mercoledì 8 novembre 2023

Ipparco Baccich

Ipparco Baccich (Fiume, 2 agosto 1890 – Cima Grande, 12 ottobre 1916) è stato un patriota e militare italiano. 
Nato da Eugenio e Isolina Girardelli e appartenente ad una nota famiglia di patrioti fiumani (i sei figli della coppia ebbero tutti nomi che iniziavano con la lettera "I" come "Italia"), ancora studente fu fra i fondatori della Giovine Fiume, una delle associazioni irredentistiche operanti in città.
Trasferitosi a Firenze per gli studi, non rispose alla chiamata per la leva militare austroungarica nel 1912, e di conseguenza fu considerato renitente alla leva. All'entrata in guerra dell'Italia contro l'Impero austroungarico si arruolò volontario nei Bersaglieri, raggiungendo il grado di tenente, così come si arruolarono volontari i fratelli Icilio e Iti (sopravvissuti alla guerra, successivamente modificarono il proprio cognome in Bacci). Ferito in Albania nel dicembre 1915, cadde sulla Cima Grande nel Carso il 12 ottobre 1916, alla testa di una compagnia del 77º Reggimento Fanteria.

Maria Crocifissa Cosulich

Maria Crocifissa Cosulich (Fiume, 20 settembre 1852 – Fiume, 29 settembre 1922) è stata una religiosa italiana nata con il nome di Maria Nicolina, fondatrice delle Suore del Sacro Cuore di Gesù, oggi conosciuta con un nome slavizzato mai stato suo.
Nata a Fiume nel 1852 nell'allora Impero d'Austria al numero 19 nell'odierna via XIII Divisione, il padre Giovanni Matteo era un armatore originario di Lussinpiccolo, mentre la madre Caterina Supranich era originaria di Lussingrande nell'isola di Lussino (la famiglia Cosulich nel 1919 fondò la Cosulich Società Triestina di Navigazione). Studiò a Fiume e a Gorizia e divenne maestra d'asilo. Fu insegnante di musica e poliglotta, conoscendo infatti ben cinque lingue.
Nel 1879 entrò nella Pia Unione delle Suore del Sacro Cuore di Gesù a Trieste, fondata dal frate cappuccino Arcangelo da Camerino e rimase per dieci anni nella città giuliana.
Nel 1889 tornò nella sua città natale e diresse la sezione locale della Suore del Sacro Cuore di Gesù e nel 1895 fondò l'Istituto del Sacro Cuore di Gesù per giovani ragazze e l'asilo infantile.
Il 6 luglio 1899 fondò le Suore del Sacro Cuore di Gesù, quindi vestì gli abiti religiosi e fece la professione religiosa prendendo il nome di Crocifissa. Morì a Fiume nel 1922 nell'allora Stato libero di Fiume poco dopo aver compiuto settant'anni. Era sepolta nel cimitero cittadino di Cosala, ma nel 2011 il suo corpo venne riesumato e le sue spoglie saranno collocate nella Cappella del Convento della Congregazione a Fiume, nel rione di Pecine.
Il trentesimo giorno dopo la sua morte i cittadini della città di Fiume eressero una targa ricordo presso l`Istituto del Sacro Cuore di Gesù, nella quale fecero incidere le tappe salienti del suo programma di vita.
Nel 2011 una via di Fiume è stata dedicata alla religiosa.
Il 20 settembre 2012 è stata apposta una lapide nella sua casa natale.
Il 20 ottobre 2013, a Fiume, si è aperta l'inchiesta diocesana in vista della causa di beatificazione e canonizzazione della religiosa.
Oggi le Suore del Sacro Cuore di Gesù operano in sei diocesi in Croazia e nella Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro in Italia.

