giovedì 6 giugno 2024

Modesta Valenti

Modesta Valenti (Trieste, 1912 – Roma, 31 gennaio 1983) è stata una senzatetto italiana.

Morì nell'indigenza e nel freddo della stazione di Roma Termini, suscitando molta indignazione per lo stato di povertà e abbandono, fino a diventare un simbolo di "martire dell'indifferenza" e di "santa laica" a cui si rivolgono i circa 7 000 senzatetto della capitale italiana.

Originaria di Trieste, abitò nel capoluogo giuliano in un quartiere borghese e con una vita prospera, ma poi segnata dal ricovero in un ospedale psichiatrico, dove fu sottoposta a trattamenti sanitari traumatizzanti. Non è noto il motivo per cui si trovasse a Roma, tranne che per il desiderio di incontrare papa Giovanni Paolo II. Alla fine del 1982 venne incontrata dai volontari della Comunità di Sant'Egidio presso la Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.

Prima di morire, Modesta Valenti visse nella zona della stazione di Roma Termini: dopo una notte particolarmente fredda, la mattina del 31 gennaio 1983 alcuni passanti si accorsero delle gravi condizioni di salute della settantenne e allertarono i soccorsi. Tuttavia, i sanitari giunti sul posto si rifiutarono di soccorrere la donna perché troppo sporca, piena di pidocchi e maleodorante. Dopo quattro ore di agonia, Modesta Valenti morì nell'indifferenza delle strutture sanitarie che rifiutarono di prendersene in carico, dirottando le richieste ad altri ospedali. La Procura della Repubblica di Roma dispose il sequestro della salma e aprì un'inchiesta. Solo 11 mesi dopo il decesso venne concesso il nullaosta per i funerali, che vennero celebrati dalla Comunità di Sant'Egidio presso la Basilica di Santa Maria in Trastevere il giorno 28 dicembre 1983, in cui cade la festività dei Santi Innocenti.

Il 31 gennaio di ogni anno, la Comunità di Sant'Egidio commemora la morte di Modesta Valenti e di tutte le persone povere e bisognose morte in strada. I poveri che vivono sulla strada si identificano in lei e nella sua sofferenza, e la chiamano "Santa Modesta", cercando in lei comprensione e protezione.

Il 26 febbraio 2002, il Comune di Roma le ha intitolato alla memoria la "Via Modesta Valenti", una strada fittizia in cui i senzatetto di Roma possono chiedere l'iscrizione di residenza, per ottenere il diritto a tutti i benefici dei cittadini legati alla residenza. Nel marzo 2019 è stata istituita un'omonima via fittizia ad Alghero. L'iscrizione a un indirizzo "plausibile" impedisce che tali persone siano identificate e discriminate come senzatetto.

Il 10 marzo 2014 è stata inaugurata al binario 1 della stazione di Roma Termini una targa commemorativa:

«IN MEMORIA DI
MODESTA VALENTI
ANZIANA SENZA DIMORA
SIMBOLO DELLE PERSONE CHE VIVONO PER STRADA

MORTA IN QUESTO LUOGO
IL 31 GENNAIO 1983

LA CITTÀ DI ROMA LA RICORDA
PERCHÉ NESSUNO MUOIA PIÙ ABBANDONATO

COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO FERROVIE DELLO STATO ITALIANE»

Nel giugno 2020 papa Francesco ha donato all'Elemosineria apostolica, in memoria di Modesta Valenti, un'ambulanza per soccorrere i senzatetto di Roma.

Nel 2021 la rock band italiana dei Gang le ha dedicato la canzone Via Modesta Valenti nell'album Ritorno al fuoco.

mercoledì 5 giugno 2024

Angelo Cecchelin

Angelo Cecchelin (Trieste, 23 ottobre 1894 – Torino, 18 giugno 1964) è stato un attore e comico italiano.

Negli anni venti diede vita a una compagnia, "La ganga de le macie" in seguito "La Triestinissima", con la quale si esibì fino al 1939. Recitava a Trieste nei teatri "Filodrammatico" e "Regina" e in giro per la Venezia Giulia e l'Istria. Nel 1945 una vera e propria tournée in Italia con la fortunata "Trieste mia". A causa della sua satira inriverente "collezionò " in carriera ben 86 tra diffide, processi e sospensioni lavorative e durante Ventennio fini' addirittura davanti al Tribunale speciale.

