giovedì 6 giugno 2024

Giorgio Strehler

Giorgio Strehler (Trieste, 14 agosto 1921 – Lugano, 25 dicembre 1997) è stato un regista teatrale e direttore artistico italiano.

Nacque a Trieste nel 1921, figlio di Bruno, di origini viennesi, e di Albertina Lovrich, nata a Zara. Figura della storia del teatro, frequentò l'Accademia dei Filodrammatici di Milano sotto la guida di Gualtiero Tumiati, diplomandosi nel 1940. Con l'entrata in guerra dell'Italia, il futuro regista si rifugia a Mürren, in Svizzera, utilizzando il cognome francese della nonna, Firmy. A Mürren fu scritto il prologo di una grande pagina del cinema italiano: Dino Risi, Giorgio Strehler e Franco Brusati, durante il loro internamento, diedero vita ad un sogno comune e fondarono un Cineclub.

Strehler fondò, insieme a Nina Vinchi e Paolo Grassi, il Piccolo Teatro di Milano, situato in via Rovello ed inaugurato il 14 maggio 1947 con lo spettacolo L'albergo dei poveri di Maksim Gor'kij. Nella sua lunga attività, Strehler si collega alla tradizione italiana ed europea, e alle più recenti teorie novecentesche dell'arte drammatica, con riferimento alle lezioni, tra gli altri, di Bertolt Brecht, Antonin Artaud e Louis Jouvet. Attenzione viene data all'uso dello spazio scenico, dei ritmi spettacolari e all'illuminazione.

In accordo con la categoria proposta da Luigi Squarzina e accolta dalla teatrografia successiva, il lavoro di Strehler rientra nei canoni della "regia critica": nei suoi spettacoli il regista cerca di restituire dignità al passato eseguendo un'interpretazione rispettosa del testo e della volontà dell'autore. Attraverso un approfondito lavoro di ricerca storica, egli cerca di raggiungere lo spirito originario dell'opera, ripulendola dei cascami della tradizione. Nel centro dell'interesse del regista sono sempre la storia, l'essere umano e le sue azioni. Nel 1971 gli è stato conferito il premio San Giusto d'Oro dai cronisti del Friuli-Venezia Giulia.

Nel 1985, il governo francese gli mette a disposizione il Teatro Odeon: diverrà Il Teatro d'Europa, che dirigerà, avendo per collaboratori il critico Renzo Tian e il "teatrologo" croato (jugoslavo, all'epoca) e regista Peter Selem. Nel 1990, il passo successivo, con la fondazione, assieme a Jack Lang, dell'Unione dei Teatri d'Europa, un'associazione a scopo culturale, con la volontà di fondere esperienze teatrali comunitarie sotto il segno degli scambi culturali. Nello stesso anno gli viene assegnato il Premio Europa per il teatro. Fu parlamentare europeo del Partito Socialista Italiano, subentrato nel settembre 1983 a Bettino Craxi. Nel 1987 venne eletto al Senato con la Sinistra indipendente. È stato insignito della Legion d'onore (la massima onorificenza attribuita dalla Repubblica Francese) dall'allora presidente François Mitterrand. Regolarmente tornava a soggiornare a Lugano nel suo appartamento nel quartiere di Castagnola con vista sul golfo del Ceresio.

Il 23 novembre 1992 ha ricevuto dall'Università degli Studi di Pavia una laurea honoris causa in lettere. Nel 1993 verrà processato dal Tribunale di Milano, su richiesta del pubblico ministero Fabio De Pasquale, con l'accusa di truffa e malversazione relativa all'utilizzo di contributi del Fondo sociale europeo. Nel 1995 verrà completamente scagionato ed assolto in quanto "il fatto non sussiste". Il procedimento giudiziario aveva determinato una forte reazione dell'artista, che aveva annunciato "mi dimetto da italiano" trasferendosi a Lugano ed annunciando che sarebbe rientrato in Italia solo da innocente.

Morì a Lugano la notte di Natale del 1997, durante le prove del Così fan tutte. Questa sarebbe stata la sua prima regia al nuovo Piccolo Teatro di Largo Greppi, che egli non inaugurerà mai. I funerali con grande partecipazione di cittadini e di autorità si svolsero due giorni dopo a Milano partendo dalla sede di via Rovello del Piccolo Teatro. Le sue ceneri sono conservate nel cimitero di Sant'Anna, a Trieste.

Il 10 ottobre 2005 gli è stata dedicata la via attigua al Politeama Rossetti a Trieste.

