mercoledì 8 novembre 2023

Oretta Fiume

Oretta Fiume, nome d'arte di Claudia Scrobogna (Fiume, 6 giugno 1919 – Roma, 22 aprile 1994), è stata un'attrice italiana.

Nel 1938 la Fiume partecipa ad uno dei numerosi concorsi, della ERA Film, per nuovi volti del cinema, giungendo al primo posto insieme alla collega Laura Solari, debutteranno insieme nella pellicola di Camillo Mastrocinque, L'orologio a cucù con Vittorio De Sica.

Dalla città natale si trasferisce a Roma insieme a due amiche concittadine: l'aspirante attrice Jucci Kellermann, che dopo pochi anni sposerà Mario Soldati dandogli tre figli (l'attore Wolfango, Michele e il regista Giovanni, marito di Stefania Sandrelli), e la cantante Olga Stancich - vincitrice del concorso regionale dell'EIAR - che, tra il 1939 e il 1943, tra l'altro, doppierà in italiano le canzoni dai film di Marlene Dietrich.

Scritturata successivamente da Alessandro Blasetti per una parte nel film Ettore Fieramosca, lavorerà anche con Gallone ed Eduardo De Filippo, non riuscendo, tuttavia, mai ad emergere in parti importanti. Lavorerà marginalmente anche nel teatro di rivista tra il 1943 e il 1948.

Nel 1941 diventa la protagonista del film Ragazza che dorme: i passanti e gli spettatori possono ammirarla ritratta nei bei manifesti affissi sui muri ed alle vetrine delle sale cinematografiche, realizzati dai pittori Anselmo Ballester e Sergio Gargiulo.

Alla fine degli anni quaranta le sue apparizioni cominciano a diradarsi, Le ultime interpretazioni risalgono alla metà degli anni sessanta: da una piccola parte nel film La dolce vita di Fellini, sino all'ultima, nella pellicola Thrilling di Carlo Lizzani.

Sul versante privato, ebbe una relazione sentimentale col pianista Arturo Benedetti Michelangeli. E due figli: Riccardo, avuto nel 1941 con un operatore cinematografico dell'epoca (Giorgio Orsini) mentre entrambi lavoravano negli stabilimenti cinematografici di Tirrenia (Pisorno), e Federico, nato nel 1959, che fu poi il bambino protagonista nei film La classe operaia va in paradiso, con Gian Maria Volonté, Pane e cioccolata, con Nino Manfredi e Andremo in città di Nello Risi, con Geraldine Chaplin.

Lo sceneggiatore Ugo Pirro, nel suo libro autobiografico Osteria dei pittori, racconta della relazione burrascosa tra Oretta Fiume e il pittore Giulio Turcato nel primo dopoguerra.

I Susmel

EDOARDO SUSMEL
Edoardo Susmel (Fiume, 3 dicembre 1887 – Forte dei Marmi, 18 luglio 1948) è stato uno storico e politico italiano.
Dopo il conseguimento della laurea in Scienze morali e storiche, comincia l'insegnamento di materie umanistiche nella "Scuola cittadina" della città natia. Fece parte del Consiglio nazionale italiano (di cui fu capo dell'ufficio stampa) di Fiume e tra la fine degli anni Dieci e l'inizio degli anni Venti partecipò attivamente alle vicende di cui reclamava l'italianità. Iniziò la sua attività di pubblicista dando alle stampe nel 1919 Fiume attraverso la storia: dalle origini ai giorni nostri edito a Milano da Treves a cui fece seguito La città di passione sempre per lo stesso editore nel 1921. Partecipò all'impresa di Fiume. Fu favorevole alla reggenza del Carnaro istituita da Gabriele D'Annunzio su Fiume, sull'impresa del celebre poeta scrisse nel 1929 La marcia di Ronchi e sempre in quell'anno ultimò Mussolini e il problema adriatico. Aderì al fascismo e successivamente scrisse Le giornate fiumane di Mussolini (Garzanti, 1937) e Fiume e il Carnaro (Hoepli, 1939). Docente universitario, fu Preside della Provincia del Carnaro. Nel 1939 divenne consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni fino al 1943.
Fu ultimo prefetto di Fiume italiana nel 1945. Nel secondo dopoguerra cominciò a lavorare sull'opera omnia di Benito Mussolini, ma la morte gli impedì di concludere il progetto, poi completato dal figlio Duilio.