Attivo prevalentemente a teatro, prese parte anche ad alcuni film.

Filmografia
La statua vivente, regia di Camillo Mastrocinque (1943)
Me li mangio vivi! (Le boulanger de Valorgue), regia di Henri Verneuil (1953)
La mano dello straniero, regia di Mario Soldati (1954)
La corona di fuoco, regia di Luigi Latini De Marchi (1961)
Libri
101 macchiette, satire, commenti, ricordi del comico popolare triestino Angelo Cecchelin Trani, 1929
Cecchelin racconta, autobiografia pubblicata su Il giornale di Torino dal 26 aprile al 10 maggio 1946
L'amor no xe brodo de fasoi: commedia in un atto e L'avocato Strazacavei: commedia filosofico-grottesca in un atto e... diverse botte, a cura di P. Quazzolo, Metauro, 2005

Piera Arico

Piera Arico, pseudonimo di Piera Tricarico (Trieste, 1º giugno 1932), è un'attrice italiana.

Nata nel 1932, mosse i primi passi nel mondo dello spettacolo come modella. Cominciò a recitare dapprima in teatro collezionando numerosi successi, per passare poi al cinema all'inizio degli anni '50.

Lavorò accanto ad alcuni fra i più noti comici del tempo, fra cui Totò, Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Fu presente in film come I tartassati (1959) di Steno e Il mattatore (1960) di Dino Risi.

Negli anni settanta si diplomò in pianoforte e cominciò ad insegnare musica nelle scuole medie fino agli anni novanta.

Filmografia
I pappagalli, regia di Bruno Paolinelli (1955)
Mi permette, babbo!, regia di Mario Bonnard (1956)
Arrivano i dollari!, regia di Mario Costa (1957)
Promesse di marinaio, regia di Turi Vasile (1958)
Carmela è una bambola, regia di Gianni Puccini (1958)
Domenica è sempre domenica, regia di Camillo Mastrocinque (1958)
Fortunella, regia di Eduardo De Filippo (1958)
Il moralista, regia di Giorgio Bianchi (1959)
I tartassati, regia di Steno (1959)
Neurose, regia di Rolf Thiele (1959)
Ciao, ciao bambina! (Piove), regia di Sergio Grieco (1959)
Il vigile, regia di Luigi Zampa (1960)
Il mattatore, regia di Dino Risi (1960)
Le pillole di Ercole, regia di Luciano Salce (1962)

Benedetto Lonza


Benedetto Lonza (Capodistria, 24 luglio 1904 – Trieste, 10 novembre 1971) è stato un archeologo e storico dell'arte italiano.

Laureatosi in Lettere e Pedagogia a Torino, insegnò storia e filosofia nel ginnasio-liceo di Capodistria fino al 1952, svolgendo contemporaneamente la funzione di curatore del Museo della città istriana e Direttore della Biblioteca Civica.

Trasferitosi a Trieste, continuò ad insegnare e ad assolvere importanti incarichi presso la locale Sovrintendenza alle Belle Arti e a Cividale.

Riprese esplorazioni e scavi sul territorio triestino, studiando in modo particolare la cultura dei castellieri. Nel 1970 fondò, assieme ad alcuni amici, la Società di Preistoria e Protostoria.

Opere principali
La Dedizione di Trieste all'Austria. Trieste, Libreria Internazionale Italo Svevo, 1973.
Appunti sui castellieri dell'Istria e della provincia di Trieste (opera postuma). Trieste, Edizioni Italo Svevo, 1977

Antonio Carpaccio

Antonio Carpaccio (Capodistria, 1743 – 1817) è stato uno storico italiano.

Nativo di Capodistria, nel 1805 lasciò Trieste per Vienna, quando la pace di Presburgo assegnò l'Istria a Napoleone. Da questa esperienza pubblicò il libro Il cittadino di Vienna, tradotto anche in lingua tedesca. Molti suoi scritti sono pubblicati con lo pseudonimo di Carippo Megalense, nome utilizzato anche come socio dell'Accademia dell'Arcadia. Nel suo Saggio sopra il commercio in generale con un prospetto storico dell'ingrandimento della città di Trieste del 1805 descrive l'evoluzione economica della città e in particolare il ruolo delle camere di assicurazioni marittime, descritte con notevoli dettagli. L'opera offre una ricostruzione utile ed efficace delle imprese di assicurazione nel porto di Trieste all'inizio del XIX secolo.