In occasione del decennale della morte, il Comune di Trieste ha realizzato un'esposizione dedicata al profilo "privato" del regista. Ideata da Roberto Canziani, l'esposizione comprende oggetti e fotografie personali, lettere, libri, documenti privati, giocattoli d'infanzia donati dalle eredi, Andrea Jonasson e Mara Bugni, e custoditi adesso nel "Fondo Strehler" del Civico Museo teatrale Carlo Schmidl.

Oggi il teatro di Largo Greppi si chiama "Teatro Giorgio Strehler".

Onorificenze
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 27 dicembre 1974

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 4 marzo 1982

Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace)
— 1992

Cavaliere della Legion d'onore
«Su iniziativa del presidente François Mitterrand»

Fulvio Martini

Fulvio Martini, nome in codice "Ulisse" (Trieste, 26 febbraio 1923 – Roma, 15 febbraio 2003), è stato un ammiraglio italiano e direttore del SISMI dal 5 maggio 1984 al 26 febbraio 1991.

Si arruolò in Marina durante la seconda guerra mondiale e il suo primo incarico fu quello di ufficiale di rotta sulla nave da battaglia Duilio. Tra il 1972 e il 1973 con il grado di capitano di vascello fu al comando dell'incrociatore Vittorio Veneto all'epoca sede del comando in capo della squadra navale.

All'inizio degli anni sessanta quale ufficiale del Servizio informazioni operative e situazione della Marina (SIOS), in servizio sul Bosforo, incaricato di controllare i mercantili sovietici che transitavano nel Mediterraneo, in una foto immortalò alcuni pezzi di ricambio di un missile in viaggio per Cuba, consegnando nelle mani degli americani una delle prove che sarebbero servite a incastrare Chrušcëv durante la crisi di Cuba. Fu poi capo del reparto "S" del Servizio informazioni difesa.

Nel 1978 lasciò i "Servizi" e comandò la 2ª divisione navale di Taranto alzando la propria insegna sul cacciatorpediniere Impavido compiendo con essa visite ufficiali in URSS a Odessa, nel Mar Nero; successivamente fu destinato allo stato maggiore della Marina per poi passare alla Segreteria generale della difesa, inizialmente come capo reparto del personale, poi come capufficio e infine come vicedirettore nazionale degli armamenti. Il 5 maggio 1984 fu nominato direttore del SISMI fino al 26 febbraio 1991.

Durante il sequestro dell'Achille Lauro collaborò col Governo Craxi I, come responsabile del servizi segreti militari, alla gestione delle operazioni. Nel suo libro Nome in codice: Ulisse racconta dei tesissimi rapporti tra Italia e Stati Uniti nella gestione della crisi: «Eravamo - scrive Martini - completamente dipendenti dal servizio americano e da quello israeliano, i quali avevano mezzi superiori ai nostri, ma avevano anche interessi diversi».

Onorificenze
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 25 febbraio 1991

Tiberio Mitri

Tiberio Mitri, all'anagrafe Primo Tiberio Mitri (Trieste, 12 luglio 1926 – Roma, 12 febbraio 2001), è stato un pugile e attore cinematografico italiano. Conosciuto come La tigre di Trieste, ha conquistato due volte il titolo europeo dei pesi medi e ha sfidato per il titolo mondiale l'italo-americano Jake LaMotta, uno dei più forti pesi medi di tutti i tempi. È stato sposato con Fulvia Franco, vincitrice del concorso Miss Italia del 1948.

Fa un primo ingresso nella palestra di pugilato di Via Rigutti, dove è notato dall'allenatore Bruno Fabris. Nel frattempo trova lavori saltuari al porto di Trieste e poi, falsificando la sua età, si arruola nella Marina militare.

Coinvolto in un attacco inglese a Lussinpiccolo riesce a rientrare a Trieste ma poi è arrestato dai tedeschi e portato alla Risiera di San Sabba. Per evitare di essere destinato in Germania si arruola nella polizia ferroviaria. È salvato dal comandante della milizia che, essendo anche il presidente del comitato pugilistico, lo fa passare per un atleta di interesse nazionale e lo riporta in palestra. A guerra finita si divide tra un impiego comunale e il pugilato dove brucia le tappe e passa ben presto al professionismo.

Carriera pugilistica
Esordisce a torso nudo nel 1946 con una vittoria per KO su Lorenzo Pamio. Dopo 26 match combattuti quasi tutti a Trieste ma anche in Svizzera e uno a Roma, con 23 vittorie, 2 pari e una sola sconfitta, giunge a combattere per il titolo italiano dei pesi medi. Indossa la cintura nazionale a soli ventuno anni sconfiggendo ai punti Michele Marini sul ring casalingo di Trieste. La difende battendo ai punti Giovanni Manca, uno dei due che in precedenza lo avevano costretto al pari, il 9 agosto 1948 a Trieste.

