giovedì 2 novembre 2023

Tommaso Ponzi

Nato a Pola il 25 settembre 1921, Ponzi fondò a 27 anni d'età la "Mercurius Investigazioni", che l’anno dopo venne ridenominata "Tom Ponzi investigazioni". 


Ebbe subito un rapido successo, anche in campo internazionale: egli lavorò, tra gli altri, per Nelson Rockefeller, gli Agnelli, Enzo Ferrari, l’Aga Khan, accompagnando la vita italiana del dopoguerra, raccontando o indagando – soprattutto negli anni Sessanta e primi anni Settanta – i cambiamenti nella sfera privata, nella vita delle famiglie e nella società più in generale di un paese che sarebbe rapidamente diventato una delle maggiori potenze industriali.


Tom Ponzi fu per molti versi il primo in Italia a fare delle investigazioni una professione ad alto livello, passando negli anni dalle investigazioni matrimoniali a più complesse indagini industriali, patrimoniali e finanziarie: coadiuvato dal fratello Vittorio, la sua agenzia diventó ben presto l’occhio privato più famoso del paese e d’Europa.


Il suo primo incarico di rilievo fu per conto di Vittorio Valletta, l’allora amministratore delegato della FIAT, che gli affidò il compito del recupero crediti e il controllo della solvibilità dei clienti che acquistavano le prime automobili.


Un settore molto importante è sempre stato quello delle indagini a carattere privato e, fra i clienti di Tom Ponzi, si può annoverare anche l’Aga Khan III, il nonno dell’attuale Karim Aga Khan IV, che dubitava fortemente della fedeltà della sua quarta moglie.


Il fatto di aver lavorato per uno degli uomini più ricchi del mondo accrebbe notevolmente la popolarità dell’agenzia investigativa nel campo del jet set internazionale.


Nel 1949, gli viene affidato il primo caso importante da una grossa azienda e la stampa cominciò a interessarsi veramente di lui. La Star si era accorta che i suoi dadi da brodo venivano contraffatti, allora assoldò Ponzi che si mise a pedinare personalmente il furgone che consegnava ai negozi i dadi “truccati” e smascherò in breve tempo i truffatori.


La sua reputazione si consolidò ulteriormente in tutti gli ambienti, e non solo in quelli investigativi, con un’altra indagine condotta a regola d’arte sempre nel campo della contraffazione, in questo caso dei medicinali Squibb ad opera di una banda che operava sia in Italia che fuori da essa. In seguito si occupò, sempre con successo, di un caso di contraffazione del profumo N. 5 di Chanel.


Fra gli altri clienti illustri, è da segnalare, negli anni settanta, il senatore Vittorio Cini, mentre una squadra della Tom Ponzi era sempre presente ai box della scuderia Ferrari, per controllare eventuali sabotaggi. 


Nel 1982, in occasione del ventennale della testata Diabolik, le sorelle Giussani assoldarono Ponzi per ritrovare Zarcone, il disegnatore che illustrò il primo numero del fumetto (Il re del terrore) per poi sparire misteriosamente.


Ma è già nel 1956 che egli viene alla ribalta delle cronache italiane per il suo intervento nella scuola elementare di Terrazzano dove due balordi avevano sequestrato un centinaio di alunni e tre maestre: assieme all'operaio Sante Zennaro, riuscì a penetrare nell'edificio e a disarmare i malviventi. La vicenda si concluse però con l'uccisione di Zennaro, colpito per errore dalle forze dell'ordine. Zennaro fu insignito della medaglia d'oro al valor civile, mentre Ponzi non ottenne alcun riconoscimento. Ponzi affermava inoltre di essere stato testimone delle manomissioni della scena da parte dei poliziotti, che intendevano occultare le loro responsabilità attorno alla morte dell'operaio ucciso.


Nei primi anni Settanta fu coinvolto in un vasto scandalo giudiziario con l'accusa di aver pianificato una vasta rete di intercettazioni non autorizzate ai danni della Montedison e di alcuni esponenti politici. Tom Ponzi riuscì a fuggire a Nizza prima dell'arresto, dove rimase sei anni. Tornato in patria, fu assolto con formula piena. In quell'occasione, tuttavia, gli fu ritirata la licenza di investigatore e non riuscì più a riottenerla; lo stesso Ponzi dichiarava di essere vittima di una persecuzione a causa della vicenda di Terrazzano. Poté in qualche modo continuare a occuparsi della sua agenzia investigativa intestandola ai figli.


Tom Ponzi ebbe anche un ruolo di attore nel piccolo schermo: nel 1970 interpretò il commissario Sciancalepre nella miniserie RAI "I giovedì della signora Giulia", ispirati all'omonimo romanzo di Piero Chiara.


Dopo la sua morte, avvenuta a Busto Arsizio nel 1997, si aprì tra gli eredi una lunga vicenda giudiziaria per la guida della società investigativa, oggi amministrata dal nipote Luciano Tommaso Ponzi, fondatore di Federpol.