DUILIO SUSMEL
Duilio Susmel (Fiume, 15 ottobre 1919 – San Godenzo, 19 febbraio 1984) è stato un giornalista italiano.
Figlio dell'insegnante e scrittore Edoardo, si trasferì a Firenze nel 1942, dove conseguì la laurea e iniziò la sua attività di giornalista pubblicista, collaborando ai settimanali Oggi, Domenica del Corriere, Gente, Tempo Illustrato, Il Borghese, e ai quotidiani Il Tempo e Il Popolo d'Italia; militò nella Repubblica Sociale Italiana come tenente della Guardia Nazionale Repubblicana Forestale. Nell'immediato Dopoguerra cominciò col padre la stesura dell'opera omnia di Benito Mussolini che, a seguito della morte del genitore nel 1948, completò da solo tre anni più tardi. Nel 1952 scrisse con Giorgio Pini Mussolini L'uomo e l'opera, una biografia del Duce in quattro volumi. Negli anni Cinquanta e Sessanta si occupò del delitto Matteotti e dell'ipotetico carteggio che Mussolini ebbe con Winston Churchill, oltre che di quelli che il dittatore ebbe con Roberto Farinacci e suo fratello Arnaldo; trascrisse inoltre le conversazioni che il dittatore ebbe col giornalista Carlo Silvestri negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale.
Fu l'unico giornalista italiano a cui, dopo la caduta del regime, il caudillo Francisco Franco concesse un'intervista; nel 1962 Susmel pubblicò a puntate sul mensile Successo una biografia del generalissimo spagnolo. Negli anni Sessanta pubblicò Vita sbagliata di Galeazzo Ciano, Nenni e Mussolini mezzo secolo di fronte, Un uomo chiamato Mussolini e la raccolta Mussolini corrispondenza inedita. Diede alle stampe inoltre I dieci mesi terribili: da El Alamein al 25 luglio 43 nel 1974 e Mussolini e Pio XI l'anno seguente. 
Negli ultimi mesi di vita stava lavorando a due progetti commissionategli da Il Secolo d'Italia: La vera storia di Mussolini (completato poi dalla moglie Nedda Dragogna e dal suo allievo Renzo Santinon dopo la sua scomparsa e apparso in occasione del centenario dalla nascita del Duce) e Controstoria dell'ultimo Mussolini e della Repubblica Sociale Italiana, rimasto inedito. Morì a Castagno d'Andrea, frazione di San Godenzo, in provincia di Firenze. Nel Centro Studi della RSI si trova l'archivio Susmel, nel quale sono contenute tutte le sue fatiche letterarie.

CLAUDIO SUSMEL 
Nato a Reggio Calabria, nonna paterna e padre nati a Fiume, madre a Santo Stefano in Aspromonte, fratello e cognata a Cagliari. Come asserisce l'autore, "l'Italia non è solo la mia nazione, è anche la mia regione, la mia famiglia". Laureato con una tesi in Diritto internazionale su Fiume. Consiglio caldamente la lettura del suo libro "I confini naturali d'Italia" per la precisione geografica nell'individuazione dei veri confini della nostra Patria e soprattutto per l'intensità della sua scrittura da cui deriva grande coinvolgimento per ogni lettore patriota. Lo consiglio, in particolar modo, per la speranzosa ma sicura determinazione che traspare, credendo in un futuro migliore in cui l'Italia possa riscattare l'ignavia e la sfortuna del suo passato.

Carlo Colussi

Carlo Colussi (Fiume, 7 dicembre 1891 – 26 agosto 1945) è stato un politico e giornalista italiano.

Nato a Fiume il 7 dicembre 1891, di professione giornalista, fu direttore de La Vedetta d'Italia, aderì al fascismo e dal 1934 al 1938 fu Podestà di Fiume. Il giorno 8 agosto 1945 venne catturato dall'OZNA assieme alla moglie Nerina Copetti mentre tentavano di andare a Trieste, e fucilato con lei il 26 agosto 1945.

Giovanni Host-Venturi

Giovanni Host-Venturi, noto anche come Nino Host-Venturi (Fiume, 24 giugno 1892 – Buenos Aires, 29 aprile 1980), è stato un politico e storico italiano. Protagonista dell'impresa di Fiume, concepita da Gabriele D'Annunzio, fu Ministro delle Comunicazioni.