Andrea Bratti

Andrea Bratti (Capodistria, 20 dicembre 1759 – Forlì, 11 novembre 1835) è stato un vescovo cattolico italiano.

Nacque a Capodistria in una famiglia agiata, figlio di Giovanni Battista e di Maddalena Beltramini; il 20 dicembre 1783 fu ordinato sacerdote da Bonifacio Da Ponte, vescovo di Capodistria, e nel 1801 fu nominato canonico della cattedrale.

Dopo che la sua città natale, con tutta l'Istria, in seguito alla pace di Presburgo del 1805 fu annessa all'Impero francese, Bratti aderì alla loggia massonica costituita a Capodistria nel maggio 1806. Poco dopo Fu scelto dal prefetto Calafati per far parte della delegazione inviata a Parigi per rappresentare al governo francese le necessità della provincia istriana. In questo modo riuscì a farsi conoscere ed apprezzare dalla corte francese, tanto che Napoleone lo nominò vescovo di Forlì con decreto redatto a Varsavia l'11 gennaio 1807. Fu consacrato nel duomo di Milano il 27 dicembre 1807 da Antonio Codronchi, arcivescovo di Ravenna. Fu successivamente confermato da papa Pio VII il 9 gennaio 1808 e il 16 gennaio successivo prese pieno possesso della diocesi.

Nel suo compito seguì fedelmente le direttive imperiali in materia di politica ecclesiastica, anche dopo il 1809, quando il papa Pio VII venne arrestato e deposto; ad esempio, invitato dal governo del Regno d'Italia ad aderire alla dichiarazione del capitolo metropolitano di Parigi del 1810, che rivendicava alle Chiese metropolitane il potere di nominare i vescovi, rispose con una lettera del 7 febbraio 1811, in cui, richiamandosi a esempi desunti dalla storia ecclesiastica, approvava la posizione presa dal clero cesaropapista francese. La lettera fu pubblicata sul Giornale italiano dell'11 febbraio successivo e fu molto apprezzata dalle autorità politiche del Regno, tanto che Bratti fu nominato prima commendatore della Corona ferrea, poi, l'8 maggio 1812, barone del Regno d'Italia. Questo atteggiamento si contrappose al capitolo forlivese, che si manteneva su una linea di intransigente fedeltà al papa.

Crollati sia l'Impero francese che il Regno d'Italia, Bratti riuscì ad incontrare papa Pio VII ad Imola, durante il viaggio di ritorno di quest'ultimo verso Roma. Il papa non solo lo perdonò, ma anzi ne accettò l'ospitalità per alcuni giorni a Forlì.

Negli anni successivi governò la diocesi con zelo religioso e la mitezza d'animo, ma con l'avvento al pontificato di papa Leone XII il capitolo forlivese, memore del passato del vescovo, lo accusò di simonia, negligenza e dissolutezza. La denuncia fu presentata alla Congregazione concistoriale e poi trasmessa alla Congregazione dei vescovi e regolari, che il 18 luglio 1826 invitò il vescovo a comparire a Roma per discolparsi. Il giorno seguente Bratti partì per Roma e fu sostituito da mons. Filippo de Angelis, arcivescovo di Leuce, con funzioni di vicario e visitatore apostolico. Il vescovo Bratti venne riconosciuto genericamente colpevole di abusi e disordini e fu invitato a lasciare la diocesi con divieto di divulgare il suo caso per mezzo delle stampe. Dopo un breve soggiorno a Firenze e a Lugo, falliti anche gli interventi in suo favore del cardinali Agostino Rivarola e la testimonianza postuma del cardinale Stanislao Sanseverino, Bratti si ritirò a Capodistria dove morì l'11 novembre 1835.