Il 22 ottobre 1948 batte ai punti, a Parigi, Laurent Dauthuille un pugile in procinto di intraprendere una buona carriera oltreoceano, dove affronterà campioni come Kid Gavilán (sconfitta ai punti) e Jake LaMotta, che batterà in un match non valido per il titolo per poi perdere per KO, a pochi secondi dalla fine e a un passo dal conquistare la cintura mondiale.

Tra la fine del 1948 e l'inizio del 1949, Mitri affronta il britannico originario della Guyana Dick Turpin, in un doppio confronto organizzato per designare il prossimo sfidante al titolo europeo. Pareggia alla Royal Albert Hall di Londra e poi batte ai punti l'avversario nella sua Trieste.

Il 7 maggio 1949, a Bruxelles, nemmeno ventitreenne, conquista il titolo europeo, battendo il belga Cyriel Delannoit, ai punti in quindici riprese. Il 12 dicembre dello stesso anno, a Parigi, difende la cintura europea dall'assalto del francese Jean Stock, ai punti.

Jack LaMotta batté ai punti Tiberio Mitri al Madison Square Garden di New York, con in palio la corona mondiale dei pesi medi.
Successivamente rinuncia al titolo europeo per combattere per il titolo mondiale contro Jake LaMotta, l'italoamericano detto "il Toro del Bronx", di cui poi diventerà amico. Prima però deve affrontare lo statunitense Dick Wagner, che sconfigge ai punti a New York in una sorta di semifinale per il titolo.

Il 12 luglio 1950, giorno del suo ventiquattresimo compleanno, Tiberio Mitri sale sul ring del Madison Square Garden di New York per contendere la corona mondiale a uno dei più forti pesi medi di tutti i tempi. Gli spettatori paganti sono 16.369 per un incasso di 99.841 dollari.

La prima ripresa è favorevole a La Motta, poi il triestino passa al contrattacco e si accende la bagarre. La Motta non cede. Al sesto round colpisce l'italiano all'occhio sinistro. Nella ripresa successiva, Mitri tenta il tutto per tutto e La Motta sembra accusare. Poi reagisce con una serie di colpi alla testa a cui Mitri risponde abbassandosi e rispondendo con dei sinistri allo stomaco. L'italiano si aggiudica l'ottavo round ma poi il Campione del Mondo prende le redini dell'incontro e vince le successive tre riprese. Dalla dodicesima in poi a Mitri, ormai stanco, non rimane altro che resistere stoicamente sino alla fine del match. Il suo ultimo disperato assalto non ha effetto e La Motta si aggiudica anche l'ultima ripresa. Il verdetto in favore del campione è netto ma non trascendentale: la terna arbitrale tutta statunitense, infatti, assegna rispettivamente otto, tre e un solo punto di vantaggio per LaMotta.

Tornato in Europa, il 22 ottobre 1951, a Parigi, cede ai punti al campione europeo dei pesi welter, Charles Humez, intenzionato a proseguire la sua carriera nella categoria superiore. Si rifa il 9 ottobre 1952 battendo a Milano il franco algerino Kid Marcel, ai punti.

Tra il 1952 e il 1954, Mitri sembra essere tornato il campione dei primi anni da professionista. Resta imbattuto per tredici combattimenti con undici vittorie e due pari.

Tiberio Mitri dopo la vittoria con Randy Turpin
Il 2 maggio 1954, sale su un ring allestito allo Stadio Torino (oggi Flaminio) di Roma, per contendere la cintura europea dei medi al britannico Randy Turpin, fratello minore del pugile affrontato due volte dal triestino tra il 1948 e il 1949. Il suo avversario è reduce da due intensi combattimenti con il fuoriclasse statunitense Sugar Ray Robinson al quale ha strappato e poi riconsegnato la cintura mondiale, dopo avergli inflitto la seconda sconfitta in carriera. Mitri si allena scrupolosamente alla guida di Gigi Proietti ed ha come sparring partner l'ex campione europeo dei dilettanti Giacomo Di Segni.

L'esito è clamoroso. Dopo poche fasi di studio, passa appena 1:05 che Mitri fa partire un micidiale gancio sinistro al mento dell'avversario che crolla al tappeto e batte la testa. Turpin tenta di rialzarsi al conto di sette ma, dopo pochi passi, ricade tra la seconda e la terza corda. L'arbitro non può far altro che assegnare la vittoria alla prima ripresa per knock-out tecnico a Tiberio Mitri, che torna a indossare la cintura di campione europeo dei pesi medi.