Irredentista, il cognome originale era Host-Ivessich, ma durante la prima guerra mondiale coloro che essendo cittadini dell'Impero austro-ungarico combattevano per il Regno d'Italia se catturati venivano immediatamente fucilati come traditori e disertori, e le famiglie venivano duramente punite, per questo Host-Venturi decise di utilizzare il cognome della famiglia Venturi che lo adottò in Italia per permettergli di combattere a fianco dell'Italia. Per tutta la sua vita non divise mai più il cognome, che rimase dal 1915 in poi Host-Venturi. Nel 1913 a Brescia fondò un battaglione di studenti volontari Sursum corda. Allo scoppio della prima guerra mondiale, il 18 marzo 1915 insieme a Icilio Baccich e Enrico Burich scriverà un appello a Vittorio Emanuele III per rivendicare l'italianità dell'Istria e di Fiume.

Col nome di battaglia Giovanni Venturi, fu volontario durante la prima guerra mondiale, prima nel 7º Reggimento alpini e poi negli Arditi del XIII Reparto d'Assalto, raggiungendo il grado di Capitano. Durante il conflitto guadagnò tre Medaglie d'argento al Valor Militare.

A Fiume, nell'aprile 1919, Giovanni Host-Venturi creò la Legione fiumana, costituita da un nucleo di volontari per difendere la città dal contingente francese ritenuto filo-iugoslavo, inviando un messaggio a Gabriele D'Annunzio, invitandolo ad assumere il patronato della causa di Fiume italiana e pochi mesi dopo, quando i negoziati si interruppero bruscamente, il 12 settembre una forza di nazionalisti ed ex-combattenti italiani, composta da circa 2500 legionari agli ordini di D'Annunzio, partiti da Ronchi di Monfalcone, in seguito ribattezzata Ronchi dei Legionari, si unirono alla Legione fiumana di Host Venturi occupando Fiume, chiedendo l'annessione all'Italia. Ai costanti rifiuti del governo italiano D'Annunzio, Host Venturi e migliaia di volontari accorsi nella città "liberata" proclamarono la Reggenza del Carnaro. Giovanni Host-Venturi, Armando Odenigo e Corrado Zoli animati da spirito anti-slavo immaginavano di dare inizio a una grande rivoluzione in Iugoslavia con i secessionisti macedoni, albanesi, montenegrini e croati.

Dopo la caduta della Reggenza del Carnaro, finita con forza dal governo di Giolitti con il Natale di sangue del 1920, Host-Venturi continuò la sua attività politica irredentista avvicinandosi sempre di più al fascismo. Dopo l'annessione al Regno d'Italia con il Trattato di Roma del 27 gennaio 1924, Fiume divenne capoluogo di provincia e Host-Venturi proseguì la sua attività politica ricoprendo la carica di segretario provinciale della federazione fascista di Fiume dal 15 novembre 1925 al 24 maggio 1928 e di commissario straordinario di Pola dal 1º aprile al 24 maggio 1926 e fu fra i fautori di un'assimilazione forzosa delle popolazioni allogene presenti in Venezia Giulia. Celebre fu un suo discorso anticlericale tenuto il 23 maggio 1925 al Congresso dei fascisti istriani, in cui denunciava l'uso delle lingue slave da parte dei religiosi sloveni e croati, nell'officiare la messa e nelle predicazioni. 

Passato nelle file dei fascisti intransigenti, Host-Venturi, al pari di Mario Carli, venne talvolta considerato un "fascista di sinistra".

Proseguì poi la sua carriera politica a Roma e divenne deputato alla Camera nel 1934 e Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel 1939. Nel 1935 fu prima Sottosegretario di Stato alla Marina mercantile, contribuendo al consolidamento della Finmare poi, fra il 1939 e il febbraio 1943, Ministro delle Comunicazioni. Cinque mesi prima della caduta del fascismo, per ragioni che non ci sono note, fu estromesso dal governo dallo stesso Mussolini in seguito a un profondo rimpasto della compagine governativa operato dal "Duce". Dopo l'8 settembre aderì alla Repubblica Sociale Italiana ma non occupò posizioni di rilievo. Nel 1948 si trasferì in Argentina con la famiglia continuando in qualche modo a interessarsi di politica, incontrandosi più volte con il presidente Perón, suggerendogli di creare delle zone franche industriali a Bahía Blanca e Rosario per favorire lo sviluppo economico del Paese. Il progetto incontrò un certo gradimento nel governo peronista, ma non venne mai concretamente realizzato.

