giovedì 2 novembre 2023

Luigi Lapenna

Nato nel 1825 a Signo, in Dalmazia. È stato un politico italiano. Frequentò il ginnasio superiore di Zara. Si laureò in giurisprudenza presso l'Università di Vienna nel 1847. Dapprima Procuratore a Spalato e Ragusa. Presidente del Tribunale Provinciale di Zara. Di sentimenti autonomisti pro-italiani, aderì al Partito Autonomista. Eletto più volte alla Dieta della Dalmazia. Eletto deputato al Parlamento di Vienna. Sostenne l'autonomia dalmata e la cultura italiana; si oppose al centralismo austriaco e all'annessione della Dalmazia alla Croazia. Nominato Consigliere della Suprema Corte di Cassazione a Vienna nel 1870. Capo di una delegazione austriaca in Egitto nel 1874. Organizzò corti e tribunali al Cairo e ad Alessandria. Presidente di sezione della Corte di Cassazione di Alessandria nel 1876. Ritornò a Vienna nel 1881. Insignito dell'Ordine della Corona Ferrea e del titolo ereditario di Barone dall'imperatore Francesco Giuseppe. Nel 1885 a Vienna fondò la Società di soccorso per studenti di nazionalità italiana e serba. Ritornò a Zara nel 1885. Sconfitto alle elezioni parlamentari del 1885. Si trasferì a Waldhof nel 1889. Morì a Waldhof, in Austria, il 5 aprile 1891.

Luigi Lapenna difese la cultura italiana in una serie di articoli intitolati La situazione, pubblicati su “Il Dalmata” nel febbraio 1885:

«Volessimo dimenticare che la conoscenza della lingua italiana apre alla nostra gioventù studiosa un vasto campo di operosità, di onore e di guadagno in paesi stranieri, i soli riguardi di materiale interesse per la nostra marina mercantile e per i nostri commerci, che favoriscono insieme la produzione agricola, avrebbero dovuto e dovrebbero trattenere gli attuali dittatori croati dall'opera vandalica che stanno eseguendo. La lingua italiana è per la Dalmazia un tesoro inestimabile... è un tesoro che possediamo e ch'è crimine di lesa carità patria far disparire dal patrimonio della nostra terra natale.»

Carta della Dalmazia, pubblicata sotto gli auspici della Pro Dalmazia: note esplicative (Giotto Dainelli)






Agli italiani I fratelli di Trieste e di Trento, dell'Istria e della Dalmazia (1900)

Volantino irredentista che ricorda "il gemito di dolore di un milione d'italiani ancor separati dalla madre Patria".



La Dalmazia di oggi: la slavizzazione austriaca e le persecuzioni dell'elemento italiano in Dalmazia















La Lega Istriana di Chatham Kent, Canada. Un cippo col motto istrian.

Le comunità dei Giuliani sono sparse in tutto il mondo. In Canada tutt’ora esiste uno dei più attivi sodalizi istriani nel Nord America, precisamente nell’Ontario, nella ridente cittadina di Chatham Kent. Le prime famiglie istriane arrivarono a Chatham nel 1957, provenienti da Trieste e dai campi profughi. La compagnia canadese Redpath, che si occupava della produzione di zucchero, in quegli anni era sbarcata a Trieste per reclutare lavoratori da inserire nei campi di barbabietole.


Molte famiglie istriane decisero di emigrare oltreoceano per iniziare una nuova vita. Nel 1988 si è ufficializzata la nascita della Lega Istriana di Chatham, fondata da un imprenditore capodistriano: Antonio Perini. Nel 2012 alla presidenza del sodalizio è subentrata la figlia Cristina Perini. Questa comunità istriana ha dato, negli anni, un apporto considerevole a tutta la città canadese. Basti pensare che nel 1990 la Lega Istriana fu l’unica associazione straniera alla quale venne concesso di alzare la propria bandiera (sfondo blu con la capra al centro) sui pennoni del municipio della città. 


Nel 2014 nel parco più frequentato di Chatham, ovvero il Kingston Park, è stato inaugurato il primo monumento istriano. Si tratta di un cippo con tanto di motto “Semo, Ierimo, Saremo”, per ricordare il contributo considerevole che ha dato negli anni questa comunità proveniente dalla terra rossa d'Istria.


