mercoledì 8 novembre 2023

Carlo Colussi

Carlo Colussi (Fiume, 7 dicembre 1891 – 26 agosto 1945) è stato un politico e giornalista italiano.

Nato a Fiume il 7 dicembre 1891, di professione giornalista, fu direttore de La Vedetta d'Italia, aderì al fascismo e dal 1934 al 1938 fu Podestà di Fiume. Il giorno 8 agosto 1945 venne catturato dall'OZNA assieme alla moglie Nerina Copetti mentre tentavano di andare a Trieste, e fucilato con lei il 26 agosto 1945.

Giovanni Host-Venturi

Giovanni Host-Venturi, noto anche come Nino Host-Venturi (Fiume, 24 giugno 1892 – Buenos Aires, 29 aprile 1980), è stato un politico e storico italiano. Protagonista dell'impresa di Fiume, concepita da Gabriele D'Annunzio, fu Ministro delle Comunicazioni.

Irredentista, il cognome originale era Host-Ivessich, ma durante la prima guerra mondiale coloro che essendo cittadini dell'Impero austro-ungarico combattevano per il Regno d'Italia se catturati venivano immediatamente fucilati come traditori e disertori, e le famiglie venivano duramente punite, per questo Host-Venturi decise di utilizzare il cognome della famiglia Venturi che lo adottò in Italia per permettergli di combattere a fianco dell'Italia. Per tutta la sua vita non divise mai più il cognome, che rimase dal 1915 in poi Host-Venturi. Nel 1913 a Brescia fondò un battaglione di studenti volontari Sursum corda. Allo scoppio della prima guerra mondiale, il 18 marzo 1915 insieme a Icilio Baccich e Enrico Burich scriverà un appello a Vittorio Emanuele III per rivendicare l'italianità dell'Istria e di Fiume.

Col nome di battaglia Giovanni Venturi, fu volontario durante la prima guerra mondiale, prima nel 7º Reggimento alpini e poi negli Arditi del XIII Reparto d'Assalto, raggiungendo il grado di Capitano. Durante il conflitto guadagnò tre Medaglie d'argento al Valor Militare.

A Fiume, nell'aprile 1919, Giovanni Host-Venturi creò la Legione fiumana, costituita da un nucleo di volontari per difendere la città dal contingente francese ritenuto filo-iugoslavo, inviando un messaggio a Gabriele D'Annunzio, invitandolo ad assumere il patronato della causa di Fiume italiana e pochi mesi dopo, quando i negoziati si interruppero bruscamente, il 12 settembre una forza di nazionalisti ed ex-combattenti italiani, composta da circa 2500 legionari agli ordini di D'Annunzio, partiti da Ronchi di Monfalcone, in seguito ribattezzata Ronchi dei Legionari, si unirono alla Legione fiumana di Host Venturi occupando Fiume, chiedendo l'annessione all'Italia. Ai costanti rifiuti del governo italiano D'Annunzio, Host Venturi e migliaia di volontari accorsi nella città "liberata" proclamarono la Reggenza del Carnaro. Giovanni Host-Venturi, Armando Odenigo e Corrado Zoli animati da spirito anti-slavo immaginavano di dare inizio a una grande rivoluzione in Iugoslavia con i secessionisti macedoni, albanesi, montenegrini e croati.

Dopo la caduta della Reggenza del Carnaro, finita con forza dal governo di Giolitti con il Natale di sangue del 1920, Host-Venturi continuò la sua attività politica irredentista avvicinandosi sempre di più al fascismo. Dopo l'annessione al Regno d'Italia con il Trattato di Roma del 27 gennaio 1924, Fiume divenne capoluogo di provincia e Host-Venturi proseguì la sua attività politica ricoprendo la carica di segretario provinciale della federazione fascista di Fiume dal 15 novembre 1925 al 24 maggio 1928 e di commissario straordinario di Pola dal 1º aprile al 24 maggio 1926 e fu fra i fautori di un'assimilazione forzosa delle popolazioni allogene presenti in Venezia Giulia. Celebre fu un suo discorso anticlericale tenuto il 23 maggio 1925 al Congresso dei fascisti istriani, in cui denunciava l'uso delle lingue slave da parte dei religiosi sloveni e croati, nell'officiare la messa e nelle predicazioni. 

Passato nelle file dei fascisti intransigenti, Host-Venturi, al pari di Mario Carli, venne talvolta considerato un "fascista di sinistra".