Suo figlio Franco, nato a Roma nel 1937, ma emigrato con il padre in Argentina con la famiglia, e divenuto un noto pittore e vignettista, fin da ragazzo aveva militato nella Juventud Peronista e successivamente era confluito nelle FAP (Fuerzas Armadas Peronistas), una frazione guerrigliera attiva nei primi anni settanta a Buenos Aires e nelle principali città argentine. Venne sequestrato a Mar del Plata il 24 febbraio 1976 da paramilitari e di lui non si seppe più nulla. In un primo tempo si pensò che fosse stato portato in un centro di detenzione in Patagonia, ma tutti gli sforzi dei familiari per rintracciarlo si rivelarono vani e venne ufficialmente considerato desaparecido negli anni ottanta. Il padre Giovanni morì suicida a Buenos Aires nel 1980.

Arturo Maineri

Arturo Maineri noto anche come Arturo Meichsner de Meichsenau, Arturo von Meichsner o Arturo de Maineri (Fiume, 4 aprile 1904 – Cagliari, 13 ottobre 1966) è stato un politico e matematico italiano.

Discendente di una famiglia del Patriziato di Norimberga e di militari dell'Impero austro-ungarico, nel 1935 fu volontario nella Guerra d'Etiopia e successivamente in Africa settentrionale, fu poi Direttore Generale della raffineria ROMSA di Fiume e nel 1940 fu Podestà di Fiume a soli 36 anni.

Pluridecorato delle campagne di Etiopia e Africa settentrionale, grazie all'intercessione del vescovo di Fiume Ugo Camozzo divenne commendatore dell'Ordine di San Gregorio Magno.

Fu assieme al podestà Gino Sirola al comando di Fiume durante l'occupazione nazista della città. Riuscì a fuggire durante l'occupazione jugoslava della città e si rifugiò prima a Crespano del Grappa e poi a Venezia. Successivamente per l'esperienza compiuta alla Direzione della raffineria ROMSA a Fiume, fu infine ad assunto dalla RASIOM, raffineria di petrolio costruita ad Augusta in Sicilia da Angelo Moratti. Sempre per la RASIOM fu poi trasferito a Roma dove fu anche Presidente della Lega fiumana di Roma e vice presidente nazionale dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Morì a Cagliari a 62 anni d'età dove aveva seguito il sorgere della raffineria SARAS di Sarroch, sempre per conto della famiglia Moratti.

Giovanni de Ciotta

Giovanni de Ciotta (Fiume, 24 aprile 1824 – Laurana, 6 novembre 1903) è stato un politico italiano della città di Fiume.

Nel 1869 venne eletto deputato al Parlamento Ungherese. Fiume, infatti, faceva parte del Regno d'Ungheria, nel quadro dell'Impero austro-ungarico, quale corpus separatum, avendone la Dieta ungherese riconosciuta la sua secolare autonomia comunale.

Nel 1872 il De Ciotta fu eletto podestà di Fiume. Sotto il suo governo la città ebbe un grande sviluppo con realizzazioni di valore storico, quali la ferrovia che collegò la città di Fiume con Budapest, la costruzione del nuovo porto; lo sviluppo residenziale ed industriale secondo un moderno Piano regolatore, la realizzazione del nuovo acquedotto. Queste opere furono alla base dello sviluppo economico ed industriale della città di Fiume, la quale vide in quegli anni la fondazione della Compagnia di navigazione Adria e la realizzazione del grande silurificio Whitehead.

Nel 1896 il "sistema De Ciotta" entrò in crisi a causa della politica centralistica e restrittiva del nuovo primo ministro ungherese Decso Bànffy. Giovanni de Ciotta abbandonò la vita pubblica e si ritirò a vita privata. Morì nel 1903.

Riccardo Gigante

Riccardo Gigante (Fiume, 29 gennaio 1881 – Castua, 4 maggio 1945) è stato un politico, giornalista e imprenditore italiano.


Intrapresa la carriera giornalistica, nel 1907 a 26 anni, divenne direttore del periodico "La Giovane Fiume". Avvicinatosi alle idee dell'irredentismo nel 1915 si arruolò e combatté nel Regio Esercito dove ottenne la Croce di guerra al valor militare. Al termine della guerra ricoprì la carica di sindaco di Fiume (dal novembre 1919 al dicembre 1920), poi, con l'annessione di Fiume all'Italia aderì al Partito Nazionale Fascista (1924) e dal 1930 al 1934 ricoprì la carica di podestà di Fiume. Nel 1934 venne nominato senatore, carica che mantenne fino alla caduta del fascismo. Nel 1937 divenne anche presidente della Società fiumana di navigazione. Dopo la caduta del fascismo aderì alla Repubblica Sociale Italiana e venne nominato nel 1943 governatore della provincia di Fiume, carica che mantenne per 3 settimane. Sul quotidiano fiumano La Vedetta d'Italia assunse posizioni contro la politica di assimilazione forzata operata negli anni precedenti.


