosofica del mondo naturale, che mi ero portato dietro da un severo liceo classico e dalle lezioni di Giorgio Fano, docente di alta classe e docente autorevole e stimolante».

La fine della guerra gli diede l'opportunità di riprendere i rapporti, sia diretti che indiretti tramite lettere, con studiosi di Storia della Medicina. Nel 1940 iniziò con Adalberto Pazzini, professore di Storia della medicina presso La Sapienza - Università di Roma, un rapporto epistolare, che si interruppe per diversi anni, per poi riprendere nel 1946. Nel 1944 iniziò un rapporto epistolare con Nicola Latronico, professore all'università di Milano, con cui mantenne rapporti di amicizia fino alla sua morte.

Acquistò tra Trieste, Padova e Venezia molteplici volumi che trattavano di argomenti "Storico-Medici". Nella seconda metà del 1945 acquistò a Firenze quasi tutta la collezione della "Rivista critica di Storia delle scienze mediche e naturali".

Nel 1946 fu organizzato a Trieste il "1º Convegno Medico Giuliano" dall'associazione medica triestina, di cui Premuda era segretario.[19] Al convegno, che si tenne tra le giornate del 15 e 16 settembre 1946, parteciparono illustri personaggi dell'ambiente medico e non, tra i quali Pazzini e Arturo Castiglioni.

Nel giugno del 1947 scrisse, in vista del concorso per la libera docenza, un volume di 180 pagine con il titolo " L'olimpo medico dell'antica Roma". Nello stesso anno uscì il bando per le libere docenze e tra queste c'era anche Storia della medicina, a cui Loris partecipò. L'esame era composto da due prove: la prima consisteva nella discussione dei titoli presentati; per la seconda era necessario portare a termine un saggio di cultura specifica della materia. Infine per la prova didattica, una lezione di 45 minuti da svolgere il giorno dopo, si poteva scegliere tra due temi proposti dalla Commissione: la Scuola Medica Salernitana o la medicina Ippocratica. Loris per la sua prova decise di trattare quest'ultimo argomento.

Nel settembre del 1948 gli fu rilasciato tale giudizio:

«La Commissione avendo esaminato l'opera del dottor Premuda nel campo storico-medico ritiene che essa dimostri attitudini di ricercatore e di storico attento e che possieda le qualità necessarie per insegnare e infondere l'amore alla Storia della Medicina. La Commissione unanime lo propone all'abilitazione in Storia della Medicina.»

Dopo l'esame Loris rimase a Roma per altri due giorni per salutare Pazzini e altri colleghi. Sulla via del ritorno aveva già premeditato una sosta a Ferrara.

A Ferrara si recò alla sede centrale dell'università, situata a via delle scienze a Palazzo Paradiso per depositare la sua libera docenza, ponendo così le basi della sua carriera universitaria. La sua richiesta fu accettata e nel 1949 tenne la sua prima lezione di un corso libero, una prolusione , sul tema: "essenza e obiettivi di un insegnamento storico".

Nelle successive lezioni trattò dei grandi maestri dello studio ferrarese, dedicò alcune lezioni alla storia dell'anatomia, dell'anatomia patologica e della semeiotica. Tutti e 3 i corsi liberi che tenne fino al 1951 furono sempre seguiti con molto entusiasmo e interesse dagli studenti, e anche da qualche professore. Il Consiglio di Facoltà, il 21 novembre 1950, dopo due anni dall'inizio dei corsi liberi, propose l'introduzione dell'insegnamento della Storia della medicina tra le materie complementari della facoltà. Il 1º febbraio 1951 la prima sezione del Consiglio superiore della pubblica istruzione espresse all'unanime parere favorevole sulla proposta.

Il 10 settembre dello stesso anno il Consiglio di Facoltà deliberò con voto unanime l'assegnazione a Loris del ruolo di professore in Storia della medicina, i cui corsi iniziarono nell'anno accademico 1951-1952. La materia fu collocata tra quelle consigliate per il quarto anno.

Nel 1955 gli fu rilasciato a Ferrara, un certificato di riconoscimento dal Consiglio di Facoltà per la sua attività, dove era sottolineato l'impegno e l'entusiasmo con cui Loris aveva svolto il suo lavoro, suscitando anche interesse nei giovani. Oltre all'attività didattica egli ha svolto anche un'intensa attività di studio con oltre 115 pubblicazioni tra sue e dei suoi allievi.

«Ha svolto con vivo entusiasmo e grande efficacia didattica l'insegnamento , suscitando interesse e passione e profitto nei discenti . Oltre all'attività didattica espletata con zelo ammirevole egli ha svolto intensa attività di studioso e ricercatore , ciò che viene documentato da oltre 115 pubblicazioni personali e di allievi.»

Padova benché contasse sette secoli di storia alle spalle, e fosse considerata il centro di nascita della medicina moderna, finin dal 1935 era sprovvista dell'insegnamento di Storia della medicina, anno di ritiro del Prof. Castiglioni.