Proseguì poi la sua carriera politica a Roma e divenne deputato alla Camera nel 1934 e Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel 1939. Nel 1935 fu prima Sottosegretario di Stato alla Marina mercantile, contribuendo al consolidamento della Finmare poi, fra il 1939 e il febbraio 1943, Ministro delle Comunicazioni. Cinque mesi prima della caduta del fascismo, per ragioni che non ci sono note, fu estromesso dal governo dallo stesso Mussolini in seguito a un profondo rimpasto della compagine governativa operato dal "Duce". Dopo l'8 settembre aderì alla Repubblica Sociale Italiana ma non occupò posizioni di rilievo. Nel 1948 si trasferì in Argentina con la famiglia continuando in qualche modo a interessarsi di politica, incontrandosi più volte con il presidente Perón, suggerendogli di creare delle zone franche industriali a Bahía Blanca e Rosario per favorire lo sviluppo economico del Paese. Il progetto incontrò un certo gradimento nel governo peronista, ma non venne mai concretamente realizzato.

Suo figlio Franco, nato a Roma nel 1937, ma emigrato con il padre in Argentina con la famiglia, e divenuto un noto pittore e vignettista, fin da ragazzo aveva militato nella Juventud Peronista e successivamente era confluito nelle FAP (Fuerzas Armadas Peronistas), una frazione guerrigliera attiva nei primi anni settanta a Buenos Aires e nelle principali città argentine. Venne sequestrato a Mar del Plata il 24 febbraio 1976 da paramilitari e di lui non si seppe più nulla. In un primo tempo si pensò che fosse stato portato in un centro di detenzione in Patagonia, ma tutti gli sforzi dei familiari per rintracciarlo si rivelarono vani e venne ufficialmente considerato desaparecido negli anni ottanta. Il padre Giovanni morì suicida a Buenos Aires nel 1980.

Arturo Maineri

Arturo Maineri noto anche come Arturo Meichsner de Meichsenau, Arturo von Meichsner o Arturo de Maineri (Fiume, 4 aprile 1904 – Cagliari, 13 ottobre 1966) è stato un politico e matematico italiano.

Discendente di una famiglia del Patriziato di Norimberga e di militari dell'Impero austro-ungarico, nel 1935 fu volontario nella Guerra d'Etiopia e successivamente in Africa settentrionale, fu poi Direttore Generale della raffineria ROMSA di Fiume e nel 1940 fu Podestà di Fiume a soli 36 anni.

Pluridecorato delle campagne di Etiopia e Africa settentrionale, grazie all'intercessione del vescovo di Fiume Ugo Camozzo divenne commendatore dell'Ordine di San Gregorio Magno.

Fu assieme al podestà Gino Sirola al comando di Fiume durante l'occupazione nazista della città. Riuscì a fuggire durante l'occupazione jugoslava della città e si rifugiò prima a Crespano del Grappa e poi a Venezia. Successivamente per l'esperienza compiuta alla Direzione della raffineria ROMSA a Fiume, fu infine ad assunto dalla RASIOM, raffineria di petrolio costruita ad Augusta in Sicilia da Angelo Moratti. Sempre per la RASIOM fu poi trasferito a Roma dove fu anche Presidente della Lega fiumana di Roma e vice presidente nazionale dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Morì a Cagliari a 62 anni d'età dove aveva seguito il sorgere della raffineria SARAS di Sarroch, sempre per conto della famiglia Moratti.

Giovanni de Ciotta

Giovanni de Ciotta (Fiume, 24 aprile 1824 – Laurana, 6 novembre 1903) è stato un politico italiano della città di Fiume.

Nel 1869 venne eletto deputato al Parlamento Ungherese. Fiume, infatti, faceva parte del Regno d'Ungheria, nel quadro dell'Impero austro-ungarico, quale corpus separatum, avendone la Dieta ungherese riconosciuta la sua secolare autonomia comunale.

Nel 1872 il De Ciotta fu eletto podestà di Fiume. Sotto il suo governo la città ebbe un grande sviluppo con realizzazioni di valore storico, quali la ferrovia che collegò la città di Fiume con Budapest, la costruzione del nuovo porto; lo sviluppo residenziale ed industriale secondo un moderno Piano regolatore, la realizzazione del nuovo acquedotto. Queste opere furono alla base dello sviluppo economico ed industriale della città di Fiume, la quale vide in quegli anni la fondazione della Compagnia di navigazione Adria e la realizzazione del grande silurificio Whitehead.

Nel 1896 il "sistema De Ciotta" entrò in crisi a causa della politica centralistica e restrittiva del nuovo primo ministro ungherese Decso Bànffy. Giovanni de Ciotta abbandonò la vita pubblica e si ritirò a vita privata. Morì nel 1903.