La genealogia episcopale è:

Cardinale Scipione Rebiba
Cardinale Giulio Antonio Santori
Cardinale Girolamo Bernerio, O.P.
Arcivescovo Galeazzo Sanvitale
Cardinale Ludovico Ludovisi
Cardinale Luigi Caetani
Cardinale Ulderico Carpegna
Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni
Papa Benedetto XIII
Papa Benedetto XIV
Papa Clemente XIII
Cardinale Francesco Saverio de Zelada
Papa Pio VII
Arcivescovo Antonio Codronchi
Vescovo Andrea Bratti

Bruno Maier

Bruno Maier (Capodistria, 1º dicembre 1922 – Trieste, 27 dicembre 2001) è stato un critico letterario italiano, noto per essere stato un profondo conoscitore di letteratura sia rinascimentale che contemporanea. Era da molti considerato il massimo esperto dell'opera e della figura di Italo Svevo.


Bruno Maier frequenta il ginnasio Carlo Combi (ex ginnasio Giustinopolitano), dove prima di lui avevano studiato Gian Rinaldo Carli, Vittorio Italico Zupelli, Pier Antonio Quarantotti Gambini e altri istriani celebri. Terminati gli studi liceali (1940), si trasferisce a Trieste e si iscrive presso la locale Università, laureandosi in lettere nell'immediato secondo dopoguerra.

La sua prima pubblicazione di rilievo la dedica interamente alla figura di Cecco Angiolieri (La personalità e la poesia di Cecco Angiolieri, 1947), del quale si era già occupato per la tesi di laurea; seguirà un approfondito studio su Lorenzo de' Medici uscito due anni più tardi che riceverà una favorevole recensione nei Quaderni della Critica di Benedetto Croce. Negli anni cinquanta usciranno altri importanti volumi sugli autori rinascimentali italiani e in particolare su Benvenuto Cellini (Umanità e stile in Benvenuto Cellini scrittore, 1952) e Agnolo Poliziano (1956). Dopo essersi interessato all'Arcadia (Faustina Maratti Zappi, donna e rimatrice dell'Arcadia, 1954) e a Vittorio Alfieri (in due volumi usciti nel 1956 e 1957), tornerà, nella prima metà degli anni sessanta al cinquecento italiano con Baldassarre Castiglione e, nuovamente, con Cellini.

Nel 1965 gli viene offerta dall'Università di Trieste la cattedra di Lingua e letteratura italiana che ricoprirà per ben venticique anni, e cioè fino al 1990. Sarà sicuramente questo il periodo più fecondo della sua attività di critico letterario e saggista, perché, pur continuando ad interessarsi degli autori classici, ed estendendo anzi i suoi interessi fino a comprendere anche il neoclassicismo, rivolgerà la sua attenzione anche alla letteratura contemporanea della Venezia Giulia e del Friuli, ormai formanti un'unica realtà amministrativa.

Di questo periodo sono i saggi: La Letteratura triestina del novecento (1968), Saggi sulla letteratura triestina del novecento (1972), Dimensione Trieste, nuovi saggi sulla letteratura triestina (1987) e Il Gioco dell'alfabeto, nuovi saggi tristini, 1990. Bruno Maier è tra i primi a riconoscere il talento letterario di Carlo Sgorlon, uno fra i massimi autori italiani contemporanei, pubblicando recensioni e articoli sullo scrittore friulano fin dagli anni settanta del novecento. Nel 1985 gli dedicherà un importante saggio.

Bruno Maier inizia a interessarsi del massimo narratore triestino del Novecento, fin dagli anni di gioventù, pubblicando un interessante Profilo della critica su Svevo, 1892-1951 (1952), che non passa inosservato. Successivamente sarà quasi interamente assorbito dai suoi studi sul Rinascimento italiano e solo sette anni più tardi dedicherà a Svevo un Profilo di Italo Svevo (1959), molto bene accolto dalla critica del tempo. Negli anni sessanta è la volta di Italo Svevo (1968) che oltre ad ottenere l'unanime riconoscimento degli studiosi riscuote anche un grande successo di pubblico. Ne verranno infatti stampate, vivo l'autore, ben sei edizioni. Ancor oggi questo testo è alla base per qualsiasi approfondimento si voglia fare sul celebre narratore. L'archivio di Svevo, con il prezioso carteggio e gli appunti inediti viene aperto a Maier dagli eredi dello scrittore. Ne uscirà un volume prezioso: Iconografia sveviana (1981), steso con la collaborazione personale di Letizia Svevo Fonda Savio, figlia del grande triestino e contenente scritti inediti, appunti intimi e foto di eccezionale interesse storico e umano.