Bruno Spitzl

Bruno Spitzl (Fiume, 5 agosto 1918 – Milano, 11 aprile 1942) è stato un aviatore e militare italiano, pilota delle specialità caccia, partecipò alla Seconda Guerra Mondiale dove si distinse particolarmente in Africa Settentrionale Italiana, operando sempre in seno alla 96ª Squadriglia, 9º Gruppo, del 4º Stormo.
Nacque a Fiume il 5 agosto 1918 e si arruolò giovanissimo nella Regia Aeronautica conseguendo a diciannove anni il brevetto di pilota militare. Con il grado di sergente fu assegnato alla 96ª Squadriglia, 9º Gruppo, 4º Stormo Caccia Terrestre, dotata dei caccia biplani Fiat CR.42 Falco. All'entrata in guerra del Regno d'Italia il suo reparto operò su Malta partendo dagli aeroporti della Sicilia. Il 9º Gruppo, al comando del maggiore Ernesto Botto, detto "Gamba di Ferro", fu subito trasferito in Africa Settentrionale, entrando in azione. La sua squadriglia fu pesantemente impegnata in un ciclo di operazioni belliche, e per il coraggio dimostrato venne insignito della Medaglia d'argento al valor militare. Il 16 dicembre, a pochi giorni dal rientro in Italia del reparto, rimase coinvolto in un bombardamento nemico sulla base di Ain el-Gazala mentre si trovava a bordo di un trimotore da trasporto Caproni Ca.133, riportando varie ferite ed ustioni. Rientrato in Italia trascorse un lungo periodo di convalescenza prima di riprendere servizio attivo presso il 9º Gruppo che si trovava a Gorizia per il riequipaggiamento sui monoplani Aermacchi C.200 Saetta. Dopo aver operato per breve tempo nel teatro operativo jugoslavo, il 9º Gruppo iniziò il riequipaggiamento con i nuovi caccia Aermacchi C.202 Folgore, e proprio su questi velivoli rientro in servizio promosso al grado di sergente maggiore.

Così equipaggiato il 9º gruppo fu rischierato sull'aeroporto di Comiso (Ragusa) per un nuovo ciclo di operazioni contro l'isola di Malta. Il 4 ottobre 1941 rimase coinvolto in un atterraggio fuori campo a carrello retratto nei pressi di Siracusa, da cui uscì incolume. Il 22 novembre, nel corso di una missione di caccia libera su Malta impegnò in combattimento un Hawker Hurricane del No.249 Squadron che gli fu assegnato come "probabile vittoria". Il 26 novembre la 96ª Squadriglia venne inviata urgentemente in Libia, sull'aeroporto di Martuba, per contrastare l'Operazione Compass lanciata dalle truppe inglesi. Nel corso delle operazioni il 1º dicembre reclamò l'abbattimento di un caccia Curtiss P-40 Tomahawk, e l'8 dello stesso mese una nuova vittoria contro un P-40 Tomahawk della Royal Air Force sul tratto di cielo di Ain el Gazala-Trigh Capuzzo. Sopravvissuto fortunosamente a un bombardamento aereo che aveva decimato i velivoli del 9º Gruppo egli, insieme a ciò che rimaneva del reparto, rientrò in Patria poco tempo dopo. Per le azioni compiute nel corso delle operazioni in Libia gli fu concessa la Medaglia di bronzo al valor militare.

I reparti del 4º Stormo furono concentrati sull'aeroporto di Udine-Campoformido, con il 10º Gruppo in fase di riequipaggiamento sui C.202 Folgore, mentre il 9° rimase in attesa delle consegna di nuovi aerei da parte della Breda che li stava realizzando presso lo stabilimento di Bresso. I piloti del reparto si recavano regolarmente a Bresso per prelevare i nuovi aerei e portarli a Udine-Campoformido, sfruttando il volo di trasferimento per collaudarli. L'11 marzo 1942 egli decollò da Bresso a bordo di un C.202 per trasferirlo a Udine-Campoformido. Pochi minuti dopo il decollo l'aereo ebbe un guasto meccanico mentre sorvolava la città di Milano. Nonostante il tentativo del pilota di invertire la rotta e rientrare a Bresso l'aereo precipitò in Via Padova, dopo aver urtato un edificio, causando il ferimento di due passanti. A causa delle gravissime ferite e delle ustioni riportate, il pilota decedette l'11 aprile presso l'Ospedale Maggiore di Niguarda.

