mercoledì 8 novembre 2023

Bruno Spitzl

Bruno Spitzl (Fiume, 5 agosto 1918 – Milano, 11 aprile 1942) è stato un aviatore e militare italiano, pilota delle specialità caccia, partecipò alla Seconda Guerra Mondiale dove si distinse particolarmente in Africa Settentrionale Italiana, operando sempre in seno alla 96ª Squadriglia, 9º Gruppo, del 4º Stormo.
Nacque a Fiume il 5 agosto 1918 e si arruolò giovanissimo nella Regia Aeronautica conseguendo a diciannove anni il brevetto di pilota militare. Con il grado di sergente fu assegnato alla 96ª Squadriglia, 9º Gruppo, 4º Stormo Caccia Terrestre, dotata dei caccia biplani Fiat CR.42 Falco. All'entrata in guerra del Regno d'Italia il suo reparto operò su Malta partendo dagli aeroporti della Sicilia. Il 9º Gruppo, al comando del maggiore Ernesto Botto, detto "Gamba di Ferro", fu subito trasferito in Africa Settentrionale, entrando in azione. La sua squadriglia fu pesantemente impegnata in un ciclo di operazioni belliche, e per il coraggio dimostrato venne insignito della Medaglia d'argento al valor militare. Il 16 dicembre, a pochi giorni dal rientro in Italia del reparto, rimase coinvolto in un bombardamento nemico sulla base di Ain el-Gazala mentre si trovava a bordo di un trimotore da trasporto Caproni Ca.133, riportando varie ferite ed ustioni. Rientrato in Italia trascorse un lungo periodo di convalescenza prima di riprendere servizio attivo presso il 9º Gruppo che si trovava a Gorizia per il riequipaggiamento sui monoplani Aermacchi C.200 Saetta. Dopo aver operato per breve tempo nel teatro operativo jugoslavo, il 9º Gruppo iniziò il riequipaggiamento con i nuovi caccia Aermacchi C.202 Folgore, e proprio su questi velivoli rientro in servizio promosso al grado di sergente maggiore.

Così equipaggiato il 9º gruppo fu rischierato sull'aeroporto di Comiso (Ragusa) per un nuovo ciclo di operazioni contro l'isola di Malta. Il 4 ottobre 1941 rimase coinvolto in un atterraggio fuori campo a carrello retratto nei pressi di Siracusa, da cui uscì incolume. Il 22 novembre, nel corso di una missione di caccia libera su Malta impegnò in combattimento un Hawker Hurricane del No.249 Squadron che gli fu assegnato come "probabile vittoria". Il 26 novembre la 96ª Squadriglia venne inviata urgentemente in Libia, sull'aeroporto di Martuba, per contrastare l'Operazione Compass lanciata dalle truppe inglesi. Nel corso delle operazioni il 1º dicembre reclamò l'abbattimento di un caccia Curtiss P-40 Tomahawk, e l'8 dello stesso mese una nuova vittoria contro un P-40 Tomahawk della Royal Air Force sul tratto di cielo di Ain el Gazala-Trigh Capuzzo. Sopravvissuto fortunosamente a un bombardamento aereo che aveva decimato i velivoli del 9º Gruppo egli, insieme a ciò che rimaneva del reparto, rientrò in Patria poco tempo dopo. Per le azioni compiute nel corso delle operazioni in Libia gli fu concessa la Medaglia di bronzo al valor militare.

I reparti del 4º Stormo furono concentrati sull'aeroporto di Udine-Campoformido, con il 10º Gruppo in fase di riequipaggiamento sui C.202 Folgore, mentre il 9° rimase in attesa delle consegna di nuovi aerei da parte della Breda che li stava realizzando presso lo stabilimento di Bresso. I piloti del reparto si recavano regolarmente a Bresso per prelevare i nuovi aerei e portarli a Udine-Campoformido, sfruttando il volo di trasferimento per collaudarli. L'11 marzo 1942 egli decollò da Bresso a bordo di un C.202 per trasferirlo a Udine-Campoformido. Pochi minuti dopo il decollo l'aereo ebbe un guasto meccanico mentre sorvolava la città di Milano. Nonostante il tentativo del pilota di invertire la rotta e rientrare a Bresso l'aereo precipitò in Via Padova, dopo aver urtato un edificio, causando il ferimento di due passanti. A causa delle gravissime ferite e delle ustioni riportate, il pilota decedette l'11 aprile presso l'Ospedale Maggiore di Niguarda.