Bruno Maier continua a scrivere anche dopo aver abbandonato la docenza (1990) e aver accettato, su insistenza di alcuni amici, la Presidenza dell'Università Popolare di Trieste. Continua ad occuparsi di letteratura italiana classica (Da Dante a Croce, 1992) di Italo Svevo (Italo Svevo, una burla riuscita, 1993), di letteratura triestina contemporanea (in collaborazione, fra gli altri, con Silvio Benco, Aurelia Gruber Benco, Oliviero Honoré Bianchi, Luciano Budrigna provvederà alla stesura di Trieste nella cultura italiana del novecento, 1998). Nel 1994 scriverà anche un romanzo, L'Assente, ridotto quattro anni più tardi in pièce di teatro con grande successo di pubblico (dopo essere stata rappresentata in Italia, sarà tradotta in croato e portata a Zagabria e a Fiume). L'assente, narrazione con chiare connotazioni autobiografiche, verrà giudicato da un noto storico della letteratura un «Libro pieno di un'acuta analisi dell'alienazione da letteratura di una certa tipologia di intellettuale».

Il romanzo "L'Assente" è stato ridotto per il teatro dai registi Nino Mangano e Francesco Macedonio e diretto da quest'ultimo per la messa in scena del 1998, a cura del Dramma Italiano di Fiume, diretto da Sandro Damiani in collaborazione con la Compagnia della Contrada di Trieste, diretta dal compianto attore Orazio Bobbio, protagonista dello spettacolo.

Negli ultimi anni della sua vita il grande critico amerà anche dedicarsi alla sua Istria natale e lo farà con un saggio, La letteratura italiana dell'Istria dalle origini al novecento (1996) e con una serie di articoli scritti per riviste storiche o letterarie, fra cui La Letteratura in Istria fra ottocento e novecento e la poesia in vernacolo capodistriano di Tino Gavardo, apparso in Quaderni veneti nel 1993 e Letteratura e cultura in Istria nel novecento pubblicato nel 1996-1997 sugli Annali del museo storico italiano della guerra di Rovereto. Molte notizie sulla civiltà letteraria istriana e sugli autori istriani del novecento sono anche contenute in La Letteratura italiana nel dopoguerra al di qua e al di là del confine orientale (1993), contenente articoli di Bruno Maier e di altri autori.

