mercoledì 8 novembre 2023

Inno delle bersagliere dalmate

O BERSAGLIERE, PORTAMI VIA!


Questa mattina 

mi son svegliata

O bella ciao, bella ciao,

bella ciao, ciao, ciao!


Ed ho trovato la mia Dalmazia

con il crucco invasor!


Il bersagliere, portami via,

O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao...!

O bersagliere, portami via!


O bella ciao...!


Inno dei reparti femminili delle bersagliere dalmate,

1899.



Estratto dal libro "Trieste e Venezia Giulia 1943-1954"

”Trieste ha sempre simboleggiato per gli italiani, fin dai tempi dell’irredentismo che precedettero la guerra 1915 – 18, tutto il territorio, ad oriente dei nostri vecchi confini, comprendente le terre che dalla valle dell’Isonzo vanno fino alle cime di Monte Nevoso. 

Il grido di «Trieste! Trieste!», che il popolo italiano in questo ultimo cinquantennio ha avuto occasione di urlare da tutte le piazze della Penisola, ha sempre avuto il significato di una invocazione per un ritorno in seno alla comunità italica, oltre che della città di San Giusto, di Capodistria, di Parenzo, di Pola, di Fiume e, anche, di Zara, di Spalato e di Traù, Perché Trieste, Istria, Fiume e Dalmazia costituiscono un tutto inscindibile, un legame indissolubile, basati sulla secolare italianità della terra e della razza. Purtroppo quel blocco granitico costituitosi ad oriente del mare Adriatico, con i sacrifici e per la volontà delle generazioni che ci hanno preceduto, è stato spezzato: sulle rovine di una sconfitta dolorosa hanno giocato, ai nostri danni, lo sciovinismo dei nostri vicini – non certo amici – e la politica rinunciataria che ha guidato l’Italia nei primi anni del dopoguerra. Trieste è rimasta all’Italia, scarnificata, senza un metro di retroterra, e ogni giorno che passa rivela sempre più l’assurdità di un trattato che non può che essere definito mostruoso.“

cm. 30,5 x 21,5, pp. 658, copertina rigida, timbro di biblioteca estinta.

Associazione Nazionale "Trento Trieste" (sezione di Pisa) / La commissione direttiva.


Volantino di propaganda dove si rivendica l'appartenenza di Trento e Trieste all'Italia "Furono, sono e rimarranno sempre italiane!
"

Albergo Trieste a Vienna, "Das Triest"

 

Il nome Das Triest risale al percorso di diligenza postale tra Vienna e Trieste, istituito dall'arciduchessa Maria Teresa, per il quale l'albergo fungeva da stazione di posta.


Il sito ufficiale dell'albergo riporta:


"Il bistrot italiano nel centro di Vienna. 

Stile di vita italiano.

Nel Bistro Porto puoi goderti la Dolce Vita nel cuore di Vienna. Nel bel mezzo del Freihausviertel alla moda, ti senti trasportato nel porto di Trieste. Porto è, nel vero senso della parola, un paradiso per tutti gli amanti della gioia di vivere e della cultura culinaria italiana. L'atteggiamento italiano nei confronti della vita è molto importante al Bistro Porto."

Gorizia

La Città viene citata ufficialmente per la prima volta il 28 aprile 1001 in uno scritto con cui l’imperatore Ottone III donava il castello di Salcano e la villa di Gorizia per metà al Patriarca di Aquileia e per metà al Conte del Friuli Guariento.


"Damus et domamus cum omni jure Johanni Patriarchae et Ecclesiae Aquilejentis medietatem unius castelli quod dicitur Siliganum et medietatem unius ville que Sclavorum lingua vocatur Goriza nec non medietatem omnium donorum, vinearum, camporum, pascuorum… nec non omnium rerum quas in illis locis Syligano atque Goriza vel in finibus locorum que sunt inter Ysoncium et Wipacum et Ortaona atque in iuga Alpium cum finibus et omnibus iuribus antedictis."


Traduzione: Diamo ogni diritto a Giovanni patriarca e alla chiesa d’Aquileia la metà d’un castello che si chiama Salcano e la metà d’una villa che con la lingua slava si chiama Gorizia, e inoltre la metà di tutte le case, le vigne, i campi, i pascoli… e di tutte le cose che in quei luoghi di Salcano e di Gorizia ossia nel territorio fra l’Isonzo, il Vipacco, Vertovino e l’arco alpino.


La Contea di Gorizia assunse via via sempre maggior rilievo, anche per quanto riguarda l’espansione territoriale. Nel 1500, alla morte del Conte Leonardo, la Città divenne oggetto delle mire espansionistiche dell’Imperatore Massimiliano d’Asburgo, che se ne contendeva il dominio con Venezia: a prevalere furono, alla fine, gli Austriaci. Sotto la dominazione asburgica Gorizia conobbe un notevole sviluppo economico e, in particolare con l’Imperatrice Maria Teresa, anche culturale, artistico e architettonico.


La dominazione austriaca non si interruppe neppure con la nascita del Regno d’Italia, dal quale Gorizia rimase inizialmente esclusa: la Città diventò quindi uno dei centri più importanti dell’irredentismo italiano. Sotto il profilo culturale, tra i volti più noti dell’Ottocento, anche il filosofo Carlo Michelstaedter.


Dopo la Presa, da parte delle truppe italiane, dell’8 agosto 1916, Gorizia fu annessa all’Italia al termine della Prima Guerra Mondiale. Nel corso del Secondo Conflitto la Città venne occupata dai titini per circa 40 giorni, dal 2 maggio al 12 giugno 1945: le vittime del regime comunista di Tito sono ricordate con un lapidario nel Parco della Rimembranza.


Un ulteriore passo molto significativo nella storia di Gorizia sono le manifestazioni di piazza del 26 e 27 marzo 1946, attraverso le quali migliaia di goriziani rivendicarono, con orgoglio, l’identità italiana della Città davanti alla commissione interalleata, chiamata a definire i confini tra Italia e Jugoslavia.





La lettera di Gino Crasti di Orsera (Istria)

GINO CRASTI, di Orsera d'Istria, qualche anno prima della sua morte scrisse con una "Olivetti lettera 22" questa testimonianza su cosa fecero della sua casa i partigiani slavo-comunisti.







Delitto consumato dalle bande di Tito contro 15 cittadini di Orsera (Istria)