Giovanni Soglian

Nato il 3 marzo 1901 a Cittavecchia nell'isola di Lesina, Dalmazia. Insegnante e linguista italiano. Frequentò il Ginnasio Liceo di Zara. Si laureò in lettere all'Università di Bologna nel 1925. Direttore del quotidiano dalmata “San Marco” di Zara. Ottenuto la cattedra di docente di italiano presso l'Università di Varsavia nel 1934. Direttore dell'Istituto di cultura italiana a Sofia, Bulgaria nel 1937. Direttore del Liceo Classico di Bressanone nel 1939. Provveditore agli Studi a Spalato nel 1941. Rifiutò di abbandonare la città di Spalato durante la sua occupazione da parte degli Jugoslavi nella Seconda Guerra Mondiale. Pubblicò due opere sulla lingua dalmata. Assassinato dai partigiani jugoslavi a Spalato il 23 settembre 1943.

Poco prima di essere arrestato e assassinato dagli jugoslavi, Giovanni Soglian scrisse in una lettera a Roma il 30 agosto 1943:

Mi sia lecito premettere che nessuno più di me, che per l'italianità della Dalmazia ho lottato e duramente sofferto in un quarto di secolo ormai, desidera e spera che nonostante tutto questa terra rimanga congiunta alla Madre Patria”.

Luigi Lapenna

Nato nel 1825 a Signo, in Dalmazia. È stato un politico italiano. Frequentò il ginnasio superiore di Zara. Si laureò in giurisprudenza presso l'Università di Vienna nel 1847. Dapprima Procuratore a Spalato e Ragusa. Presidente del Tribunale Provinciale di Zara. Di sentimenti autonomisti pro-italiani, aderì al Partito Autonomista. Eletto più volte alla Dieta della Dalmazia. Eletto deputato al Parlamento di Vienna. Sostenne l'autonomia dalmata e la cultura italiana; si oppose al centralismo austriaco e all'annessione della Dalmazia alla Croazia. Nominato Consigliere della Suprema Corte di Cassazione a Vienna nel 1870. Capo di una delegazione austriaca in Egitto nel 1874. Organizzò corti e tribunali al Cairo e ad Alessandria. Presidente di sezione della Corte di Cassazione di Alessandria nel 1876. Ritornò a Vienna nel 1881. Insignito dell'Ordine della Corona Ferrea e del titolo ereditario di Barone dall'imperatore Francesco Giuseppe. Nel 1885 a Vienna fondò la Società di soccorso per studenti di nazionalità italiana e serba. Ritornò a Zara nel 1885. Sconfitto alle elezioni parlamentari del 1885. Si trasferì a Waldhof nel 1889. Morì a Waldhof, in Austria, il 5 aprile 1891.

Luigi Lapenna difese la cultura italiana in una serie di articoli intitolati La situazione, pubblicati su “Il Dalmata” nel febbraio 1885:

«Volessimo dimenticare che la conoscenza della lingua italiana apre alla nostra gioventù studiosa un vasto campo di operosità, di onore e di guadagno in paesi stranieri, i soli riguardi di materiale interesse per la nostra marina mercantile e per i nostri commerci, che favoriscono insieme la produzione agricola, avrebbero dovuto e dovrebbero trattenere gli attuali dittatori croati dall'opera vandalica che stanno eseguendo. La lingua italiana è per la Dalmazia un tesoro inestimabile... è un tesoro che possediamo e ch'è crimine di lesa carità patria far disparire dal patrimonio della nostra terra natale.»

Carta della Dalmazia, pubblicata sotto gli auspici della Pro Dalmazia: note esplicative (Giotto Dainelli)






Agli italiani I fratelli di Trieste e di Trento, dell'Istria e della Dalmazia (1900)

Volantino irredentista che ricorda "il gemito di dolore di un milione d'italiani ancor separati dalla madre Patria".



La Dalmazia di oggi: la slavizzazione austriaca e le persecuzioni dell'elemento italiano in Dalmazia















La Lega Istriana di Chatham Kent, Canada. Un cippo col motto istrian.

Le comunità dei Giuliani sono sparse in tutto il mondo. In Canada tutt’ora esiste uno dei più attivi sodalizi istriani nel Nord America, precisamente nell’Ontario, nella ridente cittadina di Chatham Kent. Le prime famiglie istriane arrivarono a Chatham nel 1957, provenienti da Trieste e dai campi profughi. La compagnia canadese Redpath, che si occupava della produzione di zucchero, in quegli anni era sbarcata a Trieste per reclutare lavoratori da inserire nei campi di barbabietole.


Molte famiglie istriane decisero di emigrare oltreoceano per iniziare una nuova vita. Nel 1988 si è ufficializzata la nascita della Lega Istriana di Chatham, fondata da un imprenditore capodistriano: Antonio Perini. Nel 2012 alla presidenza del sodalizio è subentrata la figlia Cristina Perini. Questa comunità istriana ha dato, negli anni, un apporto considerevole a tutta la città canadese. Basti pensare che nel 1990 la Lega Istriana fu l’unica associazione straniera alla quale venne concesso di alzare la propria bandiera (sfondo blu con la capra al centro) sui pennoni del municipio della città. 


Nel 2014 nel parco più frequentato di Chatham, ovvero il Kingston Park, è stato inaugurato il primo monumento istriano. Si tratta di un cippo con tanto di motto “Semo, Ierimo, Saremo”, per ricordare il contributo considerevole che ha dato negli anni questa comunità proveniente dalla terra rossa d'Istria.


Dal testo originale “La Lega Istriana di Chatham Kent”, on-line dal 13 settembre 2015.