Giorgio Alessandro Conighi

Giorgio Alessandro Conighi (Fiume, 7 giugno 1892 – Trento, 4 gennaio 1977) è stato un ingegnere e vigile del fuoco italiano.
Conighi nacque a Fiume. È ricordato, quale laureato in ingegneria, in qualità di Ufficiale superiore del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Fin da ragazzo, assieme ai fratelli, partecipò attivamente al circolo politico irredentistico La Giovine Fiume, che si ispirava a Mazzini. A diciotto anni, assieme ad altri nove fiumani, fu processato per alto tradimento dalla Corte d'assise di Graz; era il 10 dicembre 1910. Studiò a Fiume e si poi laureò in ingegneria civile.
Volontario negli alpini nella prima guerra mondiale, dovette cambiare nome in Giorgio Dilenardo, per sfuggire alla forca austriaca. Si legge sulla stampa friulana che il soldato volontario negli alpini Giorgio Conighi, nato a Fiume (Ungheria) ha ricevuto un encomio solenne. Nel 1918 ricevette la medaglia di bronzo e la croce di guerra. Nel 1919 fu legionario a Fiume, con i fratelli Carlo Leopoldo Conighi e Cesare Augusto Conighi, mentre il padre, l'ingegnere Carlo Alessandro Conighi, era uno dei consiglieri di Gabriele D'Annunzio nella Reggenza del Carnaro.

Dal 1924 al 1940 assume il comando del Corpo dei pompieri di Fiume. Nel 1941 si occupa del 95º Corpo Cattaro, del 96º Corpo Spalato e del 97º Corpo Lubiana. Dopo l'8 settembre 1943 aderisce alla R.S.I. e segue il comando dei pompieri di Trieste. Secondo Bruno Coceani, nei primi mesi del 1945, l’ingegner Conighi, comandante dei vigili del fuoco, contribuisce a salvare il porto di Trieste dalla distruzione progettata dai nazisti.

Nel maggio del 1945, a Trieste, i titini presero a cannonate la sua abitazione, perché si era rifiutato di esporre la bandiera rossa nella caserma dei pompieri, dove lavorava. Poco dopo fu arrestato dagli jugoslavi e recluso nel carcere del Coroneo. Liberato dopo trenta giorni di prigionia, scelse come molti l'esodo verso l'Italia, abbandonando la terra natia.

Nel dopoguerra fu comandante dei Vigili del Fuoco di Trieste e di Trento. Fu incaricato nel mese di aprile del 1959, dell'amministrazione del Comitato esecutivo per il monumento a D'Annunzio a Ronchi. Tale opera, su progetto dell'architetto Vincenzo Fasolo, fu realizzata in realtà sul territorio del Comune di Monfalcone sotto la direzione dei lavori dell'architetto Carlo Leopoldo Conighi e fu inaugurata il 30 ottobre 1960.

Attilio Colacevich

Attilio Colacevich (Fiume, 25 luglio 1906 – Napoli, 24 agosto 1953) è stato un astronomo e matematico italiano.

Conseguì il dottorato in Fisica nel 1929 presso l'Università di Firenze e nel 1933 Giorgio Abetti lo assunse come assistente all'Osservatorio di Arcetri. Nel 1934 ottenne una borsa di studio dalla Rockefeller Foundation presso l'Osservatorio Lick eseguendo ricerche sulle binarie spettroscopiche. Nel giugno 1948 fu nominato direttore dell'allora Osservatorio Astronomico Collurania a Teramo, oggi divenuto Osservatorio Astronomico d'Abruzzo e, pochi mesi dopo, direttore dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte a Napoli. Nel 1949 ritornò negli Stati Uniti, prima al Warner and Swasey Observatory di Cleveland facendo osservazioni con Jason Nassau al telescopio Burrell-Schmidt di 61 cm di apertura per gli studi sulla classificazione spettroscopica delle stelle rosse, poi fu a Chicago all'Osservatorio Yerkes e infine soggiornò per un mese in Texas all'Osservatorio McDonald. Qui collaborò con Otto Struve che lo definì uno dei più attivi astronomi europei. Osservò con il telescopio Otto-struve di 2.1 m, al tempo il secondo telescopio più grande esistente dopo il telescopio Hooker dell'Osservatorio di Monte Wilson, e insieme a Gerard Kuiper e William P. Bidelman ottenne gli spettrogrammi del sistema a eclisse con atmosfera estesa 32 Cygni. Durante l'eclissi solare del 25 febbraio 1952, osservata in Sudan, ottenne per la prima volta lo spettro diurno del cielo.