Dal testo originale “La Lega Istriana di Chatham Kent”, on-line dal 13 settembre 2015.

La fine di Pola

 


Una giovane coppia di profughi piange inginocchiata di fronte all'Altare della Patria.

Nel luglio 1946, 28.058 residenti su 31.700 dichiararono di voler lasciare la città in caso di cessione alla Jugoslavia. Un’ulteriore spinta a partire fu impressa dalla strage di Vergarolla del 18 agosto, che fece un centinaio di vittime e che dalla popolazione venne attribuita ad una strategia terrorista jugoslava. L’esodo iniziò a dicembre e coinvolse circa 30.000 persone, comprese alcune migliaia di istriani confluiti anche da fuori città.


Il piroscafo "Toscana", capace di 2.000 posti, fece dodici viaggi verso i porti di Venezia e di Ancona.


«Se ne vanno dalle case dei Padri, coi vecchi, con le mogli, coi bimbi, col poco che hanno potuto raccogliere della roba loro, e cauto l'estraneo mondo li guarda.
Triste è pensare che nel mondo di oggi, nel disanimato mondo uscito da una spaventosa guerra, non c'è più Pietas Julia.
Ma Pietas Julia, Pietà per la Gente Giulia, c'è e durerà eterna in noi e in quanti, Italiani, hanno un'anima
.» 



Pola avvilita deturpata
da rozze genti d’oriente
da primordiale violenza
privata dei tuoi figli
ma immutata, viva ancora
nella stanca memoria
per i colori dei bragozzi
gli odori inebrianti del porto
i canti di giovani donne
i giochi ruzzanti dei bimbi.

Memorie di Pola di Valeria Bonacchi Onori

Non riesco considerare l'Istria terra croata e soffro quando sento dire da qualcuno: "vado in Croazia", e scopro che va a Pola.

Pola! Sono passati tanti, tanti anni eppure gli occhi della memoria mi ripresentano, vivide, le immagini dei luoghi più cari, dei percorsi consueti. Abitavamo, il babbo, la mamma ed io, in un appartamento al terzo piano, poco a valle della Fortezza che vedevo dalle finestre sul retro, separata da grandi orti. Sul davanti, oltre una selva di tetti, s'intuiva il mare.

Frequentavo la quinta elementare, e la scuola era vicina alla parrocchia: Sant'Antonio. Non doveva essere lontana da casa perché andavo sola per una larga e quieta via in costa e risento il freddo soffio della bora, nelle mattine d'inverno. Avevo una maestra indimenticabile, Maria Tintor, cui devo tra l'altro la base sintattico-grammaticale e che mi preparò, insieme ad alcune compagne, per l'esame di ammissione al ginnasio. La preparazione fu accurata e del tutto gratuita, compensata da un ottimo risultato che la rese felice. Delle cinque maestre elementari che mi seguirono nelle cinque città diverse, è solo di lei che ricordo il nome, il volto e la dolce fermezza.

Alla fine dell'estate il babbo fu di nuovo trasferito e dalla nave la vidi che si allontanava pian piano, la mia Pola, ma una cartolina recente (di mio figlio!) me ne ha riportato l'immagine, identica: la collina e la città digradante, Sant'Antonio, l'arena, il porto.

C'è ancora il bosco Siana? La mamma mi ci accompagnava, i pomeriggio di sole e mi divertivo a farmi largo tra la fitta vegetazione, quasi fosse la giungla e raccogliere i ciclamini. E' nel bosco Siana che ho colto i primi ciclamini, per continuare a farlo, in luoghi diversi, fino a qui. E l'Arco dei Sergi? Immetteva nel corso, se ben ricordo, meta delle passeggiate domenicali della famiglia. Una città romana e veneziana, la mia Pola, una città italiana. Perché l'Istria non è trattata dai Croati come gli italiani trattano l'Alto Adige? Mi basterebbe questo, ma non mi risulta che sia così.“


Valeria Bonacchi Onori, nata a Pistoia nel 1925, figlia di un dipendente pubblico, costretta a cambiare sede ogni anno per la professione del padre, fu a Pola nel 1935/36 e non c'è più tornata in vita sua.