Il 13 novembre dello stesso anno, affronta nuovamente, a Milano, il francese Charles Humez, con titolo in palio. Humez conduce le prime due riprese e alla fine della seconda il triestino tocca per un attimo il tappeto. Alla terza ripresa decide di stringere i tempi. Mitri colpito più volte, va nuovamente al tappeto, anche se l'arbitro preferisce non contarlo. Dopo una decina di secondi crolla nuovamente colpito da un sinistro micidiale. Si rialza al nove ma, di fronte agli attacchi dell'avversario mette nuovamente il ginocchio a terra e poi viene malamente scaraventato tra le corde. A questo punto il match è dichiarato concluso con la vittoria per knock-out tecnico di Humez che conquista per la seconda volta una cintura europea.

Dopo questa sconfitta, Mitri combatte ancora per più di due anni, con risultati tutto sommato soddisfacenti, per un pugile trentenne a fine carriera. Vince 19 dei suoi ultimi venti combattimenti. Perde soltanto a Salisbury, in Rhodesia, dal pugile locale Jimmy Elliott, con verdetto ai punti. Vince tutti i match in Italia, i due in Tunisia e i tre combattuti in Australia. Termina con una vittoria a Roma, battendo il francese Marius Dori, ai punti in dieci riprese.

Nel 1957, dopo 101 incontri disputati con 88 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte, Mitri appende i guantoni al chiodo.

Carriera cinematografica
Nel 1951, Mitri si trasferisce a Roma con la moglie Fulvia Franco interessata all'ambiente cinematografico di Cinecittà. Roma diventa la sua seconda città e, nel frattempo, trova modo di affiancare alla carriera pugilistica anche quella cinematografica, favorito dal fisico atletico e dalla sua "Faccia d'angelo", come era anche soprannominato nell'ambiente della boxe.

Il suo primo film, I tre corsari, è del 1952. Nel 1955 recita la parte del protagonista nel film ambientato nel mondo della boxe Il nostro campione, per la regia di Vittorio Duse, con Luisa Rivelli. In Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956), recita la parte di Sandro, il fidanzato pugile della figlia del brigadiere Aldo Fabrizi.

Nel 1957, Michelangelo Antonioni gli offre la parte del protagonista nel film Il grido. Rifiuta sostenendo che di non essere idoneo a recitare la parte di un "perdente".

Nel 1959 è presente nel cast del film La grande guerra, al fianco di Vittorio Gassman e Alberto Sordi.

Dopo il 1975 si può dire terminata anche la carriera cinematografica, a parte, nel 1986, una piccola comparsata in La signora della notte (nei panni di sé stesso) e il cameo del 1995 (ancora nei panni di sé stesso) in Pugili.

Sul finire degli anni ottanta torna a recitare a sorpresa nella serie televisiva Classe di ferro di Bruno Corbucci, nel ruolo del pizzaiolo amico delle reclute. Anche stavolta il richiamo al pugilato è presente. Il suo personaggio è infatti un ex pugile che non disdegna di raccontare aneddoti della sua vita sul quadrato ai militari e al sergente Scherone (Adriano Pappalardo).

La malattia e la fine
Mitri venne arrestato due volte per possesso di cocaina, nel 1970 e nel 1980. Gli ultimi anni di vita furono segnati da gravi problemi familiari. Nel 1981 perse il primogenito Alessandro, trentenne, a causa della droga. Venne poi a mancare per AIDS anche la seconda figlia Tiberia, avuta dall'ereditiera e cantante lirica americana Helen de Lys Meyer.

Dissipata ogni ricchezza passata e abbandonato anche dalla terza compagna, Mitri viveva con una modesta pensione in via Luciano Manara, a Trastevere. Fu quindi colpito da un progressivo deterioramento delle facoltà mentali, riconducibile sia ai traumi subiti negli incontri sia alla dipendenza dall'alcolismo e dalla cocaina.

Negli ultimi mesi, affetto dalla malattia di Alzheimer, era assistito dalla vicina Comunità di Sant'Egidio. Spesso, però, il pugile usciva di casa e vagava per ore, senza meta.

Morì a settantaquattro anni travolto da un treno locale sulla linea Roma-Civitavecchia, mentre camminava lungo i binari, presumibilmente in stato confusionale, nei pressi di Porta Maggiore, due chilometri prima della Stazione Termini.

È sepolto presso il cimitero monumentale Sant'Anna di Trieste, sua città natale.