È stato membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei, dell'International Astronomical Union e dell'Accademia delle Scienze di Napoli.

Marcello Mihalich

Marcello Mihalich (Fiume, 12 marzo 1907 - Torino, 27 ottobre 1996).

Il 1º dicembre 1929 fu il primo giocatore del Napoli (insieme ad Attila Sallustro) e della Venezia Giulia a giocare in Nazionale, vestendo la maglia azzurra nell'amichevole contro il Portogallo a Milano, gara in cui mise a segno una doppietta. Una frattura ad un braccio rimediata in allenamento poco dopo l'esordio ne rallentò però la carriera in azzurro: il commissario tecnico Pozzo gli preferì, dopo allora, Giovanni Ferrari della Juventus, malgrado stravedesse per lui.

Mario Blasich

Mario Blasich (Fiume, 18 luglio 1878 – Fiume, 3 maggio 1945) è stato un politico italiano, importante esponente del Partito Autonomista filoitaliano di Fiume.

Laureato in medicina, partecipò alla vita politica fiumana accanto a Riccardo Zanella, capo del Partito Autonomista Fiumano o Partito Autonomo (come era chiamato da tutti nella città quarnerina) fiumano. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, venne richiamato alle armi, insieme a Zanella, nell'esercito dell'Impero austro-ungarico ed inviato sul fronte russo. Lì si consegnò ai nemici, dichiarando di essere un irredentista italiano e chiedendo di essere inviato in Italia per arruolarsi nell'Esercito italiano. La sua richiesta fu accolta e, giunto in Italia, fu arruolato col grado di capitano medico, combattendo per tutta la durata della guerra in prima linea. Il governo ungherese lo condannò a morte per diserzione.

Alla fine della guerra, nel 1919, rientrò a Fiume, continuando a collaborare strettamente con Zanella nel "Partito autonomo". In un primo tempo approvò l'Impresa di d'Annunzio, per seguire poi Zanella nella sua politica di opposizione al poeta. Dopo il Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920, che aveva istituito lo Stato libero di Fiume, nel 1921 fu deputato all'Assemblea costituente fiumana e membro, come Ministro degli interni, del governo Zanella formatosi nell'ottobre dello stesso anno.

Il 3 marzo 1922 il governo dello Stato Libero di Fiume fu rovesciato da un colpo di Stato promosso da fascisti ed ex-legionari con l'attiva partecipazione armata di fascisti triestini capeggiati da Francesco Giunta e la maggioranza autonomista dell'Assemblea costituente, con Zanella a Blasich, fu costretta a rifugiarsi a Portorè. Dopo l'annessione di Fiume all'Italia, avvenuta in seguito al Trattato di Roma del 27 gennaio 1924 tra il Regno d'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, quasi tutti i membri in esilio dell'Assemblea costituente (tranne Zanella) rientrarono in città. Blasich riprese la sua professione di medico.

Perso l'uso delle gambe in seguito ad una malattia, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, fu contattato, insieme ad altri esponenti del "Partito autonomo", come Giuseppe Sincich, Leone Peteani, e Vittorio Sablich, dai partigiani comunisti jugoslavi, i quali "scorgevano in loro, ora che i fascisti praticamente erano usciti di scena, il maggior ostacolo alle mire jugoslave su Fiume". Blasich si disse disposto a collaborare in vista della liberazione dai nazi-fascisti, ma si rifiutò di dichiarare pubblicamente di essere favorevole all'annessione della città alla Jugoslavia, come gli veniva richiesto dagli emissari di Tito.

Nella notte tra il 2 e il 3 maggio 1945, mentre le ultime truppe tedesche abbandonavano la città che veniva occupata dalle formazioni titoiste, Blasich venne strangolato nella sua abitazione da partigiani slavi. Il 3 maggio 1945 e nei giorni immediatamente successivi furono uccisi anche gli altri capi autonomisti, come Giuseppe Sincich e Nevio Skull.