Riccardo Gigante

Riccardo Gigante (Fiume, 29 gennaio 1881 – Castua, 4 maggio 1945) è stato un politico, giornalista e imprenditore italiano.


Intrapresa la carriera giornalistica, nel 1907 a 26 anni, divenne direttore del periodico "La Giovane Fiume". Avvicinatosi alle idee dell'irredentismo nel 1915 si arruolò e combatté nel Regio Esercito dove ottenne la Croce di guerra al valor militare. Al termine della guerra ricoprì la carica di sindaco di Fiume (dal novembre 1919 al dicembre 1920), poi, con l'annessione di Fiume all'Italia aderì al Partito Nazionale Fascista (1924) e dal 1930 al 1934 ricoprì la carica di podestà di Fiume. Nel 1934 venne nominato senatore, carica che mantenne fino alla caduta del fascismo. Nel 1937 divenne anche presidente della Società fiumana di navigazione. Dopo la caduta del fascismo aderì alla Repubblica Sociale Italiana e venne nominato nel 1943 governatore della provincia di Fiume, carica che mantenne per 3 settimane. Sul quotidiano fiumano La Vedetta d'Italia assunse posizioni contro la politica di assimilazione forzata operata negli anni precedenti.


Rimasto in città anche dopo l'arrivo dell'armata di liberazione iugoslava, il 3 maggio 1945, venne prelevato dall'OZNA e fucilato il giorno dopo a Castua.


La fossa comune dove è stato gettato, nel bosco di Loza in località Crekvina, è stata individuata nel 1992. La fossa è stata scavata il 4 luglio 2018. Sono state esumate le ossa poi risultate di 8 persone, i resti sono stati consegnati al Consolato italiano di Fiume.


 Il 15 settembre dello stesso anno è stata celebrata una messa nella Chiesa parrocchiale di Sant'Elena a Castua dal parroco don Franjo Jurčević in collaborazione con il consolato italiano e la Società di Studi Fiumani. I resti sono quindi tornati in Italia il 20 ottobre 2018 accolte con una cerimonia presso il Tempio Ossario di Udine. Dopo gli esami condotti dai Carabinieri dei Ris di Parma i resti sono stati attribuiti ufficialmente e dopo una cerimonia a Udine del 13 febbraio 2020 i resti sono giunti il 14 dello stesso mese a Gardone Riviera al mausoleo del Vittoriale degli italiani.



Poesia di Marino Micich (maggio 2017).


A Riccardo Gigante e a tutti i caduti senza croce e umana giustizia delle terre istriane fiumane e dalmate

 

Nella sera si ode l’eco ormai spento dei proiettili,

il tonfo cupo di una granata e poi il silenzio. 


Il vento porta cenere da Santa Caterina.


Il monte e il mare

presto torneranno quieti.


Le onde del Quarnaro

disperdono dubbi di interi anni.


La battaglia non ha più forma

e non è nostra la vittoria.


Verso la Torre Civica vanno incontro

i partigiani slavi con la stella.


Scendono guardinghi da Drenova

nella città muta, sgomenta.


Io che studiai la storia e le leggi,

gli usi e i costumi, la lingua avita.


Io Riccardo Gigante, la cui voce

dichiarò forte e decisa

la libertà italiana di Fiume

solo, sconfitto

guardo oltre i vetri delle finestre

senza più speranza, né timore

la città Olocausta.


Come l’Eneo che scorre veloce incontro al mare

dovrò presto cadere,

ritornare al mistero

che ci rende tutti uguali.


La notte impallidisce ovunque

la fredda morte mi cerca.


Battono stivali stranieri le calli

della Cittavecchia,

solo il ferro fa eco al silenzio

voci nell’ombra si rincorrono.


Io che desideravo essere soprattutto uomo di libri,

di arte, di poesia, di storia e di civiltà,

tra breve giacerò nell’umida e nuda terra.


Andrò incontro al mio destino

senza cercar la fuga

orgoglioso mi presenterò

a chi vuol cancellare Fiume.


Armi, divise, corone

della nostra Patria

da tempo ci hanno abbandonato.


Il cerchio degli eventi si sta chiudendo

finalmente scopro la mia sorte,

la forma che Dio

sapeva dall’inizio.


Nello specchio delle prime luci

scorgo il mio volto eterno illuminarsi.


Il calpestio dei passi, le ombre dei mitra

un urlo rivolto alle scale

l’indice puntato

sul mio petto

vogliono me e i fiumani.


Mi spingono lungo le scale

mani ruvide

fin dove si apre la strada.


Siamo forse una decina,

fratelli in un’unica fede

che il piombo e l’acciaio delle lame dilanieranno.


Passano veloci i pochi attimi di vita

camminiamo verso il colle di Castua.


Muti con i volti chini

entriamo nella cittadina.


Lungo le mura diroccate

di una vecchia chiesa

ci fermano rauche voci straniere.


Rimaniamo fermi, in piedi, silenziosi.


Brilla ancora nel cielo qualche rara stella.


I nostri occhi fissi sui carnefici

in attesa della fine.


Un ultimo grido ancora si leva fra noi a salutare l’Italia!


Siamo ancora vivi.


Ecco il primo colpo,

ne segue un altro

e un altro ancora!!


Ecco il duro piombo

a squarciarmi il petto..


Ecco il freddo coltello

conficcarsi nella gola.

Riccardo Zanella

Riccardo Zanella (Fiume, 27 giugno 1875 – Roma, 30 marzo 1959) è stato un politico italiano, capo del Partito autonomista fiumano e Presidente dello Stato Libero di Fiume.
La madre, Teresa Antoncich, era originaria dalla Carniola e il padre Giovanni proveniva dalla provincia di Vicenza.
Completati gli studi superiori a Fiume, a Budapest si iscrisse all'accademia superiore di commercio. Assunto nel 1899 alla civica scuola maschile in via Ciotta, fondò anche un istituto di studi economici fiumano.
Luigi Ossoinack, potente armatore fiumano e principale sponsor del partito autonomo di Michele Maylender, lo assunse nel 1897. Zanella collaborò con Maylender alla fondazione dell'Associazione Autonoma 1899 e del suo giornale "La Difesa". Eletto Rappresentante Comunale nel 1901, fu appoggiato da Luigi Ossoinack, dopo la sua rottura con Maylender, come controcandidato a Ludovico Batthyanyi. Zanella non fu eletto, ma fu nominato presidente del Consiglio scolastico di Fiume, affermandosi come il più popolare politico di Fiume.
Agli inizi della sua carriera politica, durante lo scontro tra liberalismo e il radicalismo in Ungheria, Zanella emerse come il leader locale della fazione kossuthista di Fiume. Divenne il leader dell'Associazione Autonoma, noto anche come Partito Autonomista a Fiume, dopo che Michele Maylender rassegnò le dimissioni nel 1901. Con Zanella il partito si volse al partito dell'indipendenza Kossuthiano per il supporto, abbandonando il liberalismo per il nazionalismo populista italiano (ma che dei kossuthiani ereditava lo stile e a Fiume collaborava con il nazionalista croato Frano Supilo).
Eletto al parlamento ungherese nel 1905, si diede subito da fare per propugnare l'autonomia della città e fu tra i promotori della Giovine Fiume. Fu eletto Podestà di Fiume nel 1914, ma la sua nomina venne bloccata dal veto del sovrano Francesco Giuseppe I d'Austria.
Durante la prima guerra mondiale, Zanella, inquadrato in una unità ungherese, si arrese subito ai russi. Nel 1916 giunse a Roma dove fondò un comitato Pro Fiume e Carnaro in risposta al comitato jugoslavo di Frano Supilo e Trumbic, dando inizio ad una campagna di agitazione per l'annessione di Fiume all'Italia (non prevista dal Patto di Londra). Rientrato a Fiume nel 1918, fu accolto da eroe, ma presto prese le distanze dal Consiglio Nazionale italiano di Fiume, che aveva assunto i poteri.

Al termine della Prima guerra mondiale, inizialmente sostenne l'occupazione di Fiume compiuta dai legionari dannunziani per proclamare l'annessione della città all'Italia. Tuttavia, quando i dannunziani e gli irredentisti cittadini iniziarono a limitare le libertà d'espressione dei cittadini, divenne loro oppositore. Quando i dannunziani proclamarono nuove elezioni comunali il 26 ottobre 1919, proponendo una lista irredentista guidata da Riccardo Gigante, Zanella invitò i cittadini ad astenersi. Molti autonomisti, tuttavia, parteciparono alle elezioni, convinti che avrebbero dimostrato l'autodeterminazione della città. La lista annessionistica vinse con circa il 77% dei consensi e Gigante divenne sindaco della città, ufficialmente proclamato il 26 novembre.
Nei mesi successivi Zanella dovette abbandonare la città, in quanto leader riconosciuto dell'opposizione a d'Annunzio. Il 20 aprile 1920 gli autonomisti di Riccardo Zanella con l'appoggio dei socialisti, proclamarono lo sciopero generale.