Rimasto in città anche dopo l'arrivo dell'armata di liberazione iugoslava, il 3 maggio 1945, venne prelevato dall'OZNA e fucilato il giorno dopo a Castua.


La fossa comune dove è stato gettato, nel bosco di Loza in località Crekvina, è stata individuata nel 1992. La fossa è stata scavata il 4 luglio 2018. Sono state esumate le ossa poi risultate di 8 persone, i resti sono stati consegnati al Consolato italiano di Fiume.


 Il 15 settembre dello stesso anno è stata celebrata una messa nella Chiesa parrocchiale di Sant'Elena a Castua dal parroco don Franjo Jurčević in collaborazione con il consolato italiano e la Società di Studi Fiumani. I resti sono quindi tornati in Italia il 20 ottobre 2018 accolte con una cerimonia presso il Tempio Ossario di Udine. Dopo gli esami condotti dai Carabinieri dei Ris di Parma i resti sono stati attribuiti ufficialmente e dopo una cerimonia a Udine del 13 febbraio 2020 i resti sono giunti il 14 dello stesso mese a Gardone Riviera al mausoleo del Vittoriale degli italiani.



Poesia di Marino Micich (maggio 2017).


A Riccardo Gigante e a tutti i caduti senza croce e umana giustizia delle terre istriane fiumane e dalmate

 

Nella sera si ode l’eco ormai spento dei proiettili,

il tonfo cupo di una granata e poi il silenzio. 


Il vento porta cenere da Santa Caterina.


Il monte e il mare

presto torneranno quieti.


Le onde del Quarnaro

disperdono dubbi di interi anni.


La battaglia non ha più forma

e non è nostra la vittoria.


Verso la Torre Civica vanno incontro

i partigiani slavi con la stella.


Scendono guardinghi da Drenova

nella città muta, sgomenta.


Io che studiai la storia e le leggi,

gli usi e i costumi, la lingua avita.


Io Riccardo Gigante, la cui voce

dichiarò forte e decisa

la libertà italiana di Fiume

solo, sconfitto

guardo oltre i vetri delle finestre

senza più speranza, né timore

la città Olocausta.


Come l’Eneo che scorre veloce incontro al mare

dovrò presto cadere,

ritornare al mistero

che ci rende tutti uguali.


La notte impallidisce ovunque

la fredda morte mi cerca.


Battono stivali stranieri le calli

della Cittavecchia,

solo il ferro fa eco al silenzio

voci nell’ombra si rincorrono.


Io che desideravo essere soprattutto uomo di libri,

di arte, di poesia, di storia e di civiltà,

tra breve giacerò nell’umida e nuda terra.


Andrò incontro al mio destino

senza cercar la fuga

orgoglioso mi presenterò

a chi vuol cancellare Fiume.


Armi, divise, corone

della nostra Patria

da tempo ci hanno abbandonato.


Il cerchio degli eventi si sta chiudendo

finalmente scopro la mia sorte,

la forma che Dio

sapeva dall’inizio.


Nello specchio delle prime luci

scorgo il mio volto eterno illuminarsi.


Il calpestio dei passi, le ombre dei mitra

un urlo rivolto alle scale

l’indice puntato

sul mio petto

vogliono me e i fiumani.


Mi spingono lungo le scale

mani ruvide

fin dove si apre la strada.


Siamo forse una decina,

fratelli in un’unica fede

che il piombo e l’acciaio delle lame dilanieranno.


Passano veloci i pochi attimi di vita

camminiamo verso il colle di Castua.


Muti con i volti chini

entriamo nella cittadina.


Lungo le mura diroccate

di una vecchia chiesa

ci fermano rauche voci straniere.


Rimaniamo fermi, in piedi, silenziosi.


Brilla ancora nel cielo qualche rara stella.


I nostri occhi fissi sui carnefici

in attesa della fine.


Un ultimo grido ancora si leva fra noi a salutare l’Italia!


Siamo ancora vivi.


Ecco il primo colpo,

ne segue un altro

e un altro ancora!!


Ecco il duro piombo

a squarciarmi il petto..


Ecco il freddo coltello

conficcarsi nella gola.