L'introduzione di una nuova materia come Storia della medicina era controversa. Nonostante fosse ben vista dal Preside e da alcuni professori della facoltà, una frangia era convinta che la medicina stesse nascendo in quel periodo con le scoperte di quel tempo.[32] Grazie all'aiuto di Roncato e Meneghetti, professori dell'ateneo patavino, nel 1954 iniziò l'incarico di insegnamento della stessa materia all'università di Padova, ove divenne professore ordinario dal 1968 fino al 1992.

Iniziò le lezioni il 21 gennaio 1955 nell'anfiteatro di anatomia patologica. La prima lezione prevedeva solo la determinazione dei concetti base e delle problematiche che si sarebbero affrontate durante il corso. Successivamente iniziò la trattazione del pensiero medico classico; inoltre gli fu possibile leggere e commentare passi di diversi testi di Ippocrate: gli Aforismi, gli Epidemiorum libri e del Morbo Sacro, l'odierna epilessia.

Nello stesso anno presentò alla casa editrice CEDAM le cartelle dattiloscritte sui "problemi della medicina in relazione alla Metodologia e alla scienza".

Il 1º novembre del 1957 venne creato un "Istituto di Storia della Medicina" assegnato a Loris Premuda. Nel 1965 l'istituto prese possesso della sezione antica della biblioteca Medica Pinali. Disponendo di una stanza per la segreteria, di uno studio per il direttore, una sala di lettura, uno stanzino per le attrezzature scientifiche e uno per i servizi igienici, due ampi saloni in cui venne custodito l'ingente materiale.

Rimaneva inoltre all'istituto, la sua sede primitiva e uno scantinato. Nella sezione antica sono custoditi 117 manoscritti di singolare valore, 481 edizioni del XVI secolo e infine più di 20.000 opere di biologia e medicina dei secoli passati. La biblioteca dell'"Istituto di Storia della Medicina " è il frutto di un lavoro di scelta e ricerca compiuto tra il 1965 e il 1992.

La dotazione di cui dispose fu usata fino al 1992, anno della quiescenza di Premuda, interamente per l'acquisto di opere storico-mediche italiane e straniere: un totale di circa 2.000 volumi tra cui 15 enciclopedie, dizionari enciclopedici, collezioni complete delle più importanti riviste nazionali e internazionali di Storia della medicina, della biologia e filosofia della scienza. Si creò una fototeca, una cineteca e inoltre l'istituto si adoperò per l'acquisto di apparecchiature per la riproduzione fotografica di film e la lettura di microfilm.

L'istituto promosse anche un'attività editoriale che si concretizzò con pubblicazioni di monografie o libri scritti dai suoi allievi e di un sunto di tutte le sue attività, in 5 volumetti dal titolo "L'istituto di Storia della medicina dell'Università di Padova". Di fondamentale importanza fu la pubblicazione di "Acta Medicae Historiae Patavina", che continuò per 37 anni e che comprendeva ricerche sia fatte da Loris Premuda che dai suoi allievi, ma anche relazioni tenute da storici della medicina sia stranieri che italiani.

Premuda scrisse oltre 400 fra libri storico-scientifici, monografie e pubblicazioni. Nel corso della sua lunga carriera è stato invitato da università italiane e straniere a tenere lezioni e seminari. Si recò nelle università di Zurigo, Berna, Amsterdam, Leida, Vienna, Monaco di Baviera, Tubinga, Bonn, Colonia, Düsseldorf, Amburgo, Kiel, Heidelberg, Francoforte sul Meno, Ingolstadt, Zagabria, Ragusa e in quelle di tutta Europa e al di fuori dell'ex Unione Sovietica.

Ha ricevuto onorificenze e medaglie da parte di università e società scientifiche, tra le quali la "medaglia d'oro Rinecker" dall'Università di Würzburg e la medaglia d'argento dell'università di Leida. Fu socio onorario di accademie e società scientifiche italiane ed europee.

Opere:

Sanità e personaggi nell'Istria veneto-asburgica, Trieste, Ars Libera, 2011

Una vita, un ideale, Trieste, Scenario, 2007

Medicina tra realtà e storia, memorie in libertà di un medico mitteleuropeo, Marsilio editori, 2003.

La scuola medica ferrarese attraverso i tempi, Milano, A. Cordani

Giovan Battista Morgagni, Nova institutionum medicarum idea, versione italiana e introduzione di Loris Premuda, Padova, La garangola, 1982

Metodo e conoscenza da Ippocrate ai nostri giorni, Cedam Padova, 1971

Gli aspetti scientifici della medicina ippocratica, Milano, 1965

Aspetti medici nell'opera di Dante, Milano, Editrice Sigurta farmaceutici, 1965

Atomismo filosofico e medicina nella cultura greco-romana : Lucrezio e Asclepiade, Milano, 1966

Storia della Medicina, Cedam Padova, 1960