venerdì 17 novembre 2023

Famiglia: Dragogna

Famiglia Dragogna — Famiglia nobile italiana di San Pietro di Gorizia. 

Alcuni dei membri più importanti della famiglia Dragogna includono:


Valentino Dragogna — Nato nel 1643 a San Pietro di Gorizia, Friuli orientale. Notaio, cronista e nobile italiano. Membro della nobile famiglia Dragogna. Padre di Matteo Dragogna e Giuseppe Dragogna. Nonno di Giuseppe Dragogna. Notaio di Gorizia dal 1696 al 1719. Ricordato per aver scritto un diario, intitolato “ Notabilia quaedam ”, che documenta la vita della famiglia Dragogna e gli eventi più importanti della Contea di Gorizia a partire dal 1663. Morto nel 1719.


Matteo Dragogna— Nato nel 1674 a San Pietro di Gorizia, Friuli Orientale. Notaio, cronista e nobile italiano. Membro della nobile famiglia Dragogna. Figlio di Valentino Dragogna. Fratello di Giuseppe Dragogna. Padre di Giuseppe Dragogna. Sposato nel 1703. Notaio di Gorizia dal 1705-1743. Ricordato per aver continuato un diario iniziato dal padre, intitolato “ Notabilia quaedam ”, che documenta la vita della famiglia Dragogna e gli eventi più importanti della Contea di Gorizia dal 1663 al 1742. Morì a San Pietro di Gorizia, Friuli Orientale nel 1750.


Giuseppe Dragogna— Nato nel 1681 a San Pietro di Gorizia, Friuli Orientale. Sacerdote e nobile italiano. Membro della nobile famiglia Dragogna. Fratello di Matteo Dragogna. Figlio di Valentino Dragogna. Zio di Giuseppe Dradogna. Cappellano dal 1708 al 1735. Parroco della Chiesa di San Pietro in San Pietro di Gorizia dal 1735-1741. Morto a San Pietro di Gorizia il 21 giugno 1741.


Giuseppe Dragogna — Nato nel XVIII secolo a San Pietro di Gorizia, nel Friuli Orientale. Notaio e nobile italiano. Membro della nobile famiglia Dragogna. Figlio di Matteo Dragogna. Nipote di Valentino Dragogna. Nipote di Giuseppe Dradogna Notaio di Gorizia dal 1764-1769. Morto a San Pietro di Gorizia nel XVIII secolo.

Cappella militare italiana tra Tolmino e Caporetto

La cappella venne costruita nel 1920 dal 4o reggimento alpini dove si trovava il cimitero di guerra italiano. Qui erano sepolti i soldati che avevano perso la vita tra il maggio 1915 ed il marzo 1916 nei combattimenti sul monte Merzli e sul Vodel. I loro resti tra le due guerre vennero trasferiti all'ossario di Oslavia, sopra Gorizia. L'entrata della cappella, formata da pilastri, è abbellita dalla scritta Torneranno. All'interno ci sono otto lastre in marmo sulle quali ci sono i nomi dei 219 caduti. Al centro della cappella ci sono una grande croce, opera dello scultore Giuseppe Rifesser, e la copia della statua in legno raffigurante un alpino che prega sulla tomba di un compagno sconosciuto. La cappella, dopo la Seconda guerra mondiale, venne usata a scopi commerciali e quindi lasciata a se stessa sino alla fine degli anni '90, quando venne ristrutturata. Sotto la strada possiamo vedere i resti del bastione che gli italiani avevano chiamato Ridottino, adattato per la difesa circolare. I soldati vi si rifugiarono durante i bombardamenti. Fu costruito dalla prima divisione edile del 156° Reggimento Fanteria italiano nel 1917.




















Antonio Abetti

Antonio Abetti (San Pietro di Gorizia, 19 giugno 1846 – Firenze, 20 febbraio 1928) è stato un astronomo e fisico italiano.