Una volta esaurita l'avventura dannunziana della Reggenza italiana del Carnaro, Zanella presiedette lo Stato libero di Fiume dal 5 ottobre 1921 fino al colpo di Stato nazionalista del 3 marzo 1922.
Fin dal suo insediamento, il governo autonomista fu ostacolato da una coalizione di nazionalisti, fascisti e ex-legionari dannunziani guidata da Riccardo Gigante e Giovanni Host-Venturi. L'opposizione fascio-nazionalista innescò una serie ininterrotta di disordini. Il 1º marzo 1922 quando l'ex legionario fiumano Alfredo Fontana morì durante uno scontro con la polizia, l'opposizione colse il momento per il colpo di mano finale. Il 3 marzo i fascisti triestini, guidati da Francesco Giunta, appoggiati anche dal 26º battaglione di fanteria di stanza nella città[2] attaccarono il palazzo del governatore, occupandolo.

Zanella, catturato dai fascisti, fu costretto con la forza a firmare una dichiarazione di dimissioni:
«In seguito agli avvenimenti di oggi, 3 marzo 1922 che mi hanno costretto ad arrendermi alle forze rivoluzionarie, rimetto i poteri nelle mani del Comitato di difesa che ha originato il moto.»
Il nazionalisti dichiararono immediatamente l'annessione della città all'Italia. Il governo di Roma - che secondo il trattato di Rapallo era responsabile della sicurezza del piccolo Stato - diede inizio a un periodo di commissariato militare. Uno dei commissari designati fu il nazionalista dannunziano, Giovanni Giuriati (che nel 1919 era stato il regista dell'Impresa di Fiume).

Zanella fu costretto a lasciare la città, e si stabilì a Porto Re seguito da gran parte dell'Assemblea Costituente.

Dall'esilio continuò a seguire le vicende politiche della città, e fu molto deluso nel vedere il definitivo tramonto dell'autonomia fiumana. Zanella aderì all'antifascismo attivo, e con gli autonomisti Antonio Luksich Jamini ed Angelo Adam, perseguì un'intensa opera di propaganda. Visse a Belgrado fino al 1934, poi si spostò a Parigi, dove rimase fino all'inizio della seconda guerra mondiale.
Al termine della guerra, Zanella fu l'ultimo difensore dell'italianità della città, opponendosi all'annessione di Fiume alla Jugoslavia. Nel 1945 chiese alle Nazioni Unite e al Consiglio dei Ministri degli Esteri (un'emanazione della conferenza di Potsdam) di restaurare lo stato libero di Fiume.
I suoi sforzi furono vani.
Morì a Roma nel 1959. È sepolto a Roma, al cimitero del Verano.

Nevio Skull

Nevio Skull (Fiume, 23 dicembre 1903 – Fiume, 3 maggio 1945) è stato un imprenditore e politico italiano.

Dal padre Giuseppe ereditò la proprietà della "Fonderia e Fabbrica macchine Matteo Skull", fondata a Fiume nel 1878 e diventata in breve tempo la più importante industria privata della città, e ne assunse la direzione nel 1935. Dopo l'8 settembre 1943 fu avvicinato da emissari delle forze partigiane jugoslave, che lo sapevano vicino agli ex seguaci del Partito Autonomo Fiumano di Riccardo Zanella, i quali cercarono di convincerlo "ad accordi politici, come fecero, senza risultato, con Mario Blasich, poi trucidato nel maggio 1945", ossia ad avallare l'annessione della città alla Jugoslavia. Skull respinse tali proposte e nella notte tra il 3 e il 4 maggio 1945, successiva all'occupazione jugoslava di Fiume, venne arrestato da alcuni agenti dell'OZNA, la polizia politica di Tito e scomparve. Il suo cadavere fu ritrovato sul greto del fiume Eneo venticinque giorni dopo: presentava una ferita d'arma da fuoco alla nuca.

Alice Skull, sorella di Nevio Skull, parlò di Fiume in un'intervista al Convegno di Studi Fiumani a Roma il 4 dicembre 1982:

La distruzione dell'Aquila avvenne il 20 gennaio 1949 per mani di chi [jugoslavi] voleva cancellare ogni segno del nostro passato di autonomia e di italianità. ... La testa dell'Aquila resta sepolta per sempre nella terra di Fiume, insieme ai Martiri dell'Idea che essa rappresentava...opposto alle sue mire annessionistiche. Inclusi in una lista di cittadini da eliminare, il dott. Mario Blasich, mio fratello Nevio Skull, Sincich e altri, furono sacrificati per primi nella funesta notte del 3 maggio 1945, primo giorno di pace, giorno di inizio, per noi fiumani, di una nuova guerra più spietata della precedente, di una dura lotta sostenuta contro lo stesso straniero”.