Caratteristiche tecniche
Il giornalista specializzato Giuliano Orlando così ha descritto le caratteristiche tecniche di Tiberio Mitri: «Tiberio Mitri aveva tutto o quasi per essere grande. Ma in quella classe che sembrava sgorgare spontanea nei colpi eleganti, nel fisico perfetto, si accompagnava il fatalismo che l'aveva avvolto nei tempi dell'educatorio, come lo chiamava lui, dove venne rinchiuso da ragazzo». La sua principale qualità erano la velocità e il gioco di gambe con il quale stremava gli avversari. Non aveva un pugno di particolare potenza ma era un grande incassatore e boxava con continuità.

Nella cultura di massa
Il matrimonio tra Tiberio Mitri e la concittadina Fulvia Franco, Miss Italia 1948, fu un avvenimento mediatico ripreso dai cinegiornali e che riempì le pagine dei rotocalchi dell'epoca. Sul sagrato della chiesa, il 15 gennaio 1950, era assiepata una folla di circa diecimila persone. Dopo numerosi litigi i due si separarono. Nel 1954 Fulvia Franco, che tre anni prima aveva avuto da Mitri il figlio Alessandro, chiese l'annullamento delle nozze e anche ciò riempì le pagine dei giornali già coinvolte nella vicenda tra Fausto Coppi e la "Dama bianca".
Otello Belardinelli, ex pugile campione d'Italia e buon amico di Mitri, ha motivato la prestazione di Tiberio Mitri nel confronto "mondiale" contro Jake LaMotta. Il triestino non sarebbe salito sul ring al massimo delle possibilità atletiche, per motivi legati alla gelosia nei confronti della moglie Fulvia Franco. L'attrice si trovava in quei giorni a Hollywood nel tentativo di sfondare nel mondo del cinema americano e le ore notturne "rubate" al sonno in concitate telefonate con la moglie e gli allenamenti non affrontati nel modo migliore, avrebbero impedito al campione di salire sul ring con la preparazione necessaria per affrontare una prova di tale difficoltà .
Dopo il ritiro, ricordando la sua carriera di pugile, Tiberio Mitri assolverà di ciò la ex moglie, nell'epilogo del suo libro La botta in testa. In tale passo, sembra addirittura predire la sua fine sui binari di una ferrovia:

«In un festoso locale di Trastevere annunciai alla stampa il mio ritiro dal ring. Da quel momento vedevo allontanarsi un mondo che mi aveva fatto in fretta, senza incertezze. [...] Si allontanava come quando si segue un oggetto al margine della ferrovia e in breve non si può più nemmeno immaginarlo, tanto breve è stata l'apparizione. Tutto era passato in un soffio. I combattimenti con Jack "il toro" e Humez il minatore. I miei liquidatori... Molti avevano trovato scuse per le mie sconfitte incolpando persone a me vicine, ma io no. Mai. Bisogna essere onesti con sé stessi. Me stesso. Non ce l'avevo fatta a superare ostacoli più grossi. Il mio record parlava chiaro.»

Durante la carriera pugilistica, Tiberio Mitri è apparso spesso in televisione, ospite di trasmissioni di varietà. Fu anche campione per sei settimane di un'apposita edizione de Il Musichiere, riservata ai Vip.
Nel settembre 2011 la Rai ha mandato in onda su Rai 1 la miniserie dedicata alla sua vita dal titolo Tiberio Mitri - Il campione e la miss, diretta da Angelo Longoni e interpretata nel ruolo di Tiberio Mitri da Luca Argentero. La messa in onda della prima visione era prevista inizialmente per il 6 e il 7 marzo 2011 su Rai 1, ma questa, pochi giorni prima, era stata sospesa a scopo cautelativo per via di una causa civile aperta dal nipote di Mitri per tutelare l'immagine dei nonni. Rai 1 ha infine deciso il debutto della miniserie per i giorni 26 e 27 settembre 2011.

Filmografia
Cinema
I tre corsari, regia di Mario Soldati (1952)
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, regia di Mario Soldati (1953)
Era lei che lo voleva!, regia di Marino Girolami e Giorgio Simonelli (1953)
Il nostro campione, regia di Vittorio Duse (1955)
Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo, regia di Mauro Bolognini (1956)
Addio alle armi (A Farewell to Arms), regia di John Huston e Charles Vidor (1957)
Totò a Parigi, regia di Camillo Mastrocinque (1958)
Un uomo facile, regia di Paolo Heusch (1959)
Simpatico mascalzone, regia di Mario Amendola (1959)
La grande guerra, regia di Mario Monicelli (1959)
Juke box - Urli d'amore, regia di Mauro Morassi (1959)
Jovanka e le altre (5 Branded Women), regia di Martin Ritt (1960)
I due nemici (The Best of Enemies), regia di Guy Hamilton (1961)
Il relitto, regia di Michael Cacoyannis (1961)
La vendetta della signora (The Visit), regia di Bernhard Wicki (1964)
Un fiume di dollari, regia di Carlo Lizzani (1966)
Diabolik, regia di Mario Bava (1968)
Lo sbarco di Anzio, regia di Duilio Coletti (1968)
Le avventure di Ulisse, regia di Franco Rossi (1969)
Sledge (A Man Called Sledge), regia di Vic Morrow (1970)
Gli angeli dalle mani bendate, regia di Oscar Brazzi (1976)
La signora della notte, regia di Piero Schivazappa (1986)
Pugili, regia di Lino Capolicchio (1995)
Televisione
Westinghouse Desilu Playhouse – serie TV, episodio 2x12 (1960)
Odissea, regia di Franco Rossi – miniserie TV (1968)
Quando arriva il giudice, regia di Giulio Questi – miniserie TV (1986)
Classe di ferro – serie TV, 8 episodi (1989)
Serie TV su Mitri
Tiberio Mitri - Il campione e la miss, regia di Angelo Longoni – miniserie TV (2011)