Si laureò in ingegneria a Padova nel 1867. Lavorò negli osservatori di Padova, Berlino e fu professore di astronomia a Firenze.

Allievo di G. Santini e di G. Lorenzoni si dedicò allo studio delle circostanze dell'eclissi, delle posizioni di pianetini e comete e delle occultazioni stellari prodotte dai pianeti, nell'intento di migliorare la conoscenza del moto della Terra e dei corpi minori del sistema solare. Fu il primo ad usare uno spettroscopio per studiare il transito di pianeti davanti al disco solare; ciò avvenne durante la spedizione a Muddapur nel Bengala organizzata nel 1874 per osservare il passaggio di Venere davanti al Sole.

Nel 1876 soggiornò a Berlino, presso l'Istituto delle effemeridi astronomiche, per approfondire lo studio del calcolo delle orbite planetarie, perfezionando così anche la sua cultura astronomica. Dal 1894 al 1921 fu direttore dell'Osservatorio di Arcetri dove riorganizzò le attività di ricerca, migliorò la qualità degli strumenti astronomici e realizzò un telescopio.

La sua cultura tecnica e la sua capacità di osservatore furono determinanti quando assunse la direzione dell'Osservatorio di Arcetri dopo aver vinto il posto di professore ordinario di astronomia nell'Istituto di studi superiori di Firenze. Abetti trovò ad Arcetri una situazione di grande difficoltà: l'edificio del nuovo osservatorio, costruito sulla collina di Arcetri nel 1872, giaceva in uno stato di abbandono dovuto alle difficoltà in cui versava l'Istituto di studi superiori ed alla morte prematura di Donati che aveva voluto fortemente l´osservatorio, ma che non aveva potuto portare a compimento il trasferimento dell'astronomia fiorentina dalla Specola di Via Romana alla collina di Arcetri. Antonio Abetti, oltre a riorganizzare le attività di ricerca e di servizio, convincendo l'astronomo padovano Bortolo Viaro a seguirlo, si occupò di migliorare la qualità degli strumenti astronomici installati a Firenze. Grande attenzione dedicò allo sviluppo della strumentazione: ebbe il merito di avere ampliato le attività dell'officina meccanica dell'Osservatorio di Padova.

Nei 40 anni di carriera, dal 1879 al 1919, osservò ben 121 comete, determinando per esse 2 600 posizioni, e 798 pianetini fissando oltre 6 500 posizioni, e solo ad Arcetri, dal 1895 in poi, arrivò a stabilire ben 7 830 posizioni fra comete e piccoli pianeti.

Gli interessi di Antonio Abetti non si limitavano all'astronomia: Abetti si occupò infatti di calcolo delle probabilità applicato alla teoria degli errori, delle soluzioni delle equazioni che si incontrano nel metodo dei minimi quadrati e di lui si conoscono anche alcuni lavori di storia dell'astronomia. Antonio Abetti, nel 1921, per raggiunti limiti di età, lasciò la direzione dell'Osservatorio, posto in cui gli successe il figlio Giorgio che del resto collaborava con lui già da tempo, ad entrambi venne intitolato sia il cratere lunare Abetti, situato nei pressi del margine sud-orientale del Mare Serenitatis, che l'asteroide 2646 Abetti, scoperto nel 1977.

Fu membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei e dell'Accademia galileiana di scienze, lettere ed arti di Padova, oltre che membro associato della Royal Astronomical Society di Londra.

Marameo: l'atteggiamento italiano difronte al nazionalismo slavo

L'esempio calzante dell'atteggiamento italiano, che nell'uso dell'ironia sdrammatizzava una situazione che era, tuttavia, anche di reale preoccupazione (le posizioni ideologiche slave più estreme), lo troviamo nella canzone Marameo. Le rivendicazioni sul carattere sloveno di Gorizia, che suonavano assurde come quelle slovene su Trieste e croate su Pisino, essendo equiparate a pretese di affermare il carattere slavo di Dante e Petrarca, dell'Europa, della Cina, della luna del sole e le stelle. 