Opere principali
La personalità e la poesia di Cecco Angiolieri, Bologna, Cappelli, 1947
Lettura critica del "Corinto" di Lorenzo de' Medici, Trieste, Zigiotti, 1949
Problemi ed esperienze di critica letteraria, Siena, Maia, 1950
Profilo della critica su Svevo 1892-1951, Trieste, Università di Trieste, 1952
Umanità e stile di Benvenuto Cellini scrittore, Milano, Trevisini, 1952
Faustina Maratti Zappi donna e rimatrice d'Arcadia, Roma, L'Orlando, 1954
Agnolo Poliziano, Milano, Marzorati, 1956
Vittorio Alfieri, Milano, Marzorati, 1956; Palumbo 1973
Introduzione a Svevo, Milano, Dall'Oglio, 1959
Baldesar Castiglione, Milano, Marzorati, 1961
Benvenuto Cellini, Milano, Marzorati, 1961
Il Canto XXIV dell'Inferno, Firenze, Le Monnier, 1962
Il neoclassicismo, storia e antologia della critica, Palermo, Palumbo, 1964, 19702
La critica di Giuseppe Citanna, Udine, Del Bianco, 1965
Motivi e caratteri dell'"Epistolario" di Italo Svevo, Udine: Del Bianco, 1967
Introduzione a Svevo, Milano, Mursia, 1968, 19713
La letteratura triestina del '900, Trieste, Lint, 1969; poi Saggi sulla letteratura triestina del novecento, Milano, Mursia, 1972
Rimatori d'Arcadia: Giambattista Felice Zappi, Faustina Maratti Zappi, Eustachio Manfredi, Carlo Innocenzo Frugoni, Udine, Del Bianco, 1972
Virgilio Giotti, Milano, Marzorati, 1975
Antonio Gramsci (scritto con Paolo Semama), Firenze, Le Monnier, 1978
Il realismo letterario di Lorenzo de' Medici, Palermo, Palumbo, 1980
Iconografia sveviana (con Letizia Svevo Fonda Savio), Pordenone, Studio Tesi, 1981
Carlo Sgorlon, Firenze, Il Castoro, 1985
Il gioco dell'alfabeto. Nuovi saggi triestini, Gorizia, Ed. dall'Istituto Giuliano di cultura, storia e documentazione, 1990
Umberto Saba: poesia e teatro, Modena, Mucchi, 1991
Da Dante a Croce: saggi di letteratura italiana, Milano, Mursia, 1992
L'assente (romanzo), Pordenone, Studio Tesi, 1994
La letteratura italiana dell'Istria dalle origini al novecento, Trieste, Istituto Italo Svevo, 1996
Università popolare di Trieste, 1899-1999: cent'anni di impegno nella tutela e promozione della cultura italiana a Trieste e la sua provincia, in Istria, Fiume e Dalmazia, Trieste, Lloyd, 2000
Compositori di vita, Trieste, Hammerle, 2002
Curatele
Baldesar Castiglione, Il libro del Cortegiano con una scelta delle opere minori, Torino, Utet, 1955, 19642, 19813
Lirici del Settecento, Milano-Napoli, Ricciardi, 1959
Umberto Cosmo, Vita di Dante, Firenze, La nuova Italia, 1962
Benvenuto Cellini, La vita, Novara, De Agostini, 1962
Umberto Cosmo, Guida a Dante, Firenze, La nuova Italia, 1963
Torquato Tasso, Opere, 5 voll., Milano, Rizzoli, 1963-1964
Umberto Cosmo, L'ultima ascesa: introduzione alla lettura del "Paradiso", Firenze, La nuova Italia, 1965
Giovanni Boccaccio, Trattatello in laude di Dante, Milano, Rizzoli, 1965
Giovanni Boccaccio, Opere, Bologna, Zanichelli, 1967
Benvenuto Cellini, Opere, Milano, Rizzoli, 1968
Giuseppe Parini, Il giorno, Le odi, Dialogo sopra la nobiltà, Novara, De Agostini, 1968
Angelo Poliziano, Stanze per la giostra, Orfeo, Rime, Novara, De Agostini, 1969
Lorenzo de' Medici, Opere scelte, Novara, De Agostini, 1969
Giuseppe Baretti, Opere scelte, Torino, Utet, 1972
Giovanni Battista Felice Zappi, Poesie, Napoli, Rossi, 1972
Umberto Cosmo, Con Dante attraverso il Seicento, Firenze, La nuova Italia, 1973
Caterina Percoto, Novelle, Bologna, Cappelli, 1974
Elio Schmitz, Una congiura a palazzo e altri scritti, Roma, Bulzoni, 1978
Giovanni Della Casa, Galateo, ovvero De' costumi, Milano, Mursia, 1980
Alessandro Guidi, Poesie approvate, Ravenna, Longo, 1981
Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, 2 voll., Milano, BUR, 1982 (già De Agostini, 1968)
Italo Svevo, Opere, 4 voll., Pordenone, Studio Tesi, 1985-87 (ed. precedenti sparse tra Dall'Oglio e Mursia)
Novelle italiane del Cinquecento, Novara, De Agostini, 1987
Tino Gavardo, Fora del semena: rime vernacole, Trieste, Ist. Italo Svevo, 1989
Vittorio Alfieri, Filippo, Milano, Garzanti, 1990
Giani Stuparich, Ritorneranno, Milano, Garzanti, 1991
Vittorio Alfieri, Saul, Milano, Garzanti, 1992
Vittorio Alfieri, Mirra, Milano, Garzanti, 1993
Ettore Cantoni, Quasi una fantasia, Palermo, Sellerio, 1994
Aurelia Gruber Benco, Racconti, una storiella, due raccontini, Trieste, Società di Minerva, 1997