Oscar De Mejo

Oscar De Mejo (Trieste, 7 gennaio 1911 – New York, 28 gennaio 1992) è stato un compositore italiano di musica jazz.

Autore di musiche per il cinema, sposò nel 1944 l'attrice Alida Valli dalla quale poi divorziò dopo averne avuto due figli, Carlo, anch'egli divenuto poi attore e Larry, ingegnere chimico.

Filmografia
L'ippocampo, regia di Gian Paolo Rosmino (1945)
Tutta la città canta, regia di Riccardo Freda (1945)
Cercasi casa a Manhattan, regia di Gian Luigi Polidoro (1984)

Jole Silvani

Jole Silvani, pseudonimo di Niobe Quaiatti (Quajatti) (Trieste, 9 dicembre 1910 – Trieste, 31 ottobre 1994), è stata un'attrice italiana.

Figlia di un operaio linotipista del quotidiano triestino Il Piccolo, debutta diciottenne in teatro, in una compagnia di varietà dialettale, la "Triestinissima", raggiungendo in poco tempo un grande successo presso il pubblico cittadino. Il capocomico della compagnia è Angelo Cecchelin, considerato il più grande comico triestino. Nel lavoro la Silvani rimarrà legata a Cecchelin fino al ritiro dalle scene dello stesso, avvenuto alla fine degli anni cinquanta.

Il teatro
La "Triestinissima", oltre a fare tournée nelle zone limitrofe alla città, (Pola, Fiume, Zara), riuscirà ad esportare il teatro dialettale in tutta Italia, spingendosi addirittura sino in Sicilia. L'attività della compagnia fu così prolifica che la stessa Silvani era solita ricordare che in sedici anni di attività ebbe modo di usufruire di soli 38 giorni di riposo. Avrà modo di recitare anche davanti ai microfoni della radio EIAR dalla metà degli anni trenta. Alla fine degli anni cinquanta entra a far parte della compagnia di Paolo Poli con cui rimarrà per 14 stagioni, lavorando successivamente anche con Franco Enriquez.

Il cinema
Tipica attrice caratterista, debutta davanti alla cinepresa diretta da Aldo Fabrizi ne La famiglia Passaguai (1951), e successivamente viene scritturata per recitare con Federico Fellini, Mario Monicelli, Franco Zeffirelli, Paolo Villaggio e tanti altri. La sua filmografia si compone di poco più di una ventina di film, distribuiti in un arco temporale di quasi quarant'anni: è chiaro che per la Silvani il cinema rimase sempre un'attività marginale.

Jole Silvani fu per anni compagna di Angelo Cecchelin, cui rimase legata sino al 1964, anno della morte di lui. Dalla loro unione nacque un figlio, Guido. Poco tempo prima della sua morte, si è anche cimentata nella stesura di un'autobiografia, rimasta inedita.

Filmografia
La bellezza del diavolo (La Beauté du diable), regia di René Clair (1950)
La famiglia Passaguai, regia di Aldo Fabrizi (1951)
Lo sceicco bianco, regia di Federico Fellini (1952)
Me li mangio vivi! (Le boulanger de Valorgue), regia di Henri Verneuil (1952)
I pappagalli, regia di Bruno Paolinelli (1955)
Mondine e mondane, regia di Tanio Boccia (1964)
Quella piccola differenza, regia di Duccio Tessari (1970)
Bubù, regia di Mauro Bolognini (1971)
Nipoti miei diletti, regia di Franco Rossetti (1974)
Flavia, la monaca musulmana, regia di Gianfranco Mingozzi (1974)
Movie Rush, regia di Ottavio Fabbri (1976)
Il genio (Le grand escogriffe), regia di Claude Pinoteau (1976)
Un cuore semplice, regia di Giorgio Ferrara 1976)
La luna, regia di Bernardo Bertolucci (1979)
La città delle donne, regia di Federico Fellini (1980)
Fracchia la belva umana, regia di Neri Parenti (1981)
La traviata, regia di Franco Zeffirelli (1983)
Il rubacuori, regia di Claude Gion (1983)
Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, regia di Mario Monicelli (1984)
Non ci resta che piangere, regia di Roberto Benigni e Massimo Troisi (1984)
Sotto.. sotto.. strapazzato da anomala passione, regia di Lina Wertmüller (1984)
Anche lei fumava il sigaro, regia di Alessandro Di Robilant (1986)
Minaccia d'amore, regia di Ruggero Deodato (1988)