Gorizia s'ciava? 

Gorizia per quattro 

caldi de Plava. 

Gorizia credime 

Gorizia se s'ciava! 

Marameo cari burloni 

Ritornè pur a Salcan 

Che a Gorizia benedeti 

Tutto, tutto xe italian! 

Xe s'ciava Trieste 

Xe s'ciava Pisin 

E Dante e Petrarca 

Xe nati a Tolmin.


Marameo cari burloni 

Ritornè pur a Salcan 

Che a Gorizia benedeti 

Tutto, tutto xe italian!

Xe s'ciava Trieste 

Xe s'ciava Pisin 

E Dante e Petrarca 

Xe nati a Tolmin.


L'Italia, la tera

Credemelo fioi, 

I xe antenati 

De sior Nabergoi!


Marameo cari burloni 

Ritornè pur a Salcan 

Che a Gorizia benedeti 

Tutto, tutto xe italian!

Xe s'ciava Trieste 

Xe s'ciava Pisin 

E Dante e Petrarca 

Xe nati a Tolmin.


L'Europa, la China 

Xe s'ciave anche quelle, 

Xe s'ciava la luna, 

Il sole, le stele. 


Marameo cari burloni 

Ritornè pur a Salcan 

Che a Gorizia benedeti 

Tutto, tutto xe italian!

Xe s'ciava Trieste 

Xe s'ciava Pisin 

E Dante e Petrarca 

Xe nati a Tolmin.

Miroslavo Komjanc

Sottotenente Miroslavo  Komjanc nasce a San Floriano del Collio, in provincia di Gorizia, il 21 febbraio 1914. Si diploma come Perito Elettricista nel 1936, e da quell'anno inizia ad insegnare alla scuola di Idria.

Nel 1937 fu chiamato alle armi. Affascinato dalla Regia Aeronautica (Gorizia era allora la casa del 4 ° Stormo), chiese di entrarvi. Conseguì la licenza di pilota a Pola nel 1937 e frequentò la Scuola Ufficiali di Siena.

Il 24 dicembre 1938 si diploma Sottotenente Pilota e viene assegnato al 74° Squadriglia (CO Capitano Guido Bobba ), 23° Gruppo Caccia di Torino.

Nel 1940 si offrì volontario presso l'AOI (Africa Orientale Italiana) e fu assegnato alla 413a Squadriglia Autonoma Caccia, guidata dal Capitano Corrado Santoro e con base a Gura, in Eritrea. Andò in Africa il 1 marzo.

Il 2 maggio 1941 decollò da Jimma, probabilmente contro le sortite britanniche contro Shashamanna. A causa della scarsa visibilità nella nebbia, si è schiantato contro la barra della manica a vento dell'aeroporto ed è rimasto ucciso.

È sepolto nel Cimitero Italiano di Guerra ad Addis Abeba.

Giovanni Grion

Giovanni Grion è stato un militare e patriota italiano, caduto durante la prima guerra mondiale. Nato nel 1890 nell'allora Pola austroungarica, leader dell'irredentismo, cercò di creare dei disordini contro l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe e per questo venne arrestato dalla polizia asburgica e poi venne scarcerato. Costretto all'esilio a Milano, con l'entrata in guerra dell'Italia nel 1915 entrò nel Regio Esercito e combatté sul Monte Merzli a Vollaria in alta valle Isonzo.


Dopo aver svolto il corso allievi ufficiali nel 1915, venne promosso sottotenente e arruolato nel 5º Reggimento bersaglieri, morì in combattimento nel 1916 durante la Strafexpedition nei pressi di Asiago a soli 26 anni.