Giorgio Alessandro Conighi

Giorgio Alessandro Conighi (Fiume, 7 giugno 1892 – Trento, 4 gennaio 1977) è stato un ingegnere e vigile del fuoco italiano.
Conighi nacque a Fiume. È ricordato, quale laureato in ingegneria, in qualità di Ufficiale superiore del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Fin da ragazzo, assieme ai fratelli, partecipò attivamente al circolo politico irredentistico La Giovine Fiume, che si ispirava a Mazzini. A diciotto anni, assieme ad altri nove fiumani, fu processato per alto tradimento dalla Corte d'assise di Graz; era il 10 dicembre 1910. Studiò a Fiume e si poi laureò in ingegneria civile.
Volontario negli alpini nella prima guerra mondiale, dovette cambiare nome in Giorgio Dilenardo, per sfuggire alla forca austriaca. Si legge sulla stampa friulana che il soldato volontario negli alpini Giorgio Conighi, nato a Fiume (Ungheria) ha ricevuto un encomio solenne. Nel 1918 ricevette la medaglia di bronzo e la croce di guerra. Nel 1919 fu legionario a Fiume, con i fratelli Carlo Leopoldo Conighi e Cesare Augusto Conighi, mentre il padre, l'ingegnere Carlo Alessandro Conighi, era uno dei consiglieri di Gabriele D'Annunzio nella Reggenza del Carnaro.

Dal 1924 al 1940 assume il comando del Corpo dei pompieri di Fiume. Nel 1941 si occupa del 95º Corpo Cattaro, del 96º Corpo Spalato e del 97º Corpo Lubiana. Dopo l'8 settembre 1943 aderisce alla R.S.I. e segue il comando dei pompieri di Trieste. Secondo Bruno Coceani, nei primi mesi del 1945, l’ingegner Conighi, comandante dei vigili del fuoco, contribuisce a salvare il porto di Trieste dalla distruzione progettata dai nazisti.

Nel maggio del 1945, a Trieste, i titini presero a cannonate la sua abitazione, perché si era rifiutato di esporre la bandiera rossa nella caserma dei pompieri, dove lavorava. Poco dopo fu arrestato dagli jugoslavi e recluso nel carcere del Coroneo. Liberato dopo trenta giorni di prigionia, scelse come molti l'esodo verso l'Italia, abbandonando la terra natia.

Nel dopoguerra fu comandante dei Vigili del Fuoco di Trieste e di Trento. Fu incaricato nel mese di aprile del 1959, dell'amministrazione del Comitato esecutivo per il monumento a D'Annunzio a Ronchi. Tale opera, su progetto dell'architetto Vincenzo Fasolo, fu realizzata in realtà sul territorio del Comune di Monfalcone sotto la direzione dei lavori dell'architetto Carlo Leopoldo Conighi e fu inaugurata il 30 ottobre 1960.

Attilio Colacevich

Attilio Colacevich (Fiume, 25 luglio 1906 – Napoli, 24 agosto 1953) è stato un astronomo e matematico italiano.

Conseguì il dottorato in Fisica nel 1929 presso l'Università di Firenze e nel 1933 Giorgio Abetti lo assunse come assistente all'Osservatorio di Arcetri. Nel 1934 ottenne una borsa di studio dalla Rockefeller Foundation presso l'Osservatorio Lick eseguendo ricerche sulle binarie spettroscopiche. Nel giugno 1948 fu nominato direttore dell'allora Osservatorio Astronomico Collurania a Teramo, oggi divenuto Osservatorio Astronomico d'Abruzzo e, pochi mesi dopo, direttore dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte a Napoli. Nel 1949 ritornò negli Stati Uniti, prima al Warner and Swasey Observatory di Cleveland facendo osservazioni con Jason Nassau al telescopio Burrell-Schmidt di 61 cm di apertura per gli studi sulla classificazione spettroscopica delle stelle rosse, poi fu a Chicago all'Osservatorio Yerkes e infine soggiornò per un mese in Texas all'Osservatorio McDonald. Qui collaborò con Otto Struve che lo definì uno dei più attivi astronomi europei. Osservò con il telescopio Otto-struve di 2.1 m, al tempo il secondo telescopio più grande esistente dopo il telescopio Hooker dell'Osservatorio di Monte Wilson, e insieme a Gerard Kuiper e William P. Bidelman ottenne gli spettrogrammi del sistema a eclisse con atmosfera estesa 32 Cygni. Durante l'eclissi solare del 25 febbraio 1952, osservata in Sudan, ottenne per la prima volta lo spettro diurno del cielo.


È stato membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei, dell'International Astronomical Union e dell'Accademia delle Scienze di Napoli.

Marcello Mihalich

Marcello Mihalich (Fiume, 12 marzo 1907 - Torino, 27 ottobre 1996).

Il 1º dicembre 1929 fu il primo giocatore del Napoli (insieme ad Attila Sallustro) e della Venezia Giulia a giocare in Nazionale, vestendo la maglia azzurra nell'amichevole contro il Portogallo a Milano, gara in cui mise a segno una doppietta. Una frattura ad un braccio rimediata in allenamento poco dopo l'esordio ne rallentò però la carriera in azzurro: il commissario tecnico Pozzo gli preferì, dopo allora, Giovanni Ferrari della Juventus, malgrado stravedesse per lui.

Mario Blasich

Mario Blasich (Fiume, 18 luglio 1878 – Fiume, 3 maggio 1945) è stato un politico italiano, importante esponente del Partito Autonomista filoitaliano di Fiume.

Laureato in medicina, partecipò alla vita politica fiumana accanto a Riccardo Zanella, capo del Partito Autonomista Fiumano o Partito Autonomo (come era chiamato da tutti nella città quarnerina) fiumano. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, venne richiamato alle armi, insieme a Zanella, nell'esercito dell'Impero austro-ungarico ed inviato sul fronte russo. Lì si consegnò ai nemici, dichiarando di essere un irredentista italiano e chiedendo di essere inviato in Italia per arruolarsi nell'Esercito italiano. La sua richiesta fu accolta e, giunto in Italia, fu arruolato col grado di capitano medico, combattendo per tutta la durata della guerra in prima linea. Il governo ungherese lo condannò a morte per diserzione.

Alla fine della guerra, nel 1919, rientrò a Fiume, continuando a collaborare strettamente con Zanella nel "Partito autonomo". In un primo tempo approvò l'Impresa di d'Annunzio, per seguire poi Zanella nella sua politica di opposizione al poeta. Dopo il Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920, che aveva istituito lo Stato libero di Fiume, nel 1921 fu deputato all'Assemblea costituente fiumana e membro, come Ministro degli interni, del governo Zanella formatosi nell'ottobre dello stesso anno.

Il 3 marzo 1922 il governo dello Stato Libero di Fiume fu rovesciato da un colpo di Stato promosso da fascisti ed ex-legionari con l'attiva partecipazione armata di fascisti triestini capeggiati da Francesco Giunta e la maggioranza autonomista dell'Assemblea costituente, con Zanella a Blasich, fu costretta a rifugiarsi a Portorè. Dopo l'annessione di Fiume all'Italia, avvenuta in seguito al Trattato di Roma del 27 gennaio 1924 tra il Regno d'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, quasi tutti i membri in esilio dell'Assemblea costituente (tranne Zanella) rientrarono in città. Blasich riprese la sua professione di medico.

Perso l'uso delle gambe in seguito ad una malattia, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, fu contattato, insieme ad altri esponenti del "Partito autonomo", come Giuseppe Sincich, Leone Peteani, e Vittorio Sablich, dai partigiani comunisti jugoslavi, i quali "scorgevano in loro, ora che i fascisti praticamente erano usciti di scena, il maggior ostacolo alle mire jugoslave su Fiume". Blasich si disse disposto a collaborare in vista della liberazione dai nazi-fascisti, ma si rifiutò di dichiarare pubblicamente di essere favorevole all'annessione della città alla Jugoslavia, come gli veniva richiesto dagli emissari di Tito.

Nella notte tra il 2 e il 3 maggio 1945, mentre le ultime truppe tedesche abbandonavano la città che veniva occupata dalle formazioni titoiste, Blasich venne strangolato nella sua abitazione da partigiani slavi. Il 3 maggio 1945 e nei giorni immediatamente successivi furono uccisi anche gli altri capi autonomisti, come Giuseppe Sincich e Nevio Skull.

Oretta Fiume

Oretta Fiume, nome d'arte di Claudia Scrobogna (Fiume, 6 giugno 1919 – Roma, 22 aprile 1994), è stata un'attrice italiana.

Nel 1938 la Fiume partecipa ad uno dei numerosi concorsi, della ERA Film, per nuovi volti del cinema, giungendo al primo posto insieme alla collega Laura Solari, debutteranno insieme nella pellicola di Camillo Mastrocinque, L'orologio a cucù con Vittorio De Sica.

Dalla città natale si trasferisce a Roma insieme a due amiche concittadine: l'aspirante attrice Jucci Kellermann, che dopo pochi anni sposerà Mario Soldati dandogli tre figli (l'attore Wolfango, Michele e il regista Giovanni, marito di Stefania Sandrelli), e la cantante Olga Stancich - vincitrice del concorso regionale dell'EIAR - che, tra il 1939 e il 1943, tra l'altro, doppierà in italiano le canzoni dai film di Marlene Dietrich.

Scritturata successivamente da Alessandro Blasetti per una parte nel film Ettore Fieramosca, lavorerà anche con Gallone ed Eduardo De Filippo, non riuscendo, tuttavia, mai ad emergere in parti importanti. Lavorerà marginalmente anche nel teatro di rivista tra il 1943 e il 1948.

Nel 1941 diventa la protagonista del film Ragazza che dorme: i passanti e gli spettatori possono ammirarla ritratta nei bei manifesti affissi sui muri ed alle vetrine delle sale cinematografiche, realizzati dai pittori Anselmo Ballester e Sergio Gargiulo.

Alla fine degli anni quaranta le sue apparizioni cominciano a diradarsi, Le ultime interpretazioni risalgono alla metà degli anni sessanta: da una piccola parte nel film La dolce vita di Fellini, sino all'ultima, nella pellicola Thrilling di Carlo Lizzani.

Sul versante privato, ebbe una relazione sentimentale col pianista Arturo Benedetti Michelangeli. E due figli: Riccardo, avuto nel 1941 con un operatore cinematografico dell'epoca (Giorgio Orsini) mentre entrambi lavoravano negli stabilimenti cinematografici di Tirrenia (Pisorno), e Federico, nato nel 1959, che fu poi il bambino protagonista nei film La classe operaia va in paradiso, con Gian Maria Volonté, Pane e cioccolata, con Nino Manfredi e Andremo in città di Nello Risi, con Geraldine Chaplin.

Lo sceneggiatore Ugo Pirro, nel suo libro autobiografico Osteria dei pittori, racconta della relazione burrascosa tra Oretta Fiume e il pittore Giulio Turcato nel primo dopoguerra.

I Susmel

EDOARDO SUSMEL
Edoardo Susmel (Fiume, 3 dicembre 1887 – Forte dei Marmi, 18 luglio 1948) è stato uno storico e politico italiano.
Dopo il conseguimento della laurea in Scienze morali e storiche, comincia l'insegnamento di materie umanistiche nella "Scuola cittadina" della città natia. Fece parte del Consiglio nazionale italiano (di cui fu capo dell'ufficio stampa) di Fiume e tra la fine degli anni Dieci e l'inizio degli anni Venti partecipò attivamente alle vicende di cui reclamava l'italianità. Iniziò la sua attività di pubblicista dando alle stampe nel 1919 Fiume attraverso la storia: dalle origini ai giorni nostri edito a Milano da Treves a cui fece seguito La città di passione sempre per lo stesso editore nel 1921. Partecipò all'impresa di Fiume. Fu favorevole alla reggenza del Carnaro istituita da Gabriele D'Annunzio su Fiume, sull'impresa del celebre poeta scrisse nel 1929 La marcia di Ronchi e sempre in quell'anno ultimò Mussolini e il problema adriatico. Aderì al fascismo e successivamente scrisse Le giornate fiumane di Mussolini (Garzanti, 1937) e Fiume e il Carnaro (Hoepli, 1939). Docente universitario, fu Preside della Provincia del Carnaro. Nel 1939 divenne consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni fino al 1943.
Fu ultimo prefetto di Fiume italiana nel 1945. Nel secondo dopoguerra cominciò a lavorare sull'opera omnia di Benito Mussolini, ma la morte gli impedì di concludere il progetto, poi completato dal figlio Duilio.

DUILIO SUSMEL
Duilio Susmel (Fiume, 15 ottobre 1919 – San Godenzo, 19 febbraio 1984) è stato un giornalista italiano.
Figlio dell'insegnante e scrittore Edoardo, si trasferì a Firenze nel 1942, dove conseguì la laurea e iniziò la sua attività di giornalista pubblicista, collaborando ai settimanali Oggi, Domenica del Corriere, Gente, Tempo Illustrato, Il Borghese, e ai quotidiani Il Tempo e Il Popolo d'Italia; militò nella Repubblica Sociale Italiana come tenente della Guardia Nazionale Repubblicana Forestale. Nell'immediato Dopoguerra cominciò col padre la stesura dell'opera omnia di Benito Mussolini che, a seguito della morte del genitore nel 1948, completò da solo tre anni più tardi. Nel 1952 scrisse con Giorgio Pini Mussolini L'uomo e l'opera, una biografia del Duce in quattro volumi. Negli anni Cinquanta e Sessanta si occupò del delitto Matteotti e dell'ipotetico carteggio che Mussolini ebbe con Winston Churchill, oltre che di quelli che il dittatore ebbe con Roberto Farinacci e suo fratello Arnaldo; trascrisse inoltre le conversazioni che il dittatore ebbe col giornalista Carlo Silvestri negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale.
Fu l'unico giornalista italiano a cui, dopo la caduta del regime, il caudillo Francisco Franco concesse un'intervista; nel 1962 Susmel pubblicò a puntate sul mensile Successo una biografia del generalissimo spagnolo. Negli anni Sessanta pubblicò Vita sbagliata di Galeazzo Ciano, Nenni e Mussolini mezzo secolo di fronte, Un uomo chiamato Mussolini e la raccolta Mussolini corrispondenza inedita. Diede alle stampe inoltre I dieci mesi terribili: da El Alamein al 25 luglio 43 nel 1974 e Mussolini e Pio XI l'anno seguente. 
Negli ultimi mesi di vita stava lavorando a due progetti commissionategli da Il Secolo d'Italia: La vera storia di Mussolini (completato poi dalla moglie Nedda Dragogna e dal suo allievo Renzo Santinon dopo la sua scomparsa e apparso in occasione del centenario dalla nascita del Duce) e Controstoria dell'ultimo Mussolini e della Repubblica Sociale Italiana, rimasto inedito. Morì a Castagno d'Andrea, frazione di San Godenzo, in provincia di Firenze. Nel Centro Studi della RSI si trova l'archivio Susmel, nel quale sono contenute tutte le sue fatiche letterarie.

CLAUDIO SUSMEL 
Nato a Reggio Calabria, nonna paterna e padre nati a Fiume, madre a Santo Stefano in Aspromonte, fratello e cognata a Cagliari. Come asserisce l'autore, "l'Italia non è solo la mia nazione, è anche la mia regione, la mia famiglia". Laureato con una tesi in Diritto internazionale su Fiume. Consiglio caldamente la lettura del suo libro "I confini naturali d'Italia" per la precisione geografica nell'individuazione dei veri confini della nostra Patria e soprattutto per l'intensità della sua scrittura da cui deriva grande coinvolgimento per ogni lettore patriota. Lo consiglio, in particolar modo, per la speranzosa ma sicura determinazione che traspare, credendo in un futuro migliore in cui l'Italia possa riscattare l'ignavia e la sfortuna del suo passato.