Teatro
Prosa teatrale
Il mondo d'acqua di Aldo Nicolaj, regia di Paolo Poli (1965)
Prosa televisiva
Non ti conosco più, di Aldo De Benedetti, regia di Davide Montemurri, trasmessa il 16 marzo 1969.

Bianca Maria Piccinino

Bianca Maria Piccinino (Trieste, 29 gennaio 1924) è una giornalista, conduttrice televisiva e autrice televisiva italiana.

È stata la prima donna a condurre un telegiornale italiano, quello delle 17:00.

Laureata in biologia o sociologia, entrò in Rai nel 1953 come autrice televisiva e presentatrice di divulgazione scientifica.

A metà degli anni cinquanta condusse assieme ad Angelo Lombardi e all'assistente Andalù la trasmissione televisiva L'amico degli animali.

Negli anni successivi divenne la responsabile dei servizi di moda, e nel 1976 condusse insieme ad Emilio Fede la prima edizione del TG1. Il 29 luglio 1981 seguì per Rai 1 la diretta del matrimonio del principe Carlo e di lady Diana.

Nonostante le richieste di un suo passaggio a Canale 5, rimase alla Rai anche dopo il suo pensionamento nel 1989, curando il settimanale televisivo Moda per alcuni anni.

Lasciata la Rai, ha continuato la sua attività come docente presso le Accademie di moda a Roma, tenendo nel contempo seminari per master di giovani stilisti. Ha scritto due libri, uno dei quali (Che mi metto, ed. Gremese) ha avuto particolare successo.

Successivamente ha insegnato "moda come costume" all'Accademia Koefia di Roma e scritto articoli per varie riviste.

Onorificenze
San Giusto d’Oro
— Trieste, 12 dicembre 2014

Emilio Comici

Leonardo Emilio Comici (Trieste, 21 febbraio 1901 – Selva di Val Gardena, 19 ottobre 1940) è stato un alpinista italiano. Effettuò numerose scalate nelle Alpi Orientali, in particolare nelle Dolomiti (aprendo circa 200 vie nuove) e nelle Alpi Giulie.

A cavallo tra gli anni trenta e quaranta rappresentò, assieme ad altri alpinisti (tra cui Riccardo Cassin, Raffaele Carlesso, Alvise Andrich, Giovanni Battista Vinatzer) la risposta italiana alle importanti realizzazioni degli alpinisti tedeschi nell'epoca del "sesto grado" (al tempo il massimo grado di difficoltà alpinistica ritenuta umanamente superabile).

Figlio di Antonio e di Regina Cartago iniziò l'attività alpinistica dopo un decennio (1918-1927) dedicato alla speleologia proseguendo così la tradizione triestina (Napoleone Cozzi, Julius Kugy) ed effettuò le prime esperienze nelle vicine Alpi Giulie.

Dal 1921 entra a far parte di circoli irredentisti di Trieste e si iscrive al Partito Nazionale Fascista.

Nel 1929 fonda assieme ad altri arrampicatori del GARS (Gruppo Arrampicatori, Sciatori) della società Alpina delle Giulie sezione del CAI di Trieste la prima scuola di arrampicata in Italia definita scuola di arrampicamento e che prese alla sua morte il suo stesso nome per volontà degli istruttori dell'epoca. "Scuola di alpinismo Emilio Comici"

Nel 1932 decise di dedicarsi interamente alla montagna e si trasferì a Misurina, frazione di Auronzo di Cadore, intraprendendo la professione di guida alpina e successivamente (dal 1939) a Selva di Val Gardena ove venne anche nominato commissario prefettizio da parte del regime fascista. Nel dicembre dello stesso anno partecipa a Claviere al primo corso per maestri di sci organizzato dalla Federazione Italiana dello Sci, superando con successo gli esami finali.

Dal 1938 fino alla morte, Comici ricopre la carica di podestà fascista di Selva di Gardena.

Morì per un banale incidente (la rottura di un cordino di cui stava provando la tenuta) sporgendosi da una cengia nella palestra di roccia di Vallunga. Per lungo tempo le esatte circostanze vennero sottaciute dalle autorità fasciste, che non vollero gettare ombre sulla insigne figura di Comici.

Oltre che per le doti di scalatore Comici viene ricordato anche per una concezione estetica dell'arrampicata percepita come un momento ove, attraverso un movimento armonioso, è possibile esprimersi. Scrisse il libro Alpinismo eroico, la cui retorica risente piuttosto chiaramente del momento storico.

Ad Emilio Comici sono stati intitolati il rifugio Comici nella zona del Piz Sella-Plan del Gralba ai piedi del Sassolungo, il Rifugio Zsigmondy-Comici ai Piani di Rio di Sopra sotto la Croda dei Toni nel comune di Sesto, il bivacco Comici nella Busa del Banco nel territorio di Auronzo di Cadore, un cippo e la scuola nazionale di alpinismo Emilio Comici della società Alpina delle Giulie sezione del CAI di Trieste.

Gli è stata allieva e amica la poetessa e fotografa Antonia Pozzi.

Salite sulle Alpi
Nel seguente elenco sono riportate alcune delle salite più significative di Emilio Comici sulle Alpi.

Via Innominata - Torre Innominata - 1927 - Prima ascensione della parete nord con Fabjan, 550 m, V
Via Comici - Cima di Riofreddo - 8 agosto 1928 - Prima salita con Giordano Bruno Fabjan, parete nord, 700 m, V+
Via Comici-Fabjan - Monte Cimone del Montasio - 1929 - Prima ascensione della parete ovest con G.B. Fabjan, 550 m, V+
Via Comici-Fabjan - Tre Sorelle del Sorapiss - 26-27 agosto 1929 - Prima salita con Giordano Bruno Fabjan, aperta poco prima della Micheluzzi in Marmolada e dello Spigolo della Busazza è la prima via italiana di 6°, 800 m, VI-
Via Comici-Fabjan - Dito di Dio - 1929 - prima salita della parete ovest con G.B. Fabjan, 600 m, V
Via Comici-Salvadori - Torre del Diavolo - 1930 - salita diretta dal versante ovest con Mario Salvadori, 120 m, VI
Via Comici-Benedetti - Monte Civetta - 4-5 agosto 1931 - Prima salita con Giulio Benedetti, 1050 m, VI,A2 parete nord-ovest
Via Comici-Brunner-Cernuschi - 1932 - Prima ascensione dello Spiz di Lagunaz tramite Torre di Lagunaz e Torre del Boral nelle Pale di San Lucano, 180 m, IV+
Via Comici-Dimai - Cima Grande di Lavaredo - 13-14 agosto 1933 - Prima salita della parete nord con Giovanni e Angelo Dimai, 550 m, VI- e A1
Via Comici-Cassin - Zuccone Campelli - giugno 1933 - Prima salita con Riccardo Cassin, Mario Dell'Oro, Mary Varale e Mario Spreafico, 140 m, IV- parete ovest
Spigolo Giallo - Cima Piccola di Lavaredo - 8-9 settembre 1933 - Prima salita dello spigolo sud-est con Mary Varale e Renato Zanutti, 350 m, VI+
Via Comici - Punta di Frida - 2 agosto 1934 - Salita con Giordano Bruno Fabjan, Vittorio Cottafavi e Gianfranco Pompei, 250 m/V,VI parete est
Via Comici - Torre Piccola di Falzarego - 10 agosto 1934 - Prima salita con Mary Varale e Sandro Del Torso, 230 m/V spigolo sud
Via Comici-Mazzorana - Cima Piccola di Lavaredo - 1936 - prima salita dello spigolo nord-ovest con Piero Mazzorana, 350 m, VII
Via Comici-Del Torso-Zanutti - Torre Comici - 13 luglio 1936 - Prima salita con Sandro Del Torso e Renato Zanutti, 300 m,V,VI parete est
Via Comici - Dito di Dio - 8-9 settembre 1936 - Prima salita della parete nord con Piero Mazzorana e Sandro Del Torso, 600 m,VI
Campanile Basso - prima ripetizione solitaria della via Preuss alla parete est in 1 ora e 1/4, 1937
Cima Grande di Lavaredo - prima ripetizione in solitaria della sua via alla parete nord in 3 ore e 3/4, 1937
Via Comici - Salame del Sassolungo - 28-29 agosto 1940 - Prima salita della parete nord con Severino Casara, via dedicata ad Italo Balbo 450 m, VI+