Le spoglie di Giovanni Grion si trovano ora nella cripta del Tempio votivo del Lido di Venezia, tra i loculi degli invitti della III Armata. La tomba monumentale che si trovava fino al 1947 nel cimitero marina di Pola, è stata posizionata nel 1954 nella piccola darsena dell'Arsenale di Venezia, accanto al bassorilievo bronzeo in memoria di Nazario Sauro (precedentemente nel luogo della sua impiccagione nel cortile delle carceri militari di Pola). L'epigrafe tombale della targa di bronzo di Giovanni Grion riporta: " Nell'adolescenza / cospiratore contro l'Austria / languì nelle carceri e nell'esilio / alla grandezza d'Italia / alla grandezza della sua Terra / consacrò la fiorente giovinezza / per trovare nella morte la gloria / rivive / nella memoria della Patria redenta ".

Da lui prese nome la squadra di calcio di Pola "F.G Grion"

Bernardo Benussi

Bernardo Benussi nacque a Rovigno, da una storica famiglia del luogo.

Fu tra gli intellettuali di Trieste e dell'Istria che si impegnarono nell'affermazione del carattere italiano dei loro paesi - all'epoca parte dell'Impero Austro-ungarico - specie verso sloveni e croati. Specializzatosi negli studi storici, Benussi divenne il massimo esponente della storiografia istriana (all'epoca praticamente tutta formata da autori di lingua italiana). Fu tra i fondatori della "Società Istriana di Archeologia e Storia Patria" e socio della "Società Minerva" di Trieste, per le cui riviste pubblicò numerosi saggi di rilievo. Fu anche presidente onorario dell'Università Popolare di Trieste, dal 1909 al 1913.

Di idee liberali nettamente protese all'irredentismo, non si impegnò tuttavia mai in campo politico.

Lo spessore dell'opera storiografica del Benussi è misurabile attraverso due fattori. Da una parte l'approccio sistematico alle fonti appreso durante gli studi universitari, che assieme all'ottima conoscenza del latino e del greco antico, oltre che del tedesco, ne fece uno dei massimi eruditi istriani del suo periodo. Dall'altra occorre tener presente quello spirito di “difesa nazionale” che, nel solco delle trasformazioni che coinvolsero in prima linea l'Impero Austro-ungarico a partire dalla metà del XIX secolo, si fece largo tra gli italiani dell'Istria tanto verso il governo viennese quanto verso il nascente nazionalismo sloveno e croato.

In questo ambito rientrano tanto i suoi primi saggi sull'Istria nel periodo classico – Saggio di una storia dell'Istria dai primi tempi sino alla dominazione romana (1872) e L'Istria sino ad Augusto (1883) – quanto l'assai minuzioso studio Nel Medioevo. Pagine di storia istriana (1897). Dedicate in particolare alla confutazione delle tesi di storici croati sono analisi tematiche come La liturgia slava nell'Istria (1893).Di taglio più municipalistico sono altre due sue opere rimaste note: Storia documentata di Rovigno (1888) e soprattutto Pola nelle sue istituzioni municipali (1923-25).


"L'Istria nei suoi due millenni di storia" pubblicata nel 1924 a Trieste, è certamente la sua opera principale, e per questo la più conosciuta. Fu il primo tentativo della storiografia contemporanea di realizzare un approccio organico e dettagliato alla storia dell'Istria lungo il corso dei secoli. L'interpretazione di fondo del Benussi è quella della continuità tra periodo romano e bizantino, periodo feudale e comunale e periodo veneziano fino alla completa dominazione austriaca, e quindi alle successive lotte nazionali tra italiani e slavi, il tutto alla luce di una prevalenza storica e culturale del locale elemento neoromanzo/italiano.

Morì nel 1929, ormai realizzatosi il sogno della sua vita di vedere l'Istria inclusa nei nuovi confini del Regno d'Italia dopo la Grande Guerra.

In quanto rovignese illustre a lui è intitolata la scuola elementare della sua città - nella gran parte dell'Istria oggi inclusa nella Repubblica di Croazia - gestita dalla esigua comunità italiana rimasta